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«Se qualcosa può andare storto, lo farà»: così recita la celebre legge di Murphy. E quando le cose iniziano a girare male, spesso si innesca un vero e proprio effetto valanga. Basta un po’ di neve che si stacca in cima a un pendio: rotolando ne trascina altra, diventa sempre più pesante e veloce, finché quella che era una manciata di neve si trasforma in una valanga. In parole più semplici, quando una cosa va male, non può che andare peggio. Quanto accaduto all’Euganeo descrive alla perfezione questo principio. Arriva così la terza sconfitta consecutiva dopo quella contro il Palermo e la Carrarese, in una gara che il Padova era anche riuscito a sbloccare, complice un pizzico di fortuna con l’autorete di Di Mario. Ma a dare il via alla valanga è il pareggio di Tiritiello. Poi arriva l’occasione cardine: Seghetti, davanti a Del Frate, si fa ipnotizzare e fallisce il gol del nuovo vantaggio, una rete che avrebbe dato sicurezza a una squadra ancora fragile sul piano mentale. E come insegna la regola più antica del calcio, gol sbagliato, gol subito: all’84′ Guiu firma la seconda rete dell’Entella, quella del sorpasso. Eppure il Padova, a tratti, aveva tenuto in mano il pallino del gioco, senza però mai riuscire a essere incisivo negli ultimi metri. A testimoniare un clima sempre più pesante sono le bordate di fischi piovute dagli spalti al triplice fischio, con i giocatori finiti sotto la curva a colloquio con gli ultras.
In questa settima giornata di campionato il Padova, in campo con la terza maglia “total black”, torna al 3-5-2, abbandonando momentaneamente l’idea del trequartista, con molti cambi nell’undici iniziale rispetto all’ultima partita: Sorrentino in porta; Dellavalle braccetto destro, capitan Lovato al centro e Pastina braccetto sinistro; a centrocampo Zuelli in cabina di regia, Pompetti e Giunti mezzali, Carissoni sulla fascia destra, al rientro dopo il turno di squalifica, e Cocchi su quella sinistra; in attacco spazio alla coppia inedita Lasagna-Artistico. La Virtus Entella di Andrea Chiappella, in casacca bianca a strisce verticali azzurre, risponde con un 4-1-4-1: Del Frate in porta; Parodi, Tiritiello, Alborghetti e Di Mario in difesa; Squizzato schermo davanti alla difesa; Franzoni, Tirelli, Mezzoni e Benedetti a centrocampo; Cuppone unica punta.
Avvio choc per il Padova, che al 4′ rischia di andare sotto: nel batti e ribatti a pochi passi dalla porta, Franzoni e Tiritiello vengono fermati prima da Dellavalle, che salva sulla linea, e poi da un grande intervento di Sorrentino. Scampato il pericolo, i biancoscudati prendono in mano il possesso, pur faticando a scardinare la linea difensiva ligure. All’11′ Lasagna pesca con l’esterno sinistro Artistico, ma Parodi anticipa tutti e mette in corner. L’Entella risponde con Tirelli, che trova in area la testa di Cuppone (pallone a lato), e con una conclusione dalla distanza di Squizzato alta sopra la traversa. Al 23′ l’occasione più nitida: il tiro di Pompetti, deviato da Lasagna, cambia traiettoria e Del Frate si salva in due tempi. La pressione biancoscudata cresce, Carissoni crossa per Artistico ma Mezzoni sventa in angolo. È il preludio al vantaggio, che arriva al 28′: sul cross di Cocchi dalla sinistra, Di Mario prova ad anticipare Giunti e devia nella propria porta. Il Padova insiste e due minuti dopo Artistico colpisce la traversa da due passi, ma ad azione conclusa viene fischiato il fuorigioco dello stesso “Tiburón”. Al 34′ Franzoni sfiora il pari con una botta dal limite di poco a lato, poi al 41′ i biancoscudati trovano il raddoppio con Pompetti, su cross di Artistico, ma la rete viene annullata per la posizione irregolare dell’attaccante romano. Nel finale Lovato sventa l’ultimo traversone ospite: dopo un minuto di recupero si va al riposo sull’1-0.
La ripresa si apre con gli stessi ventidue e con un Padova subito propositivo: al 47′ Artistico pesca Lasagna tutto solo in area, ma Di Mario chiude in scivolata. L’Entella però alza il baricentro e al 54′ trova il pari da calcio d’angolo: sul corner di Cuppone, la spizzata di testa di Artistico nel tentativo di allontanare finisce a Tiritiello, che al volo batte Sorrentino. Poco dopo i biancoscudati perdono Lasagna per un problema muscolare: dentro Seghetti, insieme a Fusi per Pompetti. Al 59′ Artistico si presenta davanti a Del Frate senza superarlo, ma era già tutto fermo per fuorigioco, come accade di nuovo cinque minuti più tardi. A scuotere il Padova è Seghetti: al 66′ salta un paio di uomini senza trovare il compagno, al 70′ si invola verso la porta ma Del Frate gli esce sui piedi con ottimo tempismo. Chiappella inserisce Guiu, mentre in casa biancoscudata entrano Moro e Capelli per Artistico e Carissoni. Al 76′ l’Entella colpisce il palo con un traversone di Benedetti finito verso la porta senza deviazioni, poi arrivano Corona, Vignali e, nel Padova, Galazzi. All’84′ il sorpasso: Franzoni imbuca per Vignali, che serve al centro Guiu, lesto ad avventarsi sul pallone in scivolata per l’1-2. Il forcing finale dei padroni di casa si infrange sulla difesa ligure: sull’ultima punizione di Galazzi, la botta da fuori di Cocchi viene deviata in corner. Dopo quattro minuti di recupero l’Entella espugna l’Euganeo.
Nessun giro di parole per mister Antonio Calabro, che in sala stampa si presenta senza cercare alibi: «Oggi c’è soltanto da metterci la faccia e chiedere scusa a tutti: ai tifosi, al presidente, perché non c’è una nota positiva. A parte il gol, non riconosco la mia squadra». Il tecnico punta il dito sul divario tra allenamenti e gara: «Durante la settimana questi ragazzi mi danno il massimo, però poi non li riconosco, soprattutto nelle difficoltà». Inutile appigliarsi agli episodi: «Si poteva fare gol e potevamo non prendere il secondo, ma non mi importa niente. Cosa dovrei dire, che potevamo vincere, per tirare l’acqua al mio mulino?».

Una prestazione che ricorda quella con la Carrarese: «Pur essendo leggermente meglio, non mi importa: non è la mia squadra». Da salvare solo l’avvio: «C’è un’ottima reazione nei venti minuti iniziali: abbiamo vinto più contrasti e più seconde palle, siamo stati più verticali. Dopo il gol ci siamo sciolti. A centrocampo siamo entrati in momenti mosci e questo mi fa imbestialire. La difficoltà l’abbiamo subita, sperando di non prendere gol». Poi una ripresa in cui la squadra «molla»: «Io voglio vedere la squadra col sangue agli occhi quando si subisce un gol». Sui fischi finali precisa che le scuse sono per l’assenza di reazione, «non per il gol sbagliato, o per il passaggio sbagliato». Nessuna paura dell’Euganeo: «Giocare davanti a questa gente deve essere uno stimolo incredibile. Come si fa ad avere pressioni, stiamo scherzando?». In lui prevale la motivazione, non la rabbia: «La rabbia ti porta a tirare i tavolini. Io sono motivato e lucido. Voglio la squadra di Calabro: intensa, aggressiva, determinata, forte in avanti. Le gambe le mettono i giocatori, ma lo spirito lo dà l’allenatore. Io sono il padre e mi prendo le responsabilità da uomo, loro adesso devono fare lo stesso». Nessun confronto con la società: «Non ho visto nessuno, sono stato solamente con la squadra». Sulle rotazioni, con Bortolussi passato da titolare a zero minuti, rivendica le scelte: «Ho visto Giunti che in settimana andava a mille all’ora e l’ho fatto giocare. Con una rosa così importante non è giusto riproporre gli stessi undici anche se vanno male, si perde competitività. Il posto va guadagnato, va conquistato e poi va confermato, cosa che negli undici titolari ancora non sta avvenendo». E su Moro: «Non è una bocciatura. L’ho visto un po’ stanco e ho visto Lasagna andare molto più forte». Infine lo sguardo al tour de force: «Io non mollo. Abbiamo tre partite in una settimana e voglio vedere la reazione da uomini, ancor prima che da calciatori. Basta parlare: bisogna andare in campo a randellare e a sacrificarsi in fase di non possesso».
È poi il portiere Alessandro Sorrentino a fare il punto, partendo dal calo della ripresa: «Al primo gol subito ci siamo un po’ spenti, alle prime difficoltà ci siamo abbassati». Un limite emerso anche nei gol incassati nelle ultime uscite, con avversari spesso liberi di calciare in area: «Magari c’è qualche errore tattico, qualcuno che poteva fare una scalata in più o garantire una copertura migliore», ammette l’estremo difensore, che però individua altrove il nodo principale: «Gli avversari, come ha fatto la Carrarese e come ha fatto l’Entella oggi, ci hanno messo qualcosa in più rispetto a noi».

Manca quella cattiveria agonistica che era il marchio di fabbrica della passata stagione: «La giusta cattiveria arriverà, perché se si comincia a dare la colpa agli altri o a cercare alibi non si va da nessuna parte. Bisogna mettere la testa giù: siamo noi ad andare in campo e siamo noi a dover dare quel qualcosa in più». Sorrentino difende inoltre il gruppo, profondamente rinnovato in estate, anche dopo qualche battibecco visto in campo: «Il gruppo è sanissimo e ci vogliamo bene. Si è trattato di nervosismo: per il primo tempo che abbiamo fatto potevamo chiudere tranquillamente sul 3-0». Parole di gratitudine, infine, per la curva, che ha incitato a lungo la squadra a fine gara: «Ci è sempre vicina e ci sostiene anche nei momenti di difficoltà». Quindi l’appello ai compagni: «La stagione è ancora lunga, ma adesso siamo questi e sappiamo che bisogna lottare su ogni pallone».
Prossimo appuntamento sabato 24 ottobre alle 15 al Partenio-Lombardi di Avellino, dove, contro la squadra di Nesta, i biancoscudati dovranno cercare di invertire la rotta. Le ambizioni estive, del resto, erano ben altre, anche alla luce degli investimenti fatti dalla proprietà Banzato.