Fatti
Sono certamente molti, ma non abbastanza. E hanno comunque a che fare con una serie di problemi importanti (oltre a quelli con i quali si confrontano tutti i coltivatori). I giovani agricoltori italiani (cioè quelli che coltivano la terra e hanno meno di 35 anni), danno però buone prove. E vogliono fare ancora di più.
Esempi e numeri su questa parte dell’agricoltura arrivano dall’edizione 2025 degli Oscar Green di Coldiretti: una manifestazione che ha l’obiettivo di valorizzare proprio i giovani coltivatori, facendone rilevare le loro caratteristiche e peculiarità. Giovani, dunque, che l’organizzazione agricola stima in circa 50mila e che hanno dalla loro una serie di caratteristiche che si ritrovano nelle aziende che gestiscono. Così, le imprese agricole condotte dalle nuove leve del comparto, sarebbero quelle più sostenibili e creative, più resilienti, maggiormente innovative, in qualche modo più pronte a rispondere alle sollecitazioni del mercato e delle condizioni nelle quali si svolge la produzione agricola. Un insieme di doti che si condensa in un elemento: la produttività per ettaro. Stando alle più recenti rilevazioni della Rete Rurale Nazionale, dice una nota dei coltivatori diretti, la produttività media delle imprese giovanili italiane è pari a 4500 euro per unità di superficie. Si tratta di un valore doppio rispetto a quello europeo e francese, ma superiore anche a quello della Germania e soprattutto della Spagna, grazie alla maggiore specializzazione in coltivazioni ad elevato valore aggiunto. Questa tipologia di imprese agricole ha una particolare distribuzione geografica e pare dedita a determinate produzioni piuttosto che altre. In valore assoluto le regioni con il maggior numero di imprese agricole condotte da giovani pare siano collocate in Sicilia (con 6.100 aziende), in Puglia (5.000 unità) e in Campania (4.800). A fare la parte del leone nelle coltivazioni sono sempre i cereali, seguiti dagli ortaggi, dall’allevamento, dalla vitivinicoltura e dall’olivicoltura da olio.
I temi importanti quando si parla di giovani e di agricoltura, sono per due: da una parte le cause della maggiore redditività e, dall’altra, le difficoltà che frenano l’incremento della loro presenza nel settore.
Circa il primo tema, la parola che chiarisce tutto è “multifunzionalità”. Che in qualche modo va di pari passo con “innovazione”. Sarebbero infatti le imprese condotte dai giovani ad essere più capaci di cambiare modalità produttive e le stesse produzioni, introducendo anche nuovi “prodotti” in termini di servizi, accoglienza, formazione offerta. Proprio dagli Oscar Green di Coldiretti, tra l’altro, ogni anno arrivano esperienze che possono essere di esempio in questo senso. Si va dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili.
Poi c’è l’altro tema: le difficoltà che frenano l’espansione della presenza dei giovani agricoltori. Ostacoli che possono essere riassunti nella burocrazia ancora pesante ed eccessiva e nelle difficoltà di ottenere credito adeguato dal sistema bancario. Ma conta anche l’aumento dei costi degli ultimi anni che sulle imprese di questo tipo pare si sia fatto sentire di più.
Vale comunque anche per l’agricoltura un condizione di fondo: la necessità di un ricambio generazionale che va avanti ancora troppo lentamente. Un processo che non significa espulsione degli anziani dalle imprese agricole ma, anzi, una loro valorizzazione accanto a chi, però, ha capacità, formazione, entusiasmo per continuare e migliorare quanto già avviato in passato.