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«La famiglia ha sempre occupato un posto importante nella preoccupazione pastorale del successore di Pietro e dei vescovi che lo assistono». Lo ha ricordato Leone XIV aprendo l’incontro “A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi”, che si è tenuto in Vaticano dal 7 al 14 ottobre. Hanno partecipato 187 persone, tra cui i rappresentanti di tutte le 115 Conferenze episcopali e delle 15 Chiese orientali cattoliche sui iuris, oltre a due rappresentanti di vescovi senza Conferenze episcopali, 22 invitati dal papa e cinque famiglie, in rappresentanza dei cinque continenti, cui vanno aggiunti gli esperti e i facilitatori.
Accompagnare le famiglie «Amoris laetitia di papa Francesco ha segnato una tappa importante e i dieci anni trascorsi dalla sua pubblicazione sono entrati a far parte della vita delle nostre Chiese particolari» ha sottolineato il papa. «È stata accolta in diverse culture e contesti pastorali, ha accompagnato la vita concreta delle famiglie e ha ispirato iniziative e percorsi». I laici, e le famiglie in particolare, «partecipano alla missione della Chiesa nel tessuto quotidiano della loro vita, attraverso l’amore e la fedeltà, la cura e il perdono, l’educazione dei figli, l’impegno nella trasmissione della fede, l’attenzione agli anziani e alle persone vulnerabili, e i molti modi in cui servono le loro comunità e la società».
Cresce la distanza dalla visione cristiana del sesso e del matrimonio Su questo “fronte” il papa ha esortato i capi delle Chiese orientali e i presidenti delle Conferenze episcopali a mettersi “in una scuola di ascolto” delle famiglie. I giovani continuano ad anelare all’amore, alla fedeltà e al senso di appartenenza, eppure molti trovano difficile comprendere come una tale visione dell’amore possa concretizzarsi nella propria vita o credere che un impegno per tutta la vita sia la condizione per raggiungere ciò che desiderano. L’insicurezza economica, la migrazione, la violenza, la solitudine e altre forme di fragilità emotiva influenzano anch’esse le scelte che le persone compiono e le possibilità che riescono a immaginare per il proprio futuro».
L’esperienza della fragilità Tante le domande che apre: «Siamo in grado di rimanere vicini gli uni agli altri quando la vita non corrisponde più a ciò che si era sperato? Riusciamo a riconoscere l’opera della grazia anche in situazioni segnate da limiti, ferite e apparenti fallimenti? Che tipo di Chiesa incontrano le persone proprio quando sono più fragili? Come possiamo annunciare loro la pienezza dell’insegnamento del Vangelo sulla famiglia?».
Aiutare i giovani ad avere il coraggio di sposarsi Sul tema si è soffermata suor Helen Alford, presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, nella prima meditazione dell’incontro. È lo “sguardo relazionale” di Gesù – che ha, ad esempio, nei confronti della Samaritana, che «permette di rendere visibili le nostre relazioni, altrimenti nascoste». «Nel mondo altamente instabile in cui viviamo oggi, se vogliamo aiutare i giovani ad avere il coraggio di sposarsi, essi dovranno “vedere” le loro relazioni e pensare al loro matrimonio e alla loro vita familiare in chiave relazionale».