Mosaico
Lo si gusta dal momento in cui gli occhi iniziano a prendere il largo scorrendo l’elenco dei gusti e lo si inizia ad assaporare quando la mano alza il tradizionale coperchio conico d’acciaio e la spatola si tuffa nella carapina, oscillando su e giù come una barca cullata dalle onde in un mare di gusto e dolcezza. In quel momento si torna tutti un po’ bambini, con le mani sul bordo del bancone e gli occhi appiccicati alla vetrina.
Cono o coppetta, il gelato è molto più di un dolce. Non è un cibo “mordi e fuggi”. Ti obbliga a rallentare, lasciandosi assaporare a poco a poco, mentre ti restituisce il tempo delle cose semplici e quotidiane.
Il gelato non è solo buono, ma racconta anche una storia. Come quella di Filippo e Nicole.
Filippo Bonacini ha 42 anni ed è originario di Reggio Emilia. Ha 17 anni quando, a causa di un incidente in moto, è costretto su una sedia a rotelle. Ma questo non lo ferma. Si trasferisce a Los Angeles, dove lavora in ambito amministrativo per un’azienda reggiana. Nel 2018, durante uno degli eventi di solidarietà per l’inclusione di ragazzi con disabilità organizzato sulla calda spiaggia californiana di Huntington Beach, incontra Nicole Tajima, educatrice trentenne originaria di San Diego. Da quel primo incontro non si lasciano più.
“Oltre al surf e al volontariato – raccontano in rete – fin sa subito abbiamo scoperto di avere molti interessi in comune, tra cui la passione per il cibo e, in particolare, per il buon gelato”.
Arriva la pandemia e Filippo sente il richiamo di casa e propone a Nicole di trasferirsi in Italia per iniziare un nuovo capitolo della loro vita. Sottozero. “Spinti dal desiderio di intraprendere una buona avventura (e anche da un pizzico di incoscienza), nel 2022 ci siamo trasferiti in Italia, il Paese che ha dato vita al gelato moderno”.
Accomunati dalla passione per il gelato, iniziano a formarsi e a partecipare a corsi professionali. I primi gelati li fanno assaggiare ad amici e parenti. Occorreva, però, fare anche pratica sul campo. Ma se Nicole non ha avuto difficoltà, Filippo ha dovuto faticare un bel po’ trovare una gelateria dove far pratica. Questo perché generalmente gli spazi nei laboratori sono ristretti e i macchinari sono posti all’altezza di chi lavora in piedi.
È proprio da questa passione e dalle difficoltà incontrate che nasce il progetto “Spatolata gelato”, una gelateria artigianale e solidale, un progetto che unisce la produzione di gelato a un obiettivo più ampio, quello di promuovere l’inclusione lavorativa di ragazze e ragazzi con disabilità all’interno della gelateria.
“Dalla California a Reggio Emilia – perché? Inizialmente dicevo che era per amore – scriveva un paio di anni fa Nicole sull’account Ig di Spatolata – mio marito è di Reggio e ci siamo trasferiti da Los Angeles per aprire una gelateria. Ma ora mi rendo conto che sono qui anche per dare un’opportunità a persone con disabilità di acquisire esperienza lavorativa nella nostra gelateria”.
È il 20 settembre 2023 quando Filippo e Nicole annunciano su Ig che il loro progetto di vita, la loro gelateria inclusiva sta per aprire i battenti: “Dopo quasi due anni di attesa il nostro sogno di aprile una gelateria insieme si sta per avverare. Tra poche settimane il nostro locale sarà finalmente pronto. Vi troverete dell’ottimo gelato fatto artigianalmente utilizzando prodotti del territorio ed un ambiente accogliente ed inclusivo. Il nostro team sarà composto da ragazze e ragazzi con e senza disabilità, con l’obiettivo di promuovere l’integrazione di persone diverse all’interno di un contesto aperto a tutti”.
Spatolata, che ha sede nel centro di Reggio Emilia, è una gelateria costruita attorno al lavoro quotidiano. “Un luogo reale dove le persone trovano spazio, imparano, crescono e costruiscono autonomia nel tempo. Tutto prende forma nel laboratorio, tra produzione e relazioni, attraverso un modo semplice e concreto di fare le cose. È da qui che nasce ogni prodotto, ma anche il senso più profondo di quello che facciamo”.
Quello di “Spatolata” è un laboratorio di gelateria artigianale dove viene prodotto gelato di alta qualità, realizzato utilizzando ingredienti naturali, e prodotti locali e stagionali, legati al territorio, così da raccontarne la storia e la tradizione. Un lavoro quotidiano di ricerca e valorizzazione che in questi anni ha dato vita ad oltre 70 gusti diversi, che si alternano a seconda delle stagioni. Accanto ai grandi classici si trovano combinazioni più ricercate. Ampio spazio è dedicato anche ai gusti vegani e senza lattosio. Perché il gelato di “Spatolata” è inclusivo anche nei gusti.
I ruoli principali della produzione e della vendita sono affidati a persone con disabilità. “Nel nostro percorso – raccontano Filippo e Nicole – abbiamo incontrato persone che hanno creduto in noi e ci hanno spinto a migliorarci ogni giorno. Oggi vogliamo fare lo stesso: creare uno spazio per chi ha voglia di mettersi in gioco e trovare il proprio posto attraverso il lavoro. La disabilità viene spesso vista come un limite. Noi abbiamo imparato che esistono capacità, energie e potenziale che hanno solo bisogno di un contesto per emergere. Il laboratorio nasce proprio per questo: uno spazio condiviso, dove lavorare, sperimentare e costruire qualcosa insieme ogni giorno”.
Un progetto, quello di Filippo e Nicole, che in questi ultimi due anni ha ottenuto anche il plauso del Gambero Rosso, che ha inserito la “Spatolata” tra le migliori gelaterie d’Italia, assegnandole due coni (che sono simili alle più conosciute stelle che la celebre guida assegna ai migliori ristoranti).
“Un traguardo importante, questo – scrivono Filippo e Nicole a fine luglio su Ig – che premia il lavoro quotidiano sulla qualità, sulla ricerca delle materie prima e su un’idea di gelato che per noi non è mai solo gelato. È un modo per raccontare il territorio, le sue ricette e i suoi ricordi. Perché una coppetta può diventare anche un modo nuovo per far vivere la cucina di una volta, renderla più contemporanea e farla arrivare a tutti”.
“E poi c’è l’aspetto sociale – proseguono – che per la Spatolata è parte integrante del progetto: ogni giorno cerchiamo di costruire una gelateria accogliente, aperta, capace di creare valore non solo attraverso il prodotto, ma che attraverso il lavoro, le relazioni e le persone”. Un lavoro quotidiano per promuovere l’integrazione reale, senza barriere né pregiudizi. Non ci sono cartelli che evidenziano la disabilità dei ragazzi. “Vogliamo che l’inclusione sia una presenza naturale”, sottolinea Filippo. Ma non tutti riescono ancora a cogliere questo aspetto.
Nei giorni scorsi una recensione graffiante e pungente ha spinto i due giovani a postare su Ig – tra i tanti che raccontano come nascono i vari gusti di gelato – un reel per spiegare l’essenza del loro progetto.
“Abbiamo letto questa recensione e non abbiamo dormito tutta la notte – confessano su Ig – La Spatolata è una gelateria che promuovere l’inclusione lavorativa di persone con disabilità; quindi, se venite a prendere un gelato e vi sembra che la persona che vi stia servendo sia molto introversa non è perché gli siete antipatici, ma è un tratto tipico di un certo tipo di sensibilità”. “L’igiene – puntualizzano – per noi è ovviamente un punto fondamentale. Se vedi una persona che maneggia il gelato più di una volta in modo ripetitivo è tipico di certe disabilità. I ragazzi che servono il velato sono formati ed affiancati durante tutto il loro percorso e se noi non interveniamo in certe situazioni non è per mancanza di interesse, ma è per rispettare la loro autonomia lavorativa. Devono essere lasciati liberi di imparare e di sbagliare come tutti”.
“Un elemento importante del nostro progetto riguarda l’interazione tra i ragazzi che servono il gelato e i clienti. Quindi, la prossima volta che venite a prendere il gelato, non fate i timidi, parlate. Se vi viene servito un gelato che vi sembra piccolo ditelo, chiedetelo e sicuramente vi verrà data anche una spatolata in più”.