Fatti
“Le informazioni che ricevo provengono da alcuni parrocchiani della comunità cattolica di Oleshky e dal sacerdote che si trova lì. Si tratta di notizie molto delicate e riservate, perché la popolazione vive in una situazione di grande paura”. Abbiamo raggiunto il vescovo della diocesi cattolica di rito latino di Odessa-Sinferopoli, mons. Stanislav Šyrokoradjuk, per capire cosa sta succedendo a Oleshky, la città che si trova nella regione meridionale dell’Ucraina, e dove è in atto una vera e propria catastrofe umanitaria. Occupata dall’esercito russo nel primo giorno dell’invasione, il 24 febbraio 2022, la città da mesi è isolata. Niente e nessuno può entrare e uscire. La popolazione soffre la fame e vive senza elettricità, riscaldamento e acqua corrente. Con l’arrivo del freddo, le condizioni peggioreranno ulteriormente. Sull’emergenza umanitaria si sono mobilitate le Chiese che a settembre hanno lanciato un appello alla comunità internazionale e anche a Papa Leone chiedendo un intervento immediato per “salvare” la città. Il Santo Padre lo ha accolto e la situazione di Oleshky è stata al centro delle telefonate che in questi giorni ha avuto sia con il presidente russo Vladimir Putin che con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Eccellenza, quali informazioni avete su Oleshky? Quante persone sono rimaste in città e quali sono le emergenze più urgenti?
Attualmente, a Oleshky sono rimaste circa 2.000 persone. La città non è soltanto sottoposta a un blocco, ma sta vivendo una situazione che ricorda tragicamente l’Holodomor, la grande carestia che ha segnato la storia del popolo ucraino. Anche i pochi generi alimentari che si riesce a far arrivare tramite i droni vengono sequestrati dai militari. L’emergenza più grave è dunque quella umanitaria.
La popolazione ha un bisogno disperato di aiuti, soprattutto di generi alimentari. È fondamentale che questa situazione non venga dimenticata e che si faccia tutto il possibile per sostenere chi è rimasto intrappolato in città.
Siete riusciti a entrare in città dopo il 24 febbraio 2022?
Purtroppo, dal 24 febbraio 2022 non è più possibile entrare a Oleshky, a causa dell’occupazione russa e del blocco imposto alla città. La situazione è estremamente difficile e i contatti con chi è rimasto lì sono molto limitati e delicati.
Le Chiese si sono mobilitate. Che cosa chiedete concretamente?
È vero, le Chiese si stanno mobilitando e stanno cercando di fare tutto il possibile per aiutare la popolazione. Tuttavia, da sole non possono far fronte a un’emergenza di questa portata. Abbiamo bisogno di un sostegno concreto, sia umanitario sia economico. Servono soprattutto aiuti alimentari e risorse finanziarie per poter continuare a sostenere le persone che si trovano in condizioni disperate.
Il Papa ha rivolto appelli sia a Putin sia a Zelensky. Quale speranza può aprire questa mediazione del Santo Padre?
Sono profondamente grato al Santo Padre per la sua attenzione verso l’Ucraina e, in particolare, per la sua preghiera quotidiana per il nostro Paese. Gli siamo riconoscenti per tutto ciò che cerca di fare per raggiungere una pace giusta. Naturalmente, ogni iniziativa di pace rappresenta un segno importante e mantiene viva la speranza. Tuttavia, dobbiamo anche essere realisti: conosciamo la natura dell’aggressore e sappiamo che le radici di questa guerra affondano nelle scelte del Cremlino. Per questo guardiamo a ogni tentativo di mediazione con gratitudine, ma anche con grande cautela.
La pace è ciò che desideriamo profondamente, ma non può essere una pace qualsiasi: deve essere una pace giusta, che rispetti la dignità, la libertà e l’integrità territoriale dell’Ucraina.
Il Papa si è mobilitato mentre sta affrontando anche un momento delicato per la sua salute. Che valore ha questo gesto in questo momento?
Siamo orgogliosi del nostro Papa e gli siamo profondamente grati per questo grande gesto di pace. Il suo impegno, nonostante le difficoltà legate alla sua salute, è un segno straordinario di vicinanza e di solidarietà nei confronti del popolo ucraino. Questo gesto testimonia la forza della sua missione pastorale e la grande autorevolezza morale del Successore di Pietro. Ci fa sentire meno soli e ci ricorda che la sofferenza del nostro popolo non è dimenticata.
Per noi, la sua voce e la sua preghiera rappresentano un sostegno prezioso, soprattutto in un momento in cui abbiamo tanto bisogno di solidarietà, di speranza e di gesti concreti per la pace.
Vuole lanciare un messaggio?
Vorrei rivolgere un appello personale a tutti: l’Ucraina desidera la pace più di ogni altra cosa, perché è il nostro popolo a soffrire maggiormente le conseguenze di questa guerra. Ma la pace deve essere giusta, fondata sul rispetto della dignità umana, della libertà e dei diritti del popolo ucraino. Vi chiediamo di pregare per l’Ucraina, per tutte le persone che soffrono a causa della guerra e per coloro che vivono in condizioni di estrema difficoltà, come gli abitanti di Oleshky. Vi chiediamo anche di continuare a sostenerci in ogni modo possibile, sia spiritualmente e moralmente, sia materialmente.
Ogni preghiera, ogni gesto di vicinanza e ogni aiuto concreto hanno un valore immenso.
A nome del popolo ucraino, desidero esprimere la nostra profonda gratitudine a tutte le persone di buona volontà che ci sono vicine e che non smettono di aiutarci. Grazie per non dimenticare l’Ucraina e per continuare a camminare al nostro fianco nella speranza di una pace vera e giusta.