Prendono avvio, anche nella provincia di Padova, gli Ambiti Territoriali Sociali in attuazione della legge quadro 328 del 2000 del governo Amato e di quella regionale 9 del 2024. È un’importante occasione per ridefinire i ruoli tra istituzioni ed enti del terzo settore e ridisegnare il welfare. Per le Acli di Padova significa anche ripresentarsi all’appuntamento delle politiche sociali per cercare di dare una svolta che riconosca spazi di autonomia all’agire civile e allo sviluppo dei servizi territoriali.
Una tappa di questo confronto politica-associazionismo si celebrò già negli anni Ottanta del secolo scorso, quando le Acli posero all’allora Governo pentapartito una dettagliata proposta per dar vita a un’estesa presenza di servizi sociali costruita dal basso. Ma l’Italia non era la Germania dove l’intreccio tra welfare e società fu frutto di una scelta politica forte che riguardò in modo preponderante l’intera gamma dell’associazionismo: da quello economico a quello sindacale a quello di rappresentanza sociale; prova ne sia l’affermarsi del modello della cogestione. Il limite intrinseco del welfare italiano stava tutto dentro un modello caratterizzato da una forte prevalenza di assistenzialismo, condizionato da pesanti procedure burocratiche, con un gran disordine conseguente alla scelta di procedere con interventi parcellizzati tendenti a soddisfare gli interessi di gruppi corporativi per assoggettarli al consenso politico. Fu questa la stagione delle manchette corporative che finirono per avere un ruolo non secondario nella forte crescita dell’indebitamento pubblico. È da quel monito che bisogna ripartire per evitare di cadere negli stessi errori.
Oggi le Acli propongono all’attenzione alcuni segni distintivi di un nuovo sistema dei servizi sociali.
Anzitutto, gli Ambiti non siano la sommatoria dei soggetti in campo; sia che si intenda nell’ambito istituzionale come somma di Comuni, sia che si intenda come confronto tra istituzioni e organizzazioni sociali. La somma di due debolezze non fa una forza. Arriviamo a questa conclusione guardando alle caratteristiche che hanno assunto in questi ultimi anni i soggetti in campo. Le organizzazioni sociali e di volontariato sono andate via via specializzandosi ciascuna nel proprio mestiere, a scapito di una visione di cooperazione e di programmazione e spesso limitandosi allo svolgimento del proprio servizio. Ci si è piegati alla logica del fare ciò che le pubbliche amministrazioni richiedono. Sul lato delle istituzioni si propone un totale cambiamento di posizionamento: da decisori a co-progettatori ignorando che la norma che prevede la co-progettazione è vigente da ormai quasi sette anni essendo parte integrante del nuovo Codice del Terzo settore. Siamo ben consapevoli dei forti timori che le pubbliche amministrazioni stanno opponendo verso quella norma. Ci vuole dunque un approccio del tutto nuovo che abbandoni i vecchi modelli e comportamenti. Solo un vero cambiamento culturale capace di porre nuovi orizzonti potrà portare innovazione a queste nuove articolazioni territoriali delle politiche sociali.
In secondo luogo, affermare che sono compito degli Ambiti la co-programmazione e la co-progettazione significa porre in un orizzonte nuovo l’agire sociale. Il passaggio fondamentale risiede nel porre al centro il principio degli obiettivi abilitanti: bisogna cioè insegnare a pescare non solo dare il pesce. Significa affidare sempre all’agire sociale il compito di far crescere le attitudini e le competenze accrescendo l’autonomia personale. A tal proposito nel raggio d’azione degli Ambiti non potrà mai mancare l’attenzione al lavoro, alla sanità e all’abitare. Espressioni emblematiche dei problemi sociali odierni: il primo perché deve essere un imprescindibile requisito di ogni intervento sociale; la seconda perché collega la vecchiaia alla vita attiva, alla prevenzione delle malattie di una platea sociale con crescenti bisogni e in sensibile aumento; la terza perché è condizione indispensabile di stabilità nella vita sociale e personale. Le case di comunità diventino le sedi di azioni organiche per servizi di accesso, accoglienza, infermieristica di territorio e vita attiva. Le politiche attive e l’orientamento debbono essere rafforzati in direzione delle esigenze dei soggetti più fragili. L’edilizia pubblica e l’housing sociale riprendano forza dopo un lunghissimo periodo di totale disinteresse che ha consegnato l’abitare alle esclusive dinamiche del mercato.
In terzo luogo, sempre di più l’efficacia delle politiche sociali si misura sulla capacità di interazione tra diversi servizi e funzioni. Non ci si dovrà misurare solamente nel fare e progettare insieme tra Comuni e associazioni, bisognerà aprire una forte dinamica di relazioni di rete tra l’associazionismo e il volontariato e tutte le componenti sociali.
Infine, la spesa sociale deve diventare sempre più selettiva perché non vi sono risorse sufficienti a soddisfare tutte le esigenze. In questa prospettiva anche l’associazionismo può essere soggetto di nuove proposte per generare risorse economiche da impiegare in campo sociale. Le Acli di Padova attraverso la cooperativa Tesori stanno sperimentando alcune iniziative nell’ambito del vending che potranno essere estese a molti altri territori. Si dovrà anche aprire ai soggetti profit del territorio dando vita a nuove forme di cooperazione economica.
Il nuovo assetto delle politiche sociali dunque dovrà dare risposte adeguate a due questioni centrali: anzitutto, si affacciano nuove emergenze sociali e le istituzioni si debbono attrezzare a individuarle per poter intervenire; in secondo luogo, assistiamo a una variabilità di condizione in conseguenza di circostanze temporali, socioeconomiche e relazionali che fanno entrare e uscire i soggetti dalla sfera di marginalità sociale.
Questo nuovo contesto pone la sfida della capacità abilitante di ogni intervento. Potremmo dire schematicamente che nel passato i servizi erano chiamati a intervenire su platee di soggetti ben definite e abbastanza stabili, nel futuro lo scenario sarà tutt’altro. Assume così nuova centralità la capacità di ogni intervento sociale di far crescere l’autonomia personale e l’affrancamento da condizioni sociali disagiate.
Queste nuove condizioni stanno ponendo due attenzioni particolari: