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Martedì 6 ottobre 2026, Giornata europea dei caregiver familiari, dall’Opera della provvidenza sant’Antonio di Rubano arriva un appello alla Regione del Veneto: costruire sulle esperienze che nel territorio sostengono già chi assiste un familiare fragile, senza disperderle.
È la prima volta che il Veneto celebra la ricorrenza con una legge propria. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità le “Disposizioni per il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno del caregiver familiare quale persona che presta cura e assistenza alla persona cara”.
La norma riconosce il ruolo di chi si prende cura di un familiare con disabilità o non autosufficiente e promuove percorsi di sostegno. Per darle concretezza serve ora la delibera attuativa della Giunta regionale.
«Ci auguriamo che la Regione parta dalle buone pratiche già diffuse nel territorio – sottolinea don Roberto Ravazzolo, direttore generale dell’Opsa – affinché non venga disperso ma, anzi, venga rinforzato e messo a sistema il patrimonio di esperienze che si è sviluppato negli anni, anche in assenza di una cornice strutturata. Come il progetto “Ora”, che ospitiamo sin dai suoi inizi».
“Ora” sta per orientamento, rete, ascolto. È l’iniziativa della Fondazione Cariparo, nata come “Progetto Alzheimer”, che offre gratuitamente spazi di ascolto, supporto e formazione ai familiari di persone con demenza in otto centri dell’Ulss 5 Polesana e dell’Ulss 6 Euganea.
Il primo centro di ascolto ha aperto nel 2009 proprio all’Opsa, in uno spazio dedicato dentro il centro servizi Casa Madre Teresa di Calcutta.
Nel Padovano gli altri centri si trovano in strutture residenziali: la Fondazione Santa Tecla di Este, il centro servizi Moretti Bonora di Camposampiero, il centro servizi Galvan a Pontelongo e a Piove di Sacco, la Fondazione Oic. In Polesine gli spazi sono a Rovigo, Adria e Badia Polesine.
In 17 anni di attività il progetto ha preso in carico 1.778 persone. Le consulenze psicologiche, in presenza, online o al telefono, sono state 30.515; 340 i corsi di formazione e i seminari, 296 i gruppi psico-educazionali.
«Per strutture come la nostra, ospitare i centri di ascolto del progetto “Ora” è un valore aggiunto – conclude Ravazzolo – non solo per i familiari dei nostri ospiti, diurni o residenziali, che hanno in loco un ulteriore servizio, ma anche per lo scambio di conoscenze, esperienze e progettualità che avviene tra gli operatori delle due realtà. Si tratta di un arricchimento del bagaglio professionale di ciascuno, che va a beneficio della qualità dei servizi offerti».
Informazioni sui servizi dell’Opera della provvidenza sant’Antonio sul sito www.operadellaprovvidenza.it.