Fatti
Da Piove di Sacco alla stazione di Trieste sono due ore di autostrada, ma per un gruppo di volontari della Saccisica quel tragitto è diventato da qualche anno una consuetudine. Non sono i soli: dal Padovano, come da decine di altre città italiane, una comunità variegata di associazioni e gruppi spontanei raggiunge periodicamente, turnandosi, il capoluogo giuliano. L’obiettivo è dare una mano a migranti e profughi che arrivano dalla rotta balcanica: un piatto di cibo caldo, qualche cura medica essenziale, un po’ di calore umano.
Dal 14 ottobre, però, anche questo gesto basilare di accoglienza può costare multe e sanzioni: la Questura ha infatti vietato ogni forma di assistenza il sabato e la domenica nella piazza davanti alla stazione, dove da oltre sette anni l’associazione Linea d’ombra di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi offre pasti, vestiti asciutti, coperte e cure ai piedi martoriati di chi ha camminato per mesi. Nei giorni feriali la distribuzione è consentita soltanto dalle 18 alle 20, mentre i volontari chiedevano di restare più a lungo. Il provvedimento richiama la necessità di prevenire «ogni eventuale turbativa dell’ordine e della sicurezza pubblica» e di tutelare le attività di socialità, intrattenimento e svago del centro. Intanto sono oltre un centinaio i richiedenti asilo rimasti senza un tetto, molti dei quali passano la notte nei magazzini del Porto Vecchio in attesa di un appuntamento in Questura che può arrivare dopo mesi.
Contro la misura una petizione nazionale ha superato le 24 mila firme, e anche la Chiesa triestina ha preso la parola: «L’indifferenza è una malattia che va curata» ha scritto il vescovo Enrico Trevisi, aggiungendo che «noi abbiamo il Vangelo, che ci spinge non a fare discorsi, ma a chinarci su chi soffre». Il 23 ottobre è poi arrivato il comunicato dell’Azione cattolica del Triveneto, firmato dalle presidenze di quindici diocesi: un testo che riconosce il compito delle istituzioni ma che, «con franchezza e senza polemica», si dice non convinto che vietare cibo, vestiti e prime cure renda la piazza più sicura. «Divieti e polemiche non hanno fermato e non fermeranno gli arrivi – vi si legge – Rischiano solo di rendere invisibili le persone». Di qui l’invito a sedersi allo stesso tavolo e una raccomandazione che ha quasi il valore di un metodo: «Guardiamo i volti prima dei numeri».
I volti, appunto. Andrea Agostini, 48 anni, medico, è referente per la Saccisica di “Fornelli resistenti”, un gruppo informale nato sull’esempio della rete triestina e cresciuto attorno a Piove di Sacco, con adesioni da Montagnana, Saccolongo, Dolo, Casalserugo. Si cucina negli spazi della parrocchia di Sant’Anna a Piove e della cooperativa sociale Caresà di Brugine; poi una parte del gruppo parte per Trieste, più o meno una volta al mese. «Non andiamo a fare la carità – spiega – Con Linea d’ombra riconosciamo nel gesto della cura un valore politico, nel senso di tutela e amore per la polis, la collettività cui tutti apparteniamo». Sullo sfondo ci sono don Milani, Antigone e le leggi ingiuste da cambiare, ma prima ancora il riconoscimento dell’altro nella sua fragilità e umanità. «Questi ragazzi, quando entrano in Europa, in Bulgaria o in Croazia, vengono trattati come bestie. Se non ci fosse chi si china a curare loro i piedi, che cosa sarebbe dell’Europa e delle nostre democrazie?».
Agostini non nasconde le fatiche della piazza: a inizio ottobre ci sono stati alcuni disordini e i volontari stessi avevano sospeso per qualche giorno la distribuzione: il divieto, però, a suo giudizio, sa piuttosto di propaganda, con le elezioni nazionali e comunali alle porte: «Si è voluto fare i forti con i deboli. E l’invasione di cui tanti parlano è soprattutto una narrazione: se queste persone fossero accolte e inserite subito nella legalità ci sarebbe meno sofferenza per tutti».
Chi sono però le persone che arrivano in Piazza Libertà – oggi chiamata da tutti Piazza del mondo – da dove vengono? Per capirlo ci rivolgiamo a Mariano Salmaso, già assessore e poi per cinque anni sindaco di Sant’Angelo di Piove di Sacco, che porta un’altra esperienza: quella di chi la rotta balcanica la incontra prima che arrivi al confine italiano. La storia che racconta comincia nel 1992, quando la guerra nell’ex Jugoslavia spinge diversi comuni del Padovano a fare qualcosa: per impulso di Lucia Zanarella, scomparsa di recente e vicina ad Alexander Langer, nascono gruppi che portano aiuti ai profughi lungo la costa croata. Ne è erede l’Avip, Associazione volontari iniziative di pace, da anni in collegamento con Doborovci, villaggio vicino a Tuzla dove duecento abitanti si erano ritrovati qualche anno fa a ospitare un migliaio di donne e bambini scampati al massacro di Srebrenica. Oggi l’associazione va tre o quattro volte l’anno a Bihać, in Bosnia, in un campo profughi dove Ipsia Acli sostiene una casa famiglia per minori; portano beni essenziali: biancheria, armadi, biciclette per andare a scuola, un cappotto o paio di scarpe. E, soprattutto, la loro presenza attenta e accogliente: «Stando lì i pregiudizi se ne vanno – racconta – Ricordo una ragazzina siriana, arrivata sola a dodici anni, resa sorda dalle bombe: sensibile e intelligentissima, riusciamo in qualche modo a dirci tutto. E un altro ragazzo minorenne afghano, a cui la polizia croata ha spaccato i denti durante il “game”, il tentativo di passare il confine. Di solito ce ne vogliono almeno cinque o sei prima di riuscire».
Trieste, per chi ce la fa, è il capitolo successivo della stessa storia. «Ogni volta che ci siamo stati abbiamo trovato umanità, ordine e una tranquillità che ci ha stupiti». Dell’ordinanza Salmaso fatica a cogliere il senso: «Si vuole garantire lo svago della popolazione ma quella è la piazza della stazione, e adesso è vuota. Quando si ha fame, si ha fame: un pasto al giorno offerto dai volontari è anche un deterrente contro situazioni ben peggiori». Governare le migrazioni non è semplice, ammette, ma la politica dovrebbe fare da guida, non inseguire chi alza di più la voce sui social. «In certe zone del mondo questi esodi li abbiamo provocati anche noi. E mi chiedo sempre: io al loro posto che farei?».
Dal 1° gennaio al 31 agosto, International Rescue Committee Italia e Diaconia Valdese hanno registrato 7.231 nuovi arrivi dalla rotta balcanica, contro i 5.512 dello stesso periodo del 2025: un aumento del 31 per cento. In agosto sono state incontrate 1.086 persone, il 22 per cento in più rispetto alle 894 di luglio. Una media di circa 35 nuovi arrivi al giorno. Il rapporto, realizzato attraverso le attività di prima assistenza nell’area della stazione centrale, rileva 602 adulti e 94 minori stranieri non accompagnati.

Davanti alla stazione di Trieste, da anni i migranti della rotta balcanica vengono accolti, medicati, sfamati e vestiti con capi dignitosi. L’associazione Linea d’ombra di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi ha fatto conoscere in tutta Italia questa situazione, e sono molti i volontari da tutto il Paese che supportano l’accoglienza. Tra questi anche diversi gruppi padovani che qui commentano la situazione che si è creata dopo l’ordinanza della Questura di metà ottobre.