Idee
Teodoro (nome di fantasia dal significato ricchissimo: dono di Dio) ci interpella tutti e scuote la coscienza di tutti. Eppure, Teodoro è un neonato, la cui unica forza è stata il flebile pianto udito da una passante che ha avuto la prontezza e la sensibilità di fermarsi e di sottrarlo alla fame, al freddo, alla morte. Una benedizione. E così Teodoro, deposto in un sacchetto di plastica lungo una strada di Cinisello Balsamo, nella provincia di Milano, è stato salvato. Sgomento e gratitudine per una tragedia probabile trasformata in una salvezza certa. Una salvezza resa concreta perché qualcuno si è semplicemente fermato, rompendo la coltre di indifferenza che ci rende spesso mentalmente ed emotivamente sordi e ciechi rispetto a ciò che ci circonda.
Sappiamo che purtroppo non è la prima volta che un bimbo appena nato viene abbandonato come un rifiuto lungo la strada. In passato ci sono stati neonati lasciati come scarti nei pressi di un deposito di immondizie, se non addirittura gettati all’interno. E non tutti hanno avuto la buona sorte di essere visti prima del sopraggiungere della morte. Fatti come questi mettono a nudo la fragilità del nostro tessuto sociale. Abbandonare un figlio appena nato sulla strada è il sintomo drammatico di un profondo vuoto: storie di solitudine, abbandoni pregressi, povertà materiale ed esistenziale, condizionamenti, pressioni o paure sotterranee, talvolta anche storie di violenze e ricatti. Non ci spetta giudicare dal piedistallo delle nostre certezze o indignarci superficialmente. Dobbiamo invece interrogarci sul ruolo della nostra comunità. Giudizi e condanne delle persone che sono arrivate a tanto, moti di indignazione esternati mentre siamo rifugiati nella nostra comfort zone, sapendo che domani è un altro giorno e che prima o poi anche questa vicenda sarà archiviata, non servono a nulla. Dobbiamo prendere sul serio la domanda che il pianto del piccolo Teodoro rivolge a tutti: come può una comunità non sentirsi responsabile? E poi: quanto sono diffuse le informazioni sul parto in anonimato garantito dalle strutture ospedaliere? Quanto sono visibili sul territorio le “Culle per la vita”? Quanto sono sostenuti e promossi i Centri di aiuto alla vita, il servizio Sos Vita e le adozioni a distanza di Progetto Gemma?
Nessuna donna, coppia o famiglia in difficoltà dovrebbe mai trovarsi senza speranza né alternative concretamente accessibili. Ma per far sì che ciò accada, occorre che la solidarietà sia preventiva e capillare. La civiltà di un popolo si misura infatti dalla capacità di proteggere i più vulnerabili e di tendere la mano prima che la solitudine sfoci nella disperazione e la disperazione in un gesto estremo. Questa capacità di proteggere i più piccoli non può fermarsi al momento del parto. Una società civile è capace di allargare le sue braccia anche nei confronti di chi è in viaggio verso la nascita riconoscendo il valore inestimabile della sua vita, proprio come succede quando un bambino è appena nato. Il pianto di Teodoro è il simbolo della voce di tutti i piccoli innocenti e ci pone di fronte a un banco di prova fondamentale: la coerenza. La doverosa premura con cui le istituzioni e la comunità si sono mobilitate per riscaldare, nutrire e accudire Teodoro poco dopo la sua nascita si sarebbe mobilitata con identica, calorosa, amorevole sollecitudine se la sua vita fosse stata minacciata prima di venire alla luce?
L’aborto, strutturato come servizio pubblico e gratuito, propagandato come un “diritto”, rappresenta la forma più radicale, tragica ed escludente di abbandono: un rifiuto senza appello in nome della legge e attuato in modo organizzato nelle strutture e negli ospedali dello Stato. Una guerra quotidiana silenziosa mascherata da progresso e civiltà. Eppure i bimbi non ancora nati sono i più fragili tra i fragili. Se il pianto di un neonato ci obbliga a fermarci e ad agire per il suo premuroso accudimento, la mancanza di voce di chi è in viaggio verso la nascita non ne riduce il valore né il diritto all’accoglienza e alla protezione. Conosciamo e diffondiamo adeguatamente le norme sul parto in anonimato, che tutelano madre e bambino? Le Culle per la vita sono sufficientemente segnalate e integrate nel territorio? Quanto vengono valorizzati i presidi di speranza come i Centri di aiuto alla vita, il numero verde Sos Vita e il Progetto Gemma?
Avere a cuore il nascituro significa anche guardare alla sua mamma con autentica vicinanza, empatia e sostegno; significa avere a cuore anche la vera tutela della maternità durante quella specialissima e irripetibile situazione chiamata gravidanza: una dualità nell’unità; un abbraccio unico e insostituibile, interpretabile come il sigillo dell’amore posto sulla vita umana. La madre e il figlio stanno dalla stessa parte. Il nostro sguardo deve essere, perciò, integrale e integrato. Nessuna donna deve sentirsi sola o costretta dalle circostanze a rinunciare al figlio che porta in grembo. La prossimità alle donne non è un’astrazione: la rete dei Centri di aiuto alla vita con i servizi Sos Vita e Progetto Gemma, realtà della grande famiglia del Movimento per la vita, testimonia quotidianamente che un’alternativa è sempre possibile e che l’aborto non è mai inevitabile: sono oltre 280mila i bambini nati grazie alle madri che, incontrando un’accoglienza concreta e volti amici, hanno trovato in se stesse la forza di dire “sì” al bimbo o alla bimba che cullavano nel grembo.
Madre Teresa diceva: “Quel bambino nato e non ancora nato è stato creato per una grande cosa: amare ed essere amato”. Grazie Teodoro perché tu, così piccolo, indichi ai “grandi” la strada per costruire la pace vera e duratura.