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È stato un momento importante per la parrocchia di Maserà di Padova quello vissuto in occasione della festa della Natività della Beata Vergine Maria, a inizio settembre. Si è celebrato il 530° anniversario dalla consacrazione della pieve arcipretale, il 20° dalla conclusione del restauro e – non ultimo – il 45° di sacerdozio di padre Paolo Formenton, rogazionista nativo di Maserà e attualmente parroco di San Lorenzo martire a Trezzano sul Naviglio, Milano.
«Padre Paolo – ha detto quel giorno il parroco, don Roberto Barotti – ci uniamo a te, perché tu continui a essere annunciatore e testimone del Cristo risorto per le strade del mondo. Anche noi celebriamo due date significative e importanti: la prima ci riporta lontano nel tempo e ci fa incontrare spiritualmente i nostri padri e le nostre madri che vollero un luogo di culto e una propria identità. I 530 anni dalla consacrazione della pieve ci fanno riflettere sul nostro essere Chiesa in questo tempo, inserendoci in una lunga tradizione di cristiani semplici, ma convinti e fedeli alla propria vocazione, al seguito di Gesù, Maestro e Signore».
Ricordando anche i vent’anni dalla fine del restauro, don Barotti ha aggiunto: «Da qui… deve riprendere e crescere la forza di consegnare, affidare e accompagnare le giovani generazioni all’incontro con il Signore Gesù, unico Salvatore del mondo».
La pieve arcipretale di Maserà custodisce l’identità religiosa e civile del paese. Le sue origini risalgono alla cappella dedicata alla Vergine, edificata nel 970 e presto divenuta pieve, con autorità sulle chiese del territorio. Accanto sorgeva la corte dei benedettini di Santa Giustina, protagonisti della bonifica e della vita spirituale locale fino alla soppressione napoleonica del 1810. Ricostruita e consacrata nel 1496, la chiesa rimase punto di riferimento fino all’apertura della nuova arcipretale nel 1968. I restauri hanno restituito reperti antichi, tra cui un mosaico del 6°-7° secolo e marmi romani d’importazione, oltre al prezioso ciclo con storie della Vergine Maria attribuito a Jacopo da Montagnana.
Il nome Maserà compare per la prima volta il 2 maggio 874, in un atto con cui il vescovo Rorio dona al monastero di Santa Giustina di Padova un latifondo. Era un territorio acquitrinoso, poi bonificato dai benedettini, segnato da numerosi stagni nei quali gli abitanti mettevano a macerare il lino. Proprio da questa pratica pare derivare il toponimo, indicato nei documenti anche nelle forme Macerata e Maserada.