Sono le opere pubbliche il volano della ripresa del settore delle costruzioni nel Veneto. Lo certifica l’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, nel suo recente report “Scenari regionali dell’edilizia – Veneto 2026”. Il settore si conferma pilastro dell’economia regionale, con 50.057 imprese di costruzioni che incidono per il 12,4 per cento sul Pil e per il 6,5 sull’occupazione.
Secondo lo studio, il 2026 mostra un forte rimbalzo degli investimenti nelle costruzioni nella nostra Regione, un 5,9 per cento – superiore alla media nazionale del 5,6 – spinto proprio dall’accelerazione dei cantieri Pnrr in fase di ultimazione e da altre commesse pubbliche. Il numero dei lavoratori edili iscritti alle Casse edili è aumentato del 5 per cento, così come l’ammontare delle ore lavorate nei cantieri veneti ha registrato un incremento del 4,7 per cento sul 2025. «Pur in un contesto macroeconomico complessivo caratterizzato da ritmi di crescita moderati – ha commentato Alessandro Gerotto, presidente di Ance Veneto – il settore si dimostra centrale per la tenuta economica e sociale del territorio».
I dati di monitoraggio del sistema Cnce-Edilconnect dicono che nel Veneto si contano oggi quasi seicento cantieri Pnrr in fase di ultimazione. Si tratta di interventi le cui ricadute economiche e produttive produrranno effetti positivi per il resto del 2026 e per la prima parte del 2027.Secondo Ance, l’efficienza dimostrata dai Comuni del Veneto ha impresso una marcata accelerazione alle uscite in conto capitale, segnando un incremento del 10,2 per cento rispetto al 2025, mentre sul fronte dei bandi di gara per lavori pubblici si osserva una fase di transizione e fisiologico riassestamento.
Non tutto però è rose e fiori. Si assiste a un rallentamento medio nel settore delle costruzioni, con Venezia e Padova che trainano i permessi per nuove abitazioni, che sono invece in calo a Belluno, Vicenza e Treviso. Le imprese impegnate nel settore della casa in Veneto evidenziano poi un’elevata frammentazione e una dimensione media di appena 2,8 addetti, e oltre il 63 per cento ha un solo addetto, il che rende la filiera del residenziale molto sensibile alle variazioni delle politiche fiscali e all’andamento del costo del credito.
«Il nostro settore – avvisa Gerotto – è in una fase di evoluzione perché molto sensibile agli andamenti generali. Per le imprese resta difficile prevedere gli andamenti futuri perché fortemente legati agli sviluppi delle tensioni geopolitiche, che hanno già spinto al rialzo il costo dei principali beni energetici, causando interruzioni e ritardi nelle catene di approvvigionamento. Voglio però sottolineare la capacità di adattamento ed evoluzione che gli imprenditori veneti hanno dimostrato, raggiungendo una solida patrimonializzazione e una crescita della redditività operativa».