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L'Aclista padovano | L’Aclista padovano #11 2026

giovedì 17 Settembre 2026

Acli. Testimoni credibili attraverso scelte di campo concrete

Il Vangelo nella città. La sfida per i cristiani di oggi rimane la sottolineatura della dignità di ogni persona, in particolare dei fragili
don Marco Galletti

Ciò che mi ha sempre affascinato di Gesù, per come ci viene presentato e offerto dai Vangeli, è la Sua capacità di stare in mezzo alla gente, soprattutto quella più ferita o confusa, senza giudizio né pretesa ma con grande spirito di accoglienza. Può sembrare scontato eppure quanto è difficile approntare un’esperienza autentica di Chiesa che calchi questi passi e trasmetta questa stessa apertura e attenzione?
Se ripenso alla mia storia, sono le persone che ho incontrato ad aver fatto la differenza, sono le esperienze in cui sono stato ascoltato e ho imparato ad ascoltare quelle che mi hanno fatto intravvedere e incontrare il Gesù del Vangelo, e quando lo incontri così, ti si trasforma l’esistenza. La fede nasce e si nutre di questo incontro che si ripete in forme e modi sempre nuovi, e se alcuni avvengono tramite la vita liturgica e sacramentale dentro la Chiesa, altri avvengono proprio attraverso il volto e le storie delle persone che si affacciano alla nostra esistenza. Non c’è un modo più autentico dell’altro, sono due canali distinti ma indispensabili: oggi forse assistiamo a un ritorno del “sacro” inteso proprio come ritorno alla valorizzazione dei riti e delle forme, a volte ridotte a esteriorità e ostentazione più che a celebrazione di un incontro tra la terra e il cielo, tra il Suo amore e la nostra umanità, eppure pulsa forte il bisogno di riscoprire anche il servizio al prossimo come canale preferenziale di incontro con il volto di Gesù incarnato. Le sfide sono molteplici e, più che grandi proclami, servono scelte autentiche e credibili.
Mi vengono in mente le parole di mons. Nervo, il quale affermava: «La nostra predicazione, le nostre catechesi, la nostra evangelizzazione non sono altro che la trasmissione, a questa generazione, della testimonianza cristiana degli apostoli. Ma agli uomini di oggi non bastano più i predicatori, i maestri; chiedono i testimoni, come felicemente diceva Paolo VI: “Gli uomini di oggi sono più pronti ad ascoltare testimoni che maestri, e se ascoltano maestri, li ascoltano perché sono testimoni”. Di fronte ai problemi di oggi, e ai grandi interrogativi fondamentali, i giovani chiedono una testimonianza, che dà loro sicurezza. La testimonianza aiuta anche nel difficile compito di rievangelizzare i battezzati che non si sentono più cristiani o non vivono più da cristiani. Soltanto la testimonianza, cioè il messaggio vissuto, incarnato, può raggiungerli in modo credibile ed efficace» (Giovanni Nervo, Educare alla carità. Per una Chiesa credibile, EDB, Bologna 1990, pp. 103). Sono parole scritte nell’ormai lontano 1990, eppure sembrano di grande attualità anche per la Chiesa e la società di oggi, che ascolta ancora meno le predicazioni, ma sa riconoscere i fatti e le prese di posizione. E se negli anni Novanta erano i giovani a preoccupare per il loro graduale allontanamento dalla Chiesa, oggi gli stessi sono diventati adulti e continuano ad avere la stessa esigenza nei confronti dei credenti.
Viviamo un tempo nel quale non mancano le occasioni per testimoniare, e sono occasioni che nascono dalle molteplici sfide che gravano su questo nostro tempo: l’inverno demografico con tutte le conseguenze che esso già comporta e comporterà ancor più domani; i giovani che hanno sete e desiderio profondo di giustizia e di pace; il tema dell’immigrazione, che chiede sempre più di essere gestito e non negato o assecondato senza reali soluzioni; le preoccupazioni di coloro che vedono crescere il costo della vita e restare drasticamente fermo il grafico delle loro entrate economiche o i genitori che, da soli e con un solo stipendio, devono assolvere il compito di crescere i loro figli dentro una società sempre più costosa.
Se vogliamo che il Vangelo parli alla vita delle persone e sia fonte di speranza e rinascita, non possiamo essere Chiesa che non si prende cura e non si preoccupa di coloro che restano indietro perché non riescono a stare al passo frenetico ed esigente di questo tempo, altrimenti ci troveremmo ad assecondare chi vorrebbe una Chiesa autoreferenziale e richiedente più che accogliente. Scendere in campo come testimoni di un Gesù ancora vivo e vivificante, significa prendere seriamente l’esigenza di diventare testimoni credibili attraverso scelte di campo che ci fanno camminare a fianco delle frange più fragili e dentro le situazioni più complesse, con competenza e capacità di collaborazione. Fondamentale il richiamo di papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas all’importanza del riconoscimento del valore e della dignità di ogni persona come antidoto a un uso scellerato dell’intelligenza artificiale. Potrebbe sembrare anacronistico ricordare la centralità dell’essere umano ma non lo è, perché frange sempre più folte oggi non sembrano convinte di questo e così il tema della sicurezza entra in contrapposizione con quello dei diritti di ogni persona quando ci sono soluzioni possibili capaci di salvaguardare e l’uno e l’altro. Compito della Chiesa è sperimentare queste soluzioni e ribadire (non imporre) con forza, proprio attraverso la testimonianza, che il Vangelo di Gesù Cristo non lascia indietro nessuno e si prende cura di tutti, chiedendo a ognuno di scegliere il passo non del proprio tornaconto ma del Bene Comune. Siamo chiamati a «edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme» (Leone XIV, Magnifica Humanitas, n.1) e possiamo farlo se prendiamo seriamente le sfide di oggi, affrontandole con lo stile della testimonianza prima che quello dei proclami.
Questa è la sfida della Chiesa ed essa la declina inevitabilmente nelle comunità cristiane, nei movimenti e nelle associazioni che prendono ancora ispirazione dal Vangelo, e tra queste, in particolare, proprio le Acli. Perché i temi sociali e lo stile di accompagnare la vita quotidiana della gente sono da sempre il colore che tinge l’impegno di ogni Aclista dentro ai circoli e ai servizi sparsi in tutto il territorio diocesano.
Difficile, ma altrettanto allettante perché è proprio quando il buio incombe che serve far brillare nuova luce e questa è la prospettiva che ci offre il Vangelo e ci chiede a pieni polmoni la società.

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