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Il 10 novembre, alle 18 nella chiesa di Santa Croce in Padova, si chiuderà la fase diocesana della causa di beatificazione-canonizzazione del servo di Dio don Domenico Leonati. L’appuntamento, presieduto dal vescovo Claudio Cipolla, sarà preceduto dalla recita dei vespri e trasmesso nel canale Youtube Beata Liduina Meneguzzi.
Nato a Battaglia Terme, Padova, il 12 febbraio 1703, ha frequentato la Schola sacerdotum del Patriarcato di Venezia (a Murano) e, nel 1720, il collegio Tornacense a Padova, dove ha conseguito la laurea in utroque iure e terminato la formazione presbiterale. A Padova, e poi a Montagnana, ha avviato un collegio-convitto per studenti universitari. È stato in seguito nominato vicario adiutore a Battaglia (1734-37) e parroco a Ponte di Brenta (Padova). Qui si è dedicato a un’intensa attività pastorale, alla ricostruzione della chiesa e, nel 1740, ha avviato un “conservatorio” per fanciulle disagiate. Nel 1751, per volontà del vescovo Rezzonico (futuro papa Clemente XIII), don Leonati ha assunto il ruolo di padre spirituale nel Seminario diocesano (1751-65) e ha trasferito la piccola comunità del “conservatorio” a Padova in zona “Vanzo”, dove ha preso il nome di “Istituto delle Vergini in Vanzo”, divenuto poi congregazione delle Suore di San Francesco di Sales-Salesie. Lasciato il Seminario, il servo di Dio ha prestato servizio nella parrocchia di Santa Croce e in diversi monasteri della città.
Nel 1765, ispirandosi alla figura di san Francesco di Sales, ha dettato il testamento, le Regole e il Direttorio per il suo istituto e una memoria autobiografica risalente al 1779. È morto nel gennaio 1793 ed è stato sepolto nella chiesa del convento delle Monache cappuccine a Santa Croce (ora scomparso).
L’avvio della causa di beatificazione-canonizzazione, richiesta dalle Salesie, ha permesso di effettuare una valida ricostruzione non solo del servizio di don Domenico alla Chiesa e alla società del suo tempo, ma anche della fecondità del suo messaggio. Il servo di Dio è un esempio per i sacerdoti, un modello di zelo apostolico, di fedeltà al Magistero, di sinodalità ecclesiale, di cura per gli ultimi, di sensibilità verso l’educazione cristiana. Anche per i laici è testimone di autentica carità.
Il luogo scelto per la chiusura della causa diocesana è legato all’attività del fondatore, delle sue figlie spirituali e delle fanciulle del conservatorio. La data scelta, inoltre, ricorda il ripristino dell’istituto da parte di madre Pasqua Sandrini (1762-1849), dopo la soppressione napoleonica (1810), il riconoscimento dell’autorità civile (10 novembre 1824) e l’acquisto dello stabile dell’ex collegio dei Padri Somaschi.