Fatti
Dove la politica e i privati hanno visto solo cemento, la natura ha scorto terra fertile e ha portato avanti il suo lavoro. Nell’area ex Veneto City, ad Arino di Dolo, in anni di abbandono è cresciuto un bosco di oltre dieci ettari. I comitati lo hanno chiamato “Bosco del Cainello” e oggi potrebbe essere proprio lui a sbarrare la strada al nuovo polo logistico. Con una nota del 5 ottobre, trasmessa anche al Comune di Dolo e ai Carabinieri Forestali, la Regione Veneto ha accolto l’istanza presentata a settembre da Opzione Zero che ha avviato l’istruttoria per riconoscere quella vegetazione come formazione forestale, con il conseguente vincolo ambientale e paesaggistico. Nel sopralluogo esterno di metà settembre, i tecnici dei Servizi forestali regionali hanno riscontrato alberi e arbusti con tutte le caratteristiche dimensionali di un vero bosco, anche se i piani urbanistici lo ignorano. La Regione si riserva però un sopralluogo all’interno dell’area e lascia anche ai proponenti la possibilità di chiederne l’eliminazione con adeguata compensazione, come prevede una legge regionale del 1978. Ma intanto mette un punto fermo: nessun lavoro, al momento, potrà essere eseguito su quella superficie.
«Esiste un bosco di dieci ettari, eppure né i proponenti né gli enti chiamati a decidere se ne erano accorti»: i comitati la definiscono una dimenticanza quanto meno discutibile, per un progetto che pesa come pochi altri sulla Riviera del Brenta. Si tratta di un progetto che arriva da lontano e che ha ripreso forma con il gruppo della grande distribuzione Unicomm che vuole accorpare tra Dolo, Mirano e Pianiga, le attività di quattro centri logistici veneti. Si parla di circa 125 mila metri quadrati coperti, che diventano 220-230 mila metri quadrati di suolo agricolo cementificato se si sommano piazzali, parcheggi e viabilità interna. Arriverebbero almeno 700 camion in più al giorno su strade già sature, a ridosso dell’A4 e di un passante con cui manca un collegamento adeguato. È lo stesso suolo su cui per anni è rimasta sospesa Veneto City, la “cittadella dell’innovazione” da 1 milione 800 mila metri cubi mai nata, con l’accordo decaduto nel 2020. Cambia il nome, non il meccanismo: una grande operazione privata che chiede una variante dentro un accordo di programma tra Comuni, Città metropolitana e Regione.
«Vent’anni fa erano le zone artigianali, oggi proliferano i poli logistici», osserva Mattia Donadel di Opzione Zero. «La logistica, se è una cosa seria, dovrebbe rispondere a una pianificazione pubblica, non alle esigenze dei proponenti». E se proprio serve, la zona attrezzata con ferrovia e porto esiste già: è Porto Marghera, area logistica semplificata. I comitati denunciano anche l’assenza di una valutazione ambientale strategica adeguata e di un rapporto ambientale. I posti di lavoro promessi, inoltre, rischiano di essere in gran parte spostati, non creati. Per il coordinamento No Polo logistico Dolo il bosco è «un bene comune e un patrimonio che non può in alcun modo essere spazzato via per lasciare spazio a cemento e asfalto».
Il prossimo passo è legale: chiedere l’applicazione del nuovo Regolamento europeo sul ripristino della natura, che non consente riduzioni forestali. E se non bastasse, avvertono, «impediremo fisicamente alle ruspe di abbattere gli alberi. Non arretreremo di un passo». Intanto le iniziative dei comitati continuano e sono sempre più partecipate, dopo flash mob, blocchi del traffico, raccolte firme, incontri e assemblee pubbliche con i cittadini e le amministrazioni, sabato scorso si è svolta una biciclettata.