Chiesa
Esce in libreria Don Ruggero Ruvoletto. Siamo qui per esserci di padre Giancarlo Paris, pubblicato dalle Edizioni Messaggero Padova. La presentazione, in anteprima, si terrà sabato 20 settembre durante l’assemblea missionaria diocesana, proprio all’indomani del 16° anniversario del martirio a Manaus del fidei donum nativo di Galta di Vigonovo, ucciso il 19 settembre 2009 mentre era al servizio della comunità nella periferia amazzonica.
È un libro che nasce da un incontro inatteso. Racconta padre Giancarlo Paris: «Camminando ho visto per terra un’immaginetta in ricordo di don Ruggero Ruvoletto, che prima non conoscevo. L’ho raccolta, l’ho messa nel breviario e dopo alcuni giorni, guardando questo viso, ho deciso di cercare sul web chi fosse. Così ho scoperto la sua storia. Ho cominciato a fare delle ricerche e ho visitato la sua tomba. È come – dico una cosa grossa, però è quello che sento – se don Ruggero si fosse fatto trovare perché si tornasse a parlare di lui».
È una biografia «che parla della famiglia, della sua nascita a Galta di Vigonovo e di come è nata la vocazione sacerdotale, dei vari servizi che ha svolto in Diocesi fino al desiderio di partire per la missione in Brasile, con le varie tappe che ha conosciuto». Non si tratta però di una biografia “esaustiva”. «Mi sono basato soprattutto sulle testimonianze di sorelle di don Ruggero, che mi hanno consegnato lettere e ricordi, e di alcuni laici che hanno condiviso con lui periodi di missione».
Tra gli episodi più forti c’è quello che lega don Ruggero alla memoria di un altro missionario, don Luigi Vaccari, morto in un incidente, del quale raccolse i sandali lasciati sul pavimento quasi a “ereditarne” il mandato missionario. «Questo episodio – racconta padre Paris – si collega alla statua di don Ruggero che è fuori dalla chiesa parrocchiale di Galta, dove è raffigurato proprio con i sandali in mano».
Il motto che lo accompagnava ovunque era: «Siamo qui per esserci». Una frase che, ricorda padre Paris, «ripeteva in tantissime occasioni: quando andava a visitare gli ammalati, quando incontrava i gruppi missionari parrocchiali da direttore dell’ufficio diocesano, quando in missione entrava nelle case della gente e vedeva i problemi».
Quella di don Ruggero è una figura profondamente innamorata della Chiesa, soprattutto della “Chiesa delle persone”. Lo dimostra «nel rapporto con il vescovo Franceschi, che lui seguì come segretario anche nel momento della malattia, standogli accanto fino alla fine con affetto filiale». E ancora nella fraternità sacerdotale: «È un termine che usava spesso quando ancora non era nel linguaggio ecclesiale».
L’eredità che lascia, osserva l’autore, «è che la missione si può compiere in ogni luogo, non è per forza partire per andare lontano. Don Ruggero, poi, quando ha incontrato i problemi, pur sapendo di rischiare la vita, non si è tirato indietro».
Lo scopo del libro è risvegliare la memoria. «Gesù – conclude padre Paris – ci invita ad allargare gli orizzonti, ad accorgerci di ciò che succede più lontano da noi, a metterci in gioco, a vedere in ogni Chiesa locale una Chiesa sorella, non una Chiesa lontana».