Fatti
Ottobre nero per le malattie infettive in Veneto. Mentre a Padova, pochi giorni fa, un ventiduenne si trovava ricoverato per difterite, la Riviera del Brenta veniva allertata per la circolazione della Dengue. Cosa sta succedendo?
Secondo gli esperti non siamo in emergenza, ma ci sono situazioni da monitorare. Ne è convinto il dottor Andrea Rossanese, responsabile dell’ambulatorio per il viaggiatore internazionale al dipartimento di Malattie infettive, tropicali e microbiologia dell’Irccs Sacro Cuore – Don Calabria di Negrar di Valpolicella (Verona): «Fino a qualche tempo fa eravamo abituati a parlare di malattie tropicali o nostrane, ma questa distinzione si sta facendo sempre più inutile. Da un lato abbiamo la globalizzazione, quindi si muovono le persone, ma anche gli insetti vettori e le malattie; dall’altro lato ci sono i cambiamenti climatici che favoriscono la vita e la vitalità degli insetti vettori. Il risultato è che le malattie che fino a 20 o 30 anni fa erano tipiche di Paesi lontani, oggi sono arrivate anche a casa nostra» premette il dottore.
Entrando nel merito, Rossanese ammette che i casi saranno probabilmente destinati ad aumentare, ma trattandosi di virus che conosciamo da molti anni (al limite della presenza endemica in Italia), non si prevedono evoluzioni degne di allarmismi.
«Stiamo parlando di malattie trasmesse da virus fatti circolare da insetti, altrimenti detti arbovirus. In Veneto il nostro problema si chiama zanzara tigre, che è arrivata dalla metà degli anni Novanta e che trasmette, per esempio, i virus della Dengue o della Chikungunya. In questi casi le persone infette possono trasmettere l’infezione alle zanzare e, di conseguenza, anche ad altri esseri umani. Questi due tipi di virus – la cui circolazione è stata resa possibile dai cambiamenti climatici – richiedono vigilanza da parte della sanità pubblica anche se i casi non sono moltissimi» annota Andrea Rossanese.
Ogni estate, pur con qualche fastidio, ci abituiamo alla presenza delle zanzare tigre, ma visto il pericolo che possono rappresentare ci sono interventi che vengono attuati per scongiurare rischi peggiori. Lo spiega il dottor Andrea Angheben, responsabile clinico del reparto di malattie infettive e tropicali dello stesso ospedale di Negrar di Valpolicella: «Negli ultimi anni c’è una maggiore attenzione alla disinfestazione delle zanzare e all’educazione della popolazione su come evitarne la proliferazione in ambito domestico. In Italia esiste un Piano nazionale arbovirosi, aggiornato ogni anno, che invita alla disinfestazione nelle zone dove si verificano casi di patologie causate dalla trasmissione di virus tramite le zanzare. Grazie a questo Piano, i pochi focolai che abbiamo avuto non sono esplosi in modo incontrollato. Per fortuna la zanzara tigre non ha la capacità di volare a grandi distanze, al massimo 100 o 200 metri da dove nasce».
Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare con sempre più frequenza anche del West Nile. Il dottor Rossanese analizza i termini della questione: «Questo virus – trasmesso dalle comuni zanzare domestiche Culex – è arrivato in Italia tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei 2000. Negli ultimi 15-20 anni c’è stata una leggera crescita, ma osserviamo che si va ad annate, così come molte malattie infettive. Questo avviene perché il serbatoio principale del West Nile è l’avifauna, cioè gli uccelli migratori. Una volta che in un anno gli uccelli sono stati tutti infettati bisogna aspettare qualche anno perché si crei una nuova popolazione suscettibile alla circolazione del virus. La trasmissione avviene dall’uccello, alla zanzara, all’uomo».
In merito a morbillo (di origine virale), difterite e pertosse (di origine batterica), i medici sono d’accordo su un unico rimedio: copertura vaccinale totale. «Se tutti fossimo vaccinati (compresi i richiami, che talvolta non vengono eseguiti) i casi non ci sarebbero. Nel momento in cui si scende sotto una certa percentuale di popolazione vaccinata – per il morbillo, per esempio, serve il 95 per cento – i virus riprendono a circolare e possono verificarsi casi limite» allerta il dottor Angheben.
«Se qualcuno non è vaccinato e ha un problema di salute, è importante farlo presente, altrimenti un medico che non ha mai visto una patologia causata da un virus che si pensava debellato non può capirne l’origine, se questa deriva da una vaccinazione che si dà per scontata».
Si può debellare il West Nile? Secondo il dottor Andrea Angheben bisogna prendere atto della circolazione endemica del virus, ma le istituzioni non sono inermi. «Per arginare i contagi ogni anno c’è un monitoraggio serrato che avviene sui cadaveri degli uccelli o catturando zanzare Culex, per capire l’andamento della diffusione e, naturalmente, per curare le persone infettate sebbene non esista una vera e propria terapia. Tra gli esseri umani non c’è il rischio di contagio, se non tramite le trasfusioni di sangue infetto. Quando capitano casi di West Nile, nell’area di circolazione le sacche di sangue vengono testate o non vengono proprio utilizzate, così come i trapianti d’organo, mettendo in seria difficoltà il sistema da giugno a ottobre».
Secondo i dati del Bollettino regionale Arbovirosi, da inizio 2026 fino al 23 settembre in Veneto ci sono state 121 infezioni confermate da West Nile, di cui 12 derivanti da donatori positivi.

Secondo i dati di Epicentro dell’Istituto superiore di sanità, dal 1° gennaio al 13 ottobre 2026 in Italia risultano 357 casi di Dengue (70 autoctoni mentre gli altri associati a viaggi all’estero, 52 per cento con luogo di esposizione Maldive) e 30 casi confermati di Chikungunya (1 autoctono mentre gli altri associati a viaggi all’estero, 34 per cento con luogo di esposizione Seychelles).