Intelligenza artificiale: le domande che il suo impiego pone a chi opera nella sanità
In occasione della festa di san Luca, il 18 ottobre, è stato promosso un confronto dall'ufficio diocesano per la Pastorale della salute e dall’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Padova. È intervenuto mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia accademia per la vita
La tecnologia può aiutare la medicina a curare meglio, ma non può sostituire la relazione tra medico e paziente. È questo il filo che ha guidato il confronto su intelligenza artificiale, medicina e cura della persona promosso domenica 18 ottobre, nella festa di san Luca evangelista, patrono dei medici. Alle 11, nella sala San Luca dell’abbazia di Santa Giustina in Padova, si è svolto l’incontro promosso dall’ufficio diocesano per la Pastorale della salute e dall’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Padova. È intervento mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia accademia per la vita.
Dopo i saluti del vescovo Claudio Cipolla, di padre Adriano Moro e del presidente dell’Ordine, dott. Filippo Crimì, il dialogo ha messo a fuoco le opportunità dell’intelligenza artificiale e le domande che il suo impiego pone a chi opera nella sanità. Al centro, il modo in cui l’innovazione può integrarsi con la cura della persona e con la medicina narrativa, che riconosce nel racconto e nell’ascolto una parte importante del percorso terapeutico.
Il vescovo Cipolla ha ricordato san Luca come un medico capace di unire professionalità e annuncio del Vangelo: due dimensioni che si incontrano nell’attenzione alle relazioni, ai sentimenti e al senso dell’esperienza della malattia.
Nel suo intervento, mons. Pegoraro ha allargato lo sguardo alle diverse strategie con cui Stati Uniti, Cina ed Europa affrontano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, richiamando la necessità di interrogarsi sui valori e sulle finalità che orientano queste tecnologie. In ambito sanitario, ha sottolineato, non basta utilizzare i nuovi strumenti: occorre imparare a governarli, evitando che le persone e i professionisti ne diventino semplici utilizzatori passivi. I medici sono chiamati a restare informati e attivi nel confronto, anche contribuendo alla definizione di criteri e linee guida per un impiego responsabile dell’IA nella sanità.
Il tema riguarda da vicino la pratica quotidiana. Sistemi capaci di elaborare dati e offrire supporto possono affiancare il lavoro clinico, ma la cura comprende anche il riconoscimento della storia e dei bisogni di ciascun paziente. Ascolto, presenza e giudizio professionale restano elementi essenziali: è nella relazione che le informazioni acquistano significato e le decisioni possono rispondere alla situazione concreta della persona.
La festa di san Luca ha offerto così un’occasione per mettere in dialogo competenze mediche, istituzioni sanitarie e riflessione ecclesiale. La sfida è accompagnare il progresso tecnologico mantenendo al centro la dignità di chi è curato e di chi cura, perché l’innovazione sostenga la medicina senza impoverire l’umanità dell’incontro.