Al convegno del Meic con l’Azione cattolica, lo scorso 10 ottobre, si sono alternati il sociologo Stefano Allievi, il vescovo Riccardo Battocchio e il giurista Giovanni Bombelli, insieme alle voci di giovani e famiglie. Nel pomeriggio il confronto sull’impegno politico con Paolo Giaretta, Federico Manzoni e Katia Maccarrone. L’invito finale al mondo cattolico: superare l’abulia timorosa e tornare a contribuire al dibattito culturale e sociale.
Pochi temi interpellano le nostre realtà cristiane di oggi come quello posto al centro del convegno del Meic-Movimento ecclesiale di impegno culturale, tenutosi lo scorso 10 ottobre presso l’abbazia di Santa Giustina. “Fare comunità, essere comunità: sfida e risorsa” è stato il titolo della giornata che ha visto alternarsi gli interventi di esperti, come il prof. Stefano Allievi, sociologo dell’Università di Padova, mons. Riccardo Battocchio, vescovo di Vittorio Veneto, e il prof. Giovanni Bombelli, giurista e filosofo dell’Università Cattolica di Milano. Oltre alle voci dei giovani e delle famiglie che abitano le nostre parrocchie e che frequentano i gruppi in cui si coltivano i germogli delle comunità cristiane. A raccogliere i frutti della giornata, infine, Paolo Giaretta, già sindaco di Padova e parlamentare, Federico Manzoni, vicesindaco di Brescia, e Katia Maccarrone, sindaca di Camposampiero, con l’obiettivo di calare il nostro fare comunità all’interno della dimensione dell’impegno politico e della cura della cosa pubblica. In dialogo tra loro, gli ospiti hanno dato risposte a interrogativi cruciali: quale valore attribuiamo oggi alla comunità, identitario e statico, o piuttosto aperto e inclusivo? E, ancora, quali nuove prospettive di vita condivisa aprono le più moderne community digitali? Ma soprattutto: costruire comunità è ancora oggi un investimento necessario per tutti? Il dibattito ha contribuito a tracciare alcune linee guida di lettura della realtà attuale, pur in un ambito che resta un cantiere aperto. La sfida lanciata al mondo cattolico è di superare la lunga fase di abulia timorosa in cui ci troviamo e di tornare a dare il proprio contributo al dibattito, in termini di pensiero culturale, sociale, politico ed etico.