Fatti
Certo, ci sono tante necessità materiali cui dare una risposta: il pranzo e la cena, una doccia, dei vestiti, una casa. «Ma il nostro principale obiettivo – spiega Sara Ferrari, vicedirettrice della Caritas diocesana – è riconoscere la dignità di ogni persona che si rivolge a noi. Cerchiamo di trasformare un rapporto apparentemente sbilanciato, tra chi dona e chi riceve, in una relazione reciproca. E guai a giudicare gli altri. Può capitare a tutti di trovarsi, in un attimo, a perdere il lavoro o una situazione familiare stabile e ad affrontare una fase difficile della propria vita».
Gli incontri avvengono al Centro di ascolto diocesano di via Bonporti. «Che non vogliamo sia uno sportello burocratico, ma una porta aperta – continua Ferrari – La persona che si rivolge alla Caritas viene accolta da alcuni volontari, che offrono la colazione e cercano d’instaurare un dialogo. Noi gestiamo sei appartamenti, messi a disposizione da quattro parrocchie e destinati ad accogliere persone in condizione di marginalità: l’accoglienza, per ogni persona, può durare al massimo per due anni. Nel 2025 vi hanno soggiornato, a rotazione, 33 persone. Tre appartamenti sono riservati ai nuclei che vivono un’emergenza abitativa».
Nella stagione invernale 2025-2026 sei comunità hanno inoltre messo a disposizione dei locali, in primis canoniche e centri parrocchiali, per venire incontro all’emergenza freddo: gruppi di volontari hanno accolto gli ospiti con qualcosa di caldo e, dov’è stato possibile, con la cena. Ben 257 persone hanno usufruito dell’ambulatorio di odontoiatria di via Duprè, all’Arcella, che nel 2025 ha erogato gratuitamente 1.524 prestazioni. Si sono messi a disposizione 17 odontoiatri, un igienista, un tecnico radiologo, due assistenti alla poltrona, un volontario che ricopre vari ruoli. Due le persone assunte, che coordinano l’attività.
Ma sta crescendo, tra senza dimora e persone in difficoltà, anche il desiderio di nutrirsi di cultura. A questo bisogno risponde l’iniziativa dei “Cercatori di bellezza”. «L’idea è venuta quattro anni fa – racconta Elisabetta Vergani, referente del Centro di Ascolto della Caritas di Padova – alla nostra volontaria Stella Fante. Nel 2022, subito dopo la pandemia da Covid-19, abbiamo pensato che sarebbe stato bello offrire anche degli spazi di riflessione e, perché no, di emozione. Così è nato un progetto sperimentale di visita ai principali monumenti della città, dal Palazzo della Ragione alla Basilica del Santo, che appartengono a tutti, compresi coloro che stanno vivendo un momento difficile ma che, non per questo, hanno perso la curiosità e la voglia di apprendere».
Pian piano il raggio di azione dei “Cercatori di bellezza” si è allargato e le visite di una-due ore sono diventate delle vere e proprie gite di una giornata, finanziate dalla Caritas, in cui si scoprono degli scrigni d’arte, come Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, e poi si condividono il pranzo e qualche occasione di approfondimento. Gli appuntamenti sono già tre-quattro l’anno.
«L’ultima visita – raccontano Elisabetta e Stella – è avvenuta giovedì 22 ottobre, quando abbiamo avuto la possibilità, in una giornata splendida anche sotto il profilo meteorologico, di accedere a Villa dei Vescovi, a Luvigliano di Torreglia. All’iniziativa hanno partecipato 28 persone, ma abbiamo dovuto dire di no a qualche altro ospite che si sarebbe aggregato volentieri. Abbiamo riempito tre pullmini e qualche auto».
Ma chi sono le persone che partecipano a queste iniziative? «Sono persone, in genere tra i 40 e i 70 anni, anche se non manca qualche giovane – rispondono le nostre interlocutrici – che vivono una grave marginalità sociale ed economica. Sono uomini e donne, quasi tutti italiani, che vivono per strada, mangiano alle Cucine popolari e dormono all’asilo notturno del Torresino. Qualcuno magari era passato tante volte davanti alla Cappella degli Scrovegni ma, avendo pochi soldi in tasca, non ci era mai entrato».
Di norma le visite vengono concordate con gli enti che gestiscono i monumenti da visitare. «Abbiamo sempre trovato una grande disponibilità – sottolinea Elisabetta Vergani – Ci vengono messe a disposizione delle guide che ci fanno gustare fino in fondo ciò che vediamo. Prima di visitare il Museo del Risorgimento, ci siamo anche accomodati al Caffè Pedrocchi per un buon caffè».
Sulla stessa lunghezza d’onda è sintonizzato il protocollo d’intesa tra il Centro di Ateneo per i Musei e il settore Servizi sociali del Comune di Padova, che è stato illustrato lunedì 26 ottobre all’Auditorium del Museo della Natura di corso Garibaldi 39. Tra i promotori anche il Centro di Ateneo per i Diritti Umani Antonio Papisca.
Mauro Varotto, delegato della rettrice ai Musei dell’Università di Padova, ricorda che il progetto di dottorato è stato varato a seguito della borsa Pnrr, cui sta lavorando dal 2023, nella Scuola di Scienze storiche, geografiche e antropologiche, Beatrice Negro, la quale l’anno prossimo dovrà presentare la tesi “Patrimonio accessibile, dinamiche e opportunità di valorizzazione, partecipazione e attivismo culturale”.
«All’inizio – sottolinea Varotto, supervisore del progetto insieme a Marina Santi – pensavamo di coinvolgere varie realtà come gli immigrati di seconda generazione. Poi ci siamo concentrati sui senza dimora, quelli che la gente chiama normalmente “barboni”. In questa categoria figurano tante tipologie umane: immigrati appena arrivati in città e che non hanno riferimenti; persone che hanno perso il lavoro o la casa; e via elencando. Ma dietro una povertà economica si nasconde quasi sempre una povertà relazionale. Ed è su quella che vogliamo incidere con questo progetto che si propone di accogliere, nei musei, nelle biblioteche e negli archivi, uomini e donne che non hanno perso la voglia di gustare la bellezza. L’iniziativa, partita dal Museo di Geografia, si propone ora di coinvolgere le altre realtà museali, grazie anche alla collaborazione degli assessorati municipali alla Cultura e al Sociale».
La domanda vien da sé: quanti sono i senza dimora a Padova? «La ricerca di Beatrice Negro evidenzia che sono un numero ragguardevole: almeno 600. Nelle nostre iniziative ne abbiamo intercettati 30-40, ma speriamo nelle prossime occasioni di allargare il gruppo».

In Italia le persone senza fissa dimora iscritte all’anagrafe sono circa 96 mila, mentre l’ultimo censimento Istat nelle 14 maggiori aree metropolitane ne ha contate oltre 10 mila in una sola notte.
In Veneto, la povertà estrema, secondo l’ultimo Rapporto statistico regionale, tocca quasi 4 mila persone senza tetto, concentrate soprattutto nei capoluoghi di provincia.