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L’evangelista Giovanni descrive mirabilmente la passione e morte di Gesù. Dopo che tutto fu compiuto, i Giudei, essendo la Parasceve, chiesero a Pilato che fossero rotte le gambe ai crocifissi. Gli altri evangelisti non riportano questo fatto, né il gesto del miliziano che si accertò della morte del Signore trapassandogli il costato. Il nome di Longino, probabilmente derivato dal termine greco che indicava la lancia, compare in un testo allegato al vangelo apocrifo di Nicodemo e per la prima volta il soldato romano è presente nell’Evangeliario siriaco miniato da Rabula nel 586. La leggenda cristiana volle vedere in lui un centurione romano cieco, che fu guarito e si convertì quando il sangue del Salvatore cadde sui suoi occhi. La tradizione gli attribuisce anche la raccolta e il trasporto della terra imbevuta del sangue di Cristo nel luogo dove sorge la città di Mantova.
Si narra che Longino morì martire della fede nel 37. Sue reliquie sono conservate a Mantova nella Cattedrale di San Pietro, nella Basilica palatina di Santa Barbara e in tre ciondoli in oro e smalti che i Gonzaga portavano al collo. Uno di essi viene esposto per la preghiera vespertina che ogni venerdì la Compagnia del Preziosissimo Sangue anima nella Basilica di Sant’Andrea.
Anche se il testo evangelico non specifica dove fosse posta la ferita del costato di Gesù, tradizionalmente la vediamo raffigurata sul lato destro del torace, come suggeriscono anche gli studi sulla Sindone. A partire dal 12° secolo, iniziarono a diffondersi le prime croci dipinte su legno, dove Gesù veniva rappresentato ancora vivo come Christus triumphans sulla morte. La piaga del costato era a destra, nell’area del fegato, che in epoca greco-romana era considerata la sede dell’anima. Questa zona corrisponde al 5° spazio intercostale e non possiamo non ricordarla dipinta in modo profondamente realistico da Caravaggio nell’Incredulità di san Tommaso.
I secoli 12°-13° vedono profilarsi il Christus patiens secondo la tradizione bizantino-gotica. Gesù curva il corpo, ha la testa reclinata, gli occhi chiusi o semichiusi, e trasmette una forte impressione di sacrificio. L’esempio più luminoso è quello del Crocifisso di Giotto in Santa Maria Novella, dove per la prima volta l’arte coglie la morte di un uomo, con le forme pesanti del corpo inerte che grava verso il basso. Il costato trafitto è, ancora, sul lato destro.
Nei secoli 13°-15°, Cristo prende l’aspetto di dolens, invocando da parte dello spettatore una partecipazione commossa. Esemplare è la Crocifissione di Matthias Grünewald, dipinta in uno dei pannelli centrali dell’altare d’Isenheim. Anche qui la piaga del costato è a destra e Cristo è raffigurato con un realismo estremo, per il conforto dei malati dell’ospedale locale.
Dal 16° secolo in poi, nel contesto dell’arte barocca, Gesù si fa pienamente umano, vulnerabile davanti alla crudeltà. Ha questi tratti il Crocifisso di Diego Velázquez del 1632. Lo sfondo scuro e neutro fa risaltare la luce divina emanata dalla figura del Redentore, e ancora la piaga del costato è a destra.
Soltanto dopo la metà del Seicento la ferita comincia a essere posta sul lato sinistro del torace del Signore, mostrando l’evoluzione dall’epatocentrismo al cardiocentrismo che Michele Riva, ordinario di Storia della medicina, ha descritto in un interessante studio sull’iconografia della piaga del costato. Tale raffigurazione non è così frequente, ma è diffusa soprattutto nel Nord Europa e in Nord Italia. Fu Giovanni Guglielmo Riva (1627-1677), anatomista e archiatra pontificio, che spiegò le dinamiche del sistema linfatico, a dare un contributo fondamentale al cardiocentrismo, confermando la teoria di Tommaso d’Aquino, secondo il quale il cuore governa tutte le parti del corpo fino alla fine della vita («quo cessante, perit eorum vita»). E non dobbiamo dimenticare il contributo di William Harvey, che l’Università di Padova annovera tra i suoi studenti più illustri, primo scienziato a descrivere accuratamente il sistema circolatorio umano e le proprietà del sangue pompato dal cuore in tutto il corpo.
La scienza offre alla teologia le proprie ipotesi per spiegare come Longino sia stato capace di
trafiggere il cuore di Cristo (la lancia avrebbe avuto una traiettoria diagonale, passando attraverso il fegato, il diaframma e il polmone destro), restituendo a questo simbolo potentissimo tutta la sua forza.