Don Puglisi: mons. Bertolone (postulatore), “una domanda protocollata dà un nome al bisogno e un destinatario alla responsabilità”
Nella memoria liturgica del parroco di Brancaccio, mons. Vincenzo Bertolone rilegge le sue richieste ufficiali alle istituzioni: una scuola, una palestra, un presidio sanitario. «La fedeltà a un martire si vede il mattino dopo».
“Una scuola può morire prima di nascere. Muore ogni volta che una richiesta resta senza risposta e, nel frattempo, un ragazzo smette di studiare”. Lo scrive mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo emerito di Catanzaro-Squillace e postulatore della fase romana della causa di beatificazione di don Pino Puglisi, in un testo pubblicato da L’Amico del Popolo, settimanale della diocesi di Agrigento, nella memoria liturgica del parroco di Brancaccio ucciso da Cosa nostra nel 1993. Studiando le sue carte, racconta il presule, “ho imparato che la santità può lasciare traccia non soltanto in un diario spirituale, ma anche in un registro di protocollo”. Nel 1992 il sacerdote chiedeva una scuola media con palestra, un presidio sanitario e l’apertura ai ragazzi di locali comunali inutilizzati. “Una domanda protocollata dà un nome al bisogno e un destinatario alla responsabilità”, osserva Bertolone, per il quale “il ritardo non è sempre una questione tecnica” e “può diventare una scelta”: “L’assenza delle istituzioni non resta vuota: c’è chi impara ad abitarla e a ricavarne potere”. Don Puglisi, prosegue, “aiutava un quartiere a riconoscersi titolare di diritti”, perché “il favore lascia un debito verso chi lo concede; il diritto riconosce una dignità che precede la concessione”. La scuola arrivò dopo la sua morte e porta il suo nome. “La fedeltà a un martire si vede il mattino dopo”, conclude l’arcivescovo.