Chiesa | In dialogo con la Parola
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Quando mi sono messo a riflettere sulle letture di questa domenica, ho pensato al fatto che spesso i grandi amori non solo lasciano segni nella vita delle persone, nel bene e nel male, ma hanno arricchito e arricchiscono l’arte e la creatività. Rimanendo in un ambito che conosco più di altri, ad esempio, tante canzoni raccontano grandi storie d’amore e duri tradimenti, i tormenti e le nostalgie, i rimpianti e le speranze, la consapevolezza che il vero che si è vissuto avrà impresso il senso dell’eterno. Faccio questa premessa, perché in fondo la prima lettura e il Vangelo di questa domenica narrano quello che da sempre è stato l’amore di Dio per il suo popolo. E questo amore è svelato nell’immagine della vigna. È Isaia stesso a cantare con parole poetiche come è nato questo amore, come Dio con delicatezza e fedeltà si è sempre preso cura nei minimi dettagli e bisogni del suo popolo, come ha creato le condizioni perché potesse portare frutto; purtroppo, come succede nelle grandi storie d’amore, il bene e
le attenzioni possono venire respinte, tradite e i frutti desiderati non arrivano.
E Gesù stesso nel raccontare la parabola fa memoria di questo inno di Isaia cercando di attualizzare quello che sta vivendo anche lui.
Ci troviamo ancora all’interno di una feroce polemica tra Gesù e i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo: Gesù sferra un altro attacco contro le autorità religiose. Nell’imperativo «ascoltate» non c’è un’esortazione quanto un ordine. Poi, Gesù inizia a raccontare: c’è un padrone della vigna che fa tutto con amore: la circonda con una siepe, scava una fossa per il torchio, costruisce una torre e la affida al lavoro di contadini. I servi sono mandati periodicamente a ritirare il raccolto. Fin qui, tutto può sembrare normale, ma, uno dopo l’altro, i servi sono presi dai contadini e «uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono». Dopo questi tentativi da parte del padrone (perfino quello di mandare il proprio figlio), la storia si conclude con uno spargimento di sangue, a causa del potere e dell’eredità.
In questa parabola, Gesù constata e racconta la storia tra Dio e il suo popolo. Ci fu un tempo in cui il popolo accolse il Dio Vivo. Ma poi la fede si spense, subentrarono giochi di potere e Dio fu messo da parte, strumentalizzato, usato a proprio interesse e consumo. I servi di cui parla Gesù sono i profeti che lungo i secoli hanno cercato di alimentare e risvegliare l’amore per Dio ma, uno dopo l’altro, sono stati rifiutati e perseguitati.
Quanto più leggo questa parabola tanto più percepisco attuali le parole di Gesù: con affascinante sorpresa riescono a raccontare quello che succede anche oggi, quello che può avvenire nella vita delle persone, nelle relazioni, in una comunità cristiana. Anche oggi, spesso, chi svolge il ruolo del contadino a cui è stata affidata la vigna, cioè chi ha responsabilità, chi ha il potere di guidare e di custodire, può usare questo compito cercando la propria convenienza anziché il bene delle persone. Ancora, come è capitato ai servi, può succedere che si respingano le voci dei profeti, le idee di chi vuole cambiare, di chi cerca di profumare con il messaggio evangelico una realtà stanca e ripetitiva che produce acini acerbi. Questa parabola ci ricorda che noi non siamo i padroni della vigna ma siamo a servizio e se ci chiudiamo ai segni di novità, agli aiuti sinceri per poter evolvere, rischiamo di non produrre frutto. A volte ci sono esperienze, parole, stimoli che provocano il singolo al cambiamento, di cui potrebbero beneficiare la relazione e la comunità; quando subentrano gelosie, disparità, brama di potere e di superiorità, non solo si rischia di bloccare l’altro ma anche di “uccidere” la relazione. E spesso ci si pone la domanda se abbia senso continuare a perpetuare sforzi, investire tempo, fiducia e energie per non raccogliere frutti o per legittimare ingiustizie. Gesù nella parabola arriva ad affermare che vi è un limite: «Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca frutti».
C’è un’altra espressione che mi ha fatto molto riflettere e che ci può aiutare a rileggere e comprendere con uno sguardo di fiducia certi eventi complessi e faticosi della nostra storia. Credo che noi tutti abbiamo vissuto fallimenti, frustrazioni, amarezze per come sono andati certi eventi, per come sono state tradite certe relazioni, per come si sono arenate alcune esperienze. In quei momenti ci si ritrova a pezzi, con i cocci in mano, ci si sente inutili e scartati. Attingendo dalla Scrittura, Gesù non solo interpreta la sua vicenda personale e il suo epilogo, ma ci offre la chiave di lettura per rileggere alcune nostre esperienze e relazioni: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi». Questa frase ci rivela l’inaspettato del Signore e della vita stessa, la storia di fedeltà dell’Amore che sa rinascere dai cocci: ciò che da una parte è stato scartato può diventare dall’altra parte un’opportunità per qualcosa di imprevedibile e di nuovo. Questo vale anche per me e per noi: una sofferenza vissuta e elaborata con verità può diventare la “pietra d’angolo”, può determinare una svolta per una rinascita e un cambiamento radicale. Accogliamo, allora, questa Parola che nella sua cruda veridicità è piena di speranza perché nella fedeltà dell’Amore di Dio, che non viene mai meno, noi possiamo sentire la sua fiducia per portare i frutti desiderati e cercati.