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«Se continua così, chiudiamo». È il grido d’allarme lanciato all’unisono dai distributori di carburante indipendenti dopo gli sconti applicati dalle grandi compagnie petrolifere negli ultimi giorni. Dietro al plauso del Governo e alle file degli automobilisti ai distributori che si accaparrano un pieno a qualche centesimo in meno, c’è una rete di pompe bianche in seria difficoltà, perché non possono applicare gli stessi sconti dei “grandi”.
«La nostra società ha aperto il primo impianto nel 2005 con l’obiettivo di offrire agli utenti il carburante a un prezzo più basso rispetto a quello proposto dalle compagnie petrolifere. Il pubblico ha colto il messaggio e il successo è arrivato nel giro di poco tempo. Si è creata la situazione per cui anche le compagnie hanno dovuto ridurre i prezzi per rimanere al passo con il mercato» racconta Ruggero Bianco di Bianco Carburanti, presente con quattro impianti nel Vicentino tra Asiago e Bassano.
Cosa accade ora? «In questi giorni, con il price-cap, ci troviamo spiazzati, la nostra marginalità è ben lontana da questi numeri. È una concorrenza impossibile e la definirei scorretta in quanto le compagnie che hanno aderito dovrebbero applicare lo stesso listino anche per gli acquisti extra rete e cioè i privati come: autotrasportatori, depositi privati e “pompe bianche”. Per queste realtà rimane la quotazione giornaliera del petrolio come riferimento del prezzo» spiega Bianco. In pratica gli indipendenti pagano all’ingrosso il carburante più di quanto gli automobilisti lo pagano ai distributori delle grandi compagnie.
«Questa situazione evidenzia in modo scandaloso la marginalità che hanno le compagnie petrolifere. Permettersi di abbassare 18-20 centesimi ci fa capire che i loro guadagni sono e sono stati altissimi nell’ultimo periodo. Nonostante il nostro principio rimanga avere il prezzo più competitivo, in questo periodo dobbiamo subire inermi questa concorrenza che ci mette in crisi facendo fare ferie al personale, mettendo a rischio la liquidità e il rientro dagli investimenti» conclude amareggiato Bianco.
Una possibile uscita dall’impasse l’ha trovata il gruppo Costantin di Borgo Veneto: grazie alla partnership con Socar, capogruppo di Italiana Petroli (Ip), il distributore ha deciso di calmierare i prezzi dei carburanti sulla propria rete. «L’adesione – precisa una nota dell’azienda – è resa possibile da Socar, che il 27 settembre ha deciso di calmierare i prezzi dei carburanti commercializzati in Italia dalla controllata Ip. La decisione arriva a pochi mesi dall’acquisizione di Italiana Petroli da parte di Socar, la compagnia energetica di Stato dell’Azerbaigian, ed è una scelta a favore dei partner indipendenti e dei consumatori italiani».
Per chi – la maggioranza degli indipendenti – non riesce a chiudere accordi sul modello di Costantin, il problema resta grave, in particolare in Veneto, che è una delle regioni dove il tema è più sentito. Il perché lo spiega Luca Vazzoler, amministratore delegato di Energyca, presente soprattutto nel Trevigiano e nel Bellunese: «Il fenomeno delle “pompe bianche” è nato nel Nordest e si è diffuso poi nel resto d’Italia. Da noi è molto più presente grazie all’intraprendenza degli imprenditori e alla vivacità del mercato all’ingrosso che è sempre stato più concorrenziale rispetto ad altre aree». La ricca rete di indipendenti è però messa oggi a dura prova dai prezzi applicati dalle grandi compagnie petrolifere.
«Se l’obiettivo è quello di applicare un beneficio ai consumatori, bisogna mettere mano alle imposte, accise e Iva, cosa che invece lo Stato non sta facendo; al contrario sta diminuendo gli sconti degli ultimi mesi, lasciando che siano i colossi della distribuzione a decidere i prezzi (il maggior azionista di Eni è lo Stato, ndr). Ma noi così non possiamo restare nel mercato, perdiamo clienti, non possiamo mantenere occupati i dipendenti e, alla lunga, siamo costretti a chiudere» analizza Vazzoler. Il sospetto che inizia a profilarsi sullo sfondo non è così irrealistico: se fosse una mossa dei “big” prima per costringere i piccoli a chiudere, poi per spartirsi il mercato e tornare a decidere i prezzi senza concorrenza?
Altra “pompa bianca”, stesso quadro: quello presentato da Antonio Perin di Perin Energie, nel Bassanese, che anticipa le prossime iniziative di Assopetroli, di cui è consigliere nazionale: «Abbiamo chiesto una riunione (lunedì 5 ottobre, ndr) alla Presidenza del Consiglio assieme a tutti gli attori della filiera per capire che atteggiamento vogliono tenere le compagnie petrolifere nei confronti dei loro fornitori. Chiediamo di poter almeno praticare gli stessi loro prezzi, per una questione di equità, altrimenti si distorce il mercato. Se noi acquistassimo da fornitori diversi il problema non si porrebbe; ma dal momento che nel mercato italiano chi fornisce la merce è sostanzialmente una sola azienda (nel caso del Veneto è Eni), si pone una questione di diversità di trattamento tra chi acquista» chiosa Perin.
Così come Perin Energie, anche molti altri distributori auspicano una risoluzione positiva e nel breve termine del problema, affidandosi alla delicata interlocuzione avviata da Assopetroli-Assoenergia, che rappresenta i rivenditori indipendenti del mondo petrolifero ed energetico. Andrea Bortolamei, presidente di Bortolamei spa (pompe Benza di Camisano Vicentino) sottolinea per esempio come l’associazione abbia accolto favorevolmente le misure annunciate dalle compagnie, «chiedendo che i benefici siano estesi anche alle vendite all’ingrosso, così da consentire ai distributori indipendenti di trasferirli ai propri clienti e garantire condizioni di concorrenza equilibrate».
«La perdita di clienti e volumi può portare a minori investimenti, ricadute occupazionali e uscita dal mercato. Alla politica chiediamo di favorire una soluzione che completi le iniziative avviate: proteggere i consumatori oggi significa preservare anche la concorrenza di domani» ha dichiarato il segretario generale di Assopetroli-Assoenergia Sebastiano Gallitelli.
Come si rifornisce un distributore indipendente? Come spiega Assopetroli «le aziende utilizzano depositi propri o di terzi. Non esiste un prezzo di acquisto unico: varia con le quotazioni dei prodotti raffinati, le condizioni del fornitore e il luogo di ritiro. Al costo del prodotto si aggiungono logistica, stoccaggio, consegna e finanziamento della clientela.
Quest’ultimo aspetto pesa molto: a fronte di pagamenti ai fornitori generalmente a 30 giorni, le dilazioni ai clienti possono arrivare a 75-135 giorni. I distributori anticipano quindi liquidità per circa due o tre mesi. Quando il carburante rincara, serve più capitale per fornire gli stessi litri: un maggiore fatturato non significa automaticamente un maggiore guadagno».
Il rifornimento avviene ogni giorno o ogni due o tre giorni, a seconda dei periodi.
Quanti sono i distributori indipendenti in Italia? Circa un terzo del totale (fonte: Assopetroli), mentre in Veneto più o meno la metà, anche se è difficile quantificarli dal momento che esistono aziende molto grandi. Secondo il Ministero delle Imprese ci sono circa 280 marchi indipendenti, prevalentemente costituiti da reti di piccole dimensioni. Le stazioni di servizio in Veneto sono circa 1.900.Oltre alle aziende citate nel servizio, abbiamo contattato anche Af Petroli di Abano Terme, Bogoni di Vo’ Euganeo, Loro Energia di Lonigo, Vega e San Marco di Mestre.