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Sabato 7 novembre, all’Opsa, viene presentato il Rapporto annuale 2025 della Diocesi di Padova. Invitati sono i membri dei consigli parrocchiali per la gestione economica e gli enti diocesani. Con Giovanni Bottecchia, economo diocesano, entriamo nel documento.
Partiamo dai numeri, anche se – come emerge dai vari contributi che aprono il documento, in primis quello del vescovo Claudio – il Rapporto annuale è, ed è sempre stato, molto di più.
«Il bilancio 2025 restituisce l’immagine di una Diocesi economicamente solida. L’attivo patrimoniale ammonta a 78,4 milioni di euro, il patrimonio netto raggiunge i 53,8 milioni e il risultato economico presenta un disavanzo contenuto, di circa 68 mila euro, in miglioramento rispetto al 2024. Un dato significativo è l’assenza di indebitamento bancario. Ma il Rapporto annuale, appunto, va oltre questi numeri: racconta come le risorse economiche vengano impiegate a sostegno delle attività pastorali, educative, culturali e caritative della nostra Chiesa. Il patrimonio non è un fine, ma uno strumento al servizio della missione».
All’inizio del suo contributo parla di «un risultato economico di sostanziale equilibrio»…
«La Diocesi mantiene una situazione economica complessivamente equilibrata. La gestione operativa ha generato nel 2025 un flusso finanziario positivo di 1,8 milioni di euro, mentre sono stati effettuati investimenti netti per circa 2,7 milioni. Abbiamo continuato a sostenere le attività ordinarie e, contemporaneamente, a investire nel futuro. Naturalmente, l’equilibrio non è una condizione definitivamente acquisita. Richiede attenzione ai costi, capacità di programmare e disponibilità a rivedere le priorità. L’obiettivo non è produrre utili, ma garantire nel tempo la sostenibilità della nostra missione».
Chi/cosa c’è dentro/dietro i numeri?
«Ci sono anzitutto le persone: fedeli, preti, dipendenti, collaboratori e volontari che ogni giorno rendono possibile la presenza della Chiesa sul territorio. Ci sono le attività educative, l’assistenza a chi è fragile, la cultura, la formazione, la solidarietà internazionale e la vita delle comunità parrocchiali. Proprio per raccontare meglio questa dimensione, presenteremo prossimamente il primo bilancio sociale della Diocesi, realizzato in collaborazione con l’Università di Padova. Vogliamo misurare non soltanto le risorse impiegate, ma anche il valore sociale e ambientale che contribuiamo a generare».
Quali “cantieri” diocesani fotografa questo Rapporto annuale?
«Il 2025 è stato un anno di importanti interventi e trasformazioni. Tra i principali cantieri c’è la ristrutturazione della Curia e il primo stralcio del progetto del nuovo Polo delle biblioteche della Chiesa di Padova, con gli interventi di messa in sicurezza della chiesa di Santa Maria in Vanzo. Guardando al prossimo futuro, assumono particolare significato quello delle nuove Cucine popolari, che coniuga recupero del patrimonio e servizio alle persone più fragili, e l’avvio del cantiere di via San Pietro, dove prenderà corpo un progetto abitativo di assistenza ai più fragili. Abbiamo inoltre concluso alcune operazioni di valorizzazione immobiliare e avviato un percorso di ricognizione del patrimonio. La strategia è chiara: custodire ciò che è essenziale, valorizzare ciò che può generare risorse e trasformare ciò che non risponde più alle esigenze della nostra missione».
Su cosa è necessario “vigilare”?
«Direi soprattutto su tre aspetti: il primo è la sostenibilità dei costi ordinari, che devono trovare copertura in entrate sufficientemente stabili e ricorrenti. Il secondo riguarda il patrimonio immobiliare: custodiamo una ricchezza straordinaria, ma anche molto onerosa da mantenere. Servono programmazione, investimenti mirati e, talvolta, il coraggio di compiere scelte di trasformazione. Il terzo riguarda la capacità di continuare a reperire risorse economiche, a partire dai fondi dell’8 per mille e dalle offerte, il cui ammontare futuro non può essere dato per scontato. Dobbiamo quindi rafforzare la capacità di programmare, diversificare le fonti di finanziamento e individuare le priorità. La vera sfida è coniugare prudenza amministrativa e capacità di investire nel futuro».
Bilancio certificato anche quest’anno…
«La Diocesi ha scelto volontariamente di sottoporre il proprio bilancio alla revisione legale di una società indipendente, PricewaterhouseCoopers. È una scelta di trasparenza e responsabilità, ma è anche un’occasione per migliorare continuamente i nostri processi amministrativi».
Il vescovo Claudio usa, per introdurre il Rapporto, l’immagine della barca e del lago da attraversare. Che barca è oggi la Chiesa di Padova? Con che approccio sta attraversando il “lago” rappresentato dal contesto attuale?
«È una barca solida, ma consapevole che le condizioni della navigazione stanno cambiando. Il Rapporto annuale ci dice che disponiamo delle risorse necessarie per affrontare il futuro con fiducia, ma anche che dobbiamo prepararci a trasformazioni importanti. I cambiamenti demografici, la diminuzione di alcune risorse, l’aumento dei costi e la complessità della gestione del patrimonio ci chiedono di ripensare alcune scelte e modalità organizzative. L’atteggiamento giusto unisce prudenza e coraggio: custodire responsabilmente quanto abbiamo ricevuto, senza rinunciare a innovare e investire. Ma l’immagine che usa il vescovo ci ricorda soprattutto che non basta avere una barca solida: occorre remare insieme, nella stessa direzione. È il senso della corresponsabilità alla quale ci richiama il cammino sinodale. Il nostro compito non è conservare semplicemente ciò che abbiamo ricevuto, ma fare in modo che continui a generare valore per le persone e le comunità, anche per le generazioni che verranno».