Idee
Un fornello a induzione, una pompa di calore, un’auto elettrica. Oggetti di casa, in apparenza lontanissimi dallo stretto di Hormuz, chiuso a fasi alterne da mesi. E invece la partita è la stessa: meno gas e petrolio si consumano, meno rendono a chi li estrae e a chi ne controlla il passaggio. E meno pesano come arma. È il punto a cui è arrivata la serata che Ucid Padova ha dedicato alla geopolitica dell’energia, venerdì 2 ottobre presso Civitas Vitae Oic della Mandria, con Valerio Dotti, docente di economia politica a Ca’ Foscari.
Prima di arrivare alle cucine, però, l’economista ha fatto i conti. Venezuela a gennaio, Iran a fine febbraio, mar Rosso a settembre: tre crisi in nove mesi che sembrano scollegate e che il mercato dell’energia tiene insieme. «Nessun intento cospirazionista – precisa Dotti – stiamo parlando solo di chi ci guadagna e di chi ci perde».
Il primo conto riguarda il Venezuela. Ha il 19 per cento delle riserve accertate di petrolio, più dell’Arabia Saudita. Ma è un greggio pesante e acido, che costa molto estrarre e vale poco: a gennaio, con il barile a 59 dollari, il numero uno di Exxon aveva definito il Paese uninvestable, nel quale insomma è impossibile investire. Poi la guerra in Iran ha spinto il prezzo tra i 90 e i 100 dollari e a metà settembre il petrolio venezuelano è tornato appetibile, tanto che le compagnie petrolifere – tra cui l’italiana Eni – hanno firmato i primi accordi. «La crisi in Iran – osserva Dotti – è funzionale al successo dell’operazione politica in Venezuela». A un grande disegno della Casa Bianca, però, il professore crede poco: ci vede «una serie di decisioni un po’ avventate, ma con degli interessi alle spalle».
Il secondo conto riguarda il gas. Il petrolio sale su qualsiasi nave, il gas no: viaggia nei tubi oppure va liquefatto e rigassificato all’arrivo, e chi controlla i passaggi obbligati ha in mano una leva. Con due colleghi Dotti ha costruito un modello del mercato mondiale: otto grandi esportatori, otto mercati di consumo. I risultati sono ancora provvisori: con Hormuz chiuso il gas del Qatar resta fermo, i profitti dei produttori statunitensi crescono del 56 per cento e la Cina, che ha meno alternative dell’Europa, deve comprare da loro. Con il mar Rosso bloccato, invece, il conto più alto arriverebbe in Europa. E ci perderebbero anche gli americani. «Se è una strategia – commenta l’economista – è comunque una strategia molto rischiosa».
E chi compra? Ha poca voce. Il camion che ogni mattina porta la merce da Milano a Varese brucia lo stesso gasolio, costi quel che costi: nel breve periodo la domanda non scende e il rincaro si scarica sul consumatore finale. Dalla sala qualcuno ricorda che, quando il prezzo sale, la politica finisce per incentivare i consumi. Una sola l’eccezione riuscita che Dotti sa citare: il tetto europeo al prezzo del gas russo. Che fare, allora? Le conclusioni riportano a casa nostra. Ridurre in modo coordinato la domanda abbassa i prezzi, taglia le emissioni e toglie potere a chi produce. Diversificare fa il resto: «Se noi abbiamo accesso a tante fonti diverse, con tanti fornitori diversi – spiega – siamo meno vulnerabili rispetto a questi colli di bottiglia». Vale per le rinnovabili, ma vale anche per il nucleare, che a differenza di solare e eolico garantirebbe maggiore continuità di servizio.
A tradurre tutto in gesti è Guido Zanovello, presidente di Ucid Padova, ingegnere. La serata apre un ciclo di incontri sulla sostenibilità, con lo sguardo all’enciclica Magnifica Humanitas. «Economia ed ecologia possono andare insieme – sottolinea – e il beneficio per l’ambiente può essere beneficio anche per il portafoglio». Purché si ragioni con il “noi” invece che con l’“io”. «Il futuro non è già scritto – conclude – lo decidiamo noi con i nostri comportamenti individuali». A cominciare dal fornello di casa.
Dal gas all’induzione: consumi dimezzati per far bollire l’acqua della pasta. Dalla caldaia alla pompa di calore: gas ridotto a un terzo. Un pannello fotovoltaico da 500 watt costa meno di 100 dollari e si ripaga in pochi anni, anche senza detrazioni. I conti sono di Guido Zanovello, ingegnere e presidente Ucid Padova.