Fatti
“La mia esperienza con il gioco parte da molto lontano, durante il liceo con i compagni di classe. Eravamo in cinque e quando ho iniziato scommettevo piccole somme, 5-10 euro, nelle partite di calcio”. Inizia così la testimonianza di Lorenzo, 33 anni, ex giocatore d’azzardo che è riuscito a uscire dalla ludopatia dopo sei anni di scommesse e giochi online. Ha raccontato la sua esperienza durante il convegno “Giocarsi la vita. Azzardo e adescamento online”, che si è svolto oggi a Roma su iniziativa del Copercom nella sede nazionale dell’Uciim (Unione cattolica italiana insegnanti medi). “Per me non è mai stato un problema”, ha continuato Lorenzo. “Io mi sentivo sempre molto superiore, molto più furbo, anche rispetto all’azzardo e al riconoscermi come dipendente, e questo secondo me è stato il passo più difficile per affrontare la dipendenza”.
Sì, perché quando si parla di gioco d’azzardo, che poi gioco non è, il primo passo per uscire da una situazione di dipendenza è riconoscere che c’è un problema. E spesso, senza volerlo, sono i genitori stessi che, nel consegnare il proprio smartphone o tablet ai figli per giocare, gettano le basi per un futuro fatto di videogiochi e piattaforme non in linea con l’età dei bambini o dei ragazzi che li usano. Come ha sottolineato Carlo Di Noto, direttore dell’associazione Meter, durante il suo intervento: “I minori che giocano online spesso non hanno una piena consapevolezza dei rischi a cui sono esposti, perché generalmente quello che accade da parte degli adulti è di consegnare uno smartphone, senza sapere il pericolo che si cela all’interno del sistema stesso. Bisognerebbe prima avere una conoscenza del mezzo per capire quale danno potrebbe causare. Spesso i minori non informano i genitori quando vivono situazioni di rischio all’interno della rete per paura che non gli venga più concesso di giocare”.
Di Noto ha sottolineato anche i meccanismi alla base dell’adescamento online, che spesso avviene attraverso le piattaforme di gioco:
“Le persone che soffrono di dipendenza presentano un forte senso di vuoto, bassa autostima, isolamento sociale. Gli adescatori online individuano queste fragilità e si presentano come l’unica soluzione a quel vuoto: nessuno ti capisce come ti capisco io”. E ha aggiunto: “Attraverso il ricatto emotivo, che è legato alla dipendenza, l’adescatore ne approfitta per farsi inviare il numero di telefono, raccontare abitudini personali, ma anche materiali come foto e video”.
A porre l’accento sul valore economico che si cela dietro il business del gioco d’azzardo è Adriano Bordignon, presidente del Forum delle associazioni familiari. “L’industria dell’azzardo è probabilmente la seconda industria italiana”, spiega. “Dobbiamo renderci conto di questo. Nel 2025 si attesta attorno ai 168-170 miliardi di euro. Per il 2026 le proiezioni sono di 180-190 miliardi di euro. È una macchina mastodontica alla luce del sole, ma c’è anche il lato oscuro, che sta determinando i destini di molte persone e famiglie”.
A peggiorare la situazione è l’arrivo delle piattaforme digitali di giochi, slot machine e sistemi di scommesse che permettono ai giocatori di avere un accesso continuo al gioco.
“Posso dividere la mia vita da giocatore in due fasi, perché è iniziata con le scommesse sportive, ma la vera espansione è arrivata con il digitale, quando avevo la possibilità di accedere al gioco direttamente dal telefono. Da quel momento è cambiato anche il modo di giocare: prima ci si incontrava con gli amici, si andava nelle sale e si stava tutti insieme, c’era anche un certo tipo di socialità”, continua Lorenzo. “Nel momento in cui entra il digitale, tutto questo svanisce, perché posso giocare in qualsiasi momento, e piano piano c’è un’escalation della dipendenza”.
Per questo, ribadisce Bordignon,
“bisogna smettere di introdurre nuovi giochi online. Nel panorama del gioco d’azzardo, l’online è il tema meno controllato e sempre più in crescita. Basti pensare che solo qualche giorno fa sono usciti sei nuovi gratta e vinci online. Non si può fare cassa e profitto sulla pelle delle persone”.
Il presidente del Forum delle associazioni familiari ha posto l’accento anche su un altro aspetto delle scommesse e del gioco d’azzardo: la pubblicità nascosta. “Quando vedo certi calciatori o attori che parlano di gioco responsabile, ecco, a me cascano le braccia, perché non esiste il gioco responsabile. Si passa così a una normalizzazione del gioco d’azzardo. La pubblicità mascherata va ridotta”, conclude Bordignon.