Idee
Impariamo dalla scienza a essere rigorosi e questo sembra valere come norma generale di vita e anche come guida nel nostro percorso quotidiano di ricerca di soluzione dei nostri problemi e di ricerca di senso. Rigore come argine al pressappoco che tanto oggi sembra diffuso in una sorta di sfuocato che si infiltra nelle nostre giornate. Nell’anno 1900 il grande fisico tedesco Max Planck, in una celebre memoria del mese di dicembre, introduceva i quanti di luce creando così l’atto di nascita della fisica quantistica.
Una memoria che contiene errori nel percorso della scoperta, che lui stesso definì «un atto di disperazione» compiuto nel cammino di ricerca della verità.
Naturale così sentirsi indotti a riflettere e a chiedersi: ma è sempre necessario il rigore che ci preservi dagli errori nella ricerca di risolvere i nostri problemi di vita? Non può essere un ostacolo alla ricerca della verità? E forse non dobbiamo temere di avviarci su percorsi più audaci in cui non tutto è chiaro, definito nella ricerca della verità di un’esperienza? Forse è più importante il desiderio di raggiungere l’obiettivo che non la garanzia di correttezza del tracciato?
Un cammino spesso senza certezze in un percorso di graduale approssimazione anche per incontrare una persona, per farsi prossimo. Un cammino incerto, non del tutto chiaro, definito sicuro ma che cerca la luce nell’oscurità, la via non c’è e va cercata nell’incertezza e negli errori.
Paolo Campogalliani
Torreglia
Gentile prof. Campogalliani,
la ringrazio davvero molto per aver portato questo tema all’attenzione del giornale e dei nostri lettori.
A una prima lettura, potrebbe apparire come un argomento teorico, buono per una conversazione da salotto sulle grandi questioni della vita.
Leggendo con più attenzione, tuttavia, si comprende bene come le applicazioni del suo pensiero possano essere anche estremamente pratiche, oserei dire quotidiane.
Anzitutto, rimanere nell’incertezza oggi è una capacità che non possiamo dare per scontata. L’imporsi della tecnologia nelle nostre vite ha portato con sé la possibilità (e di conseguenza il desiderio) di un maggior controllo in tutti i campi della vita. Pensiamo alle informazioni – subito verificate su Google o Wikipedia – alle indicazioni stradali – Maps impera – fino alle nostre stesse condizioni di salute o all’andamento del sonno attraverso gli smartwatch. Ma l’aspetto più complesso e a tratti inquietante è il controllo delle persone (figli, partner, amici…) attraverso la geolocalizzazione grazie al Gps presente nei nostri telefoni: da un lato rassicura, dall’altro invade la sfera privata altrui, non consente una vera autonomia necessaria per crescere e formarsi.
In secondo luogo, vorrei sottolineare come l’incerto e l’approssimato siano forieri di novità e creatività. Per rimanere nel suo campo di ricerca: quante scoperte scientifiche ci saremmo persi se gli scienziati fossero rimasti solo sui binari del conosciuto o tra i paletti delle “regole” già formulate? Vale per ogni campo del vivere e per l’esistenza stessa: solo affrontare l’incerto, l’ignoto, consente di conoscersi meglio per poi avanzare e crescere. Ancora grazie!