Ci sono figure nella nostra storia di cui abbiamo dimenticato l’importanza, oppure non l’abbiamo mai saputa. Una di queste è quella di don Domenico Leonati, sacerdote del 1700 e che ha operato nel territorio padovano lasciando un’eredità spirituale, sociale ed ecclesiale importante e duratura. Il suo operato è così significativo e la devozione nei suoi confronti è così radicata, che è stata avviata nel 2024 la causa di beatificazione. Proprio a lui la parrocchia di San Marco a Ponte di Brenta ha deciso di dedicare un’iniziativa forse insolita, ma sicuramente interessante: una mostra che si inaugura in occasione della festa patronale di San Marco. La mostra ha un titolo forte ed attrattivo: “Un abbraccio che fa storia. Presenza e attività di don Domenico Leonati” (patronato Ponte di Brenta, 24 aprile-4 maggio).
Don Domenico: chi era? Il servo di Dio don Domenico Leonati nacque il 12 febbraio 1703 a Battaglia Terme. Siamo nella Repubblica Serenissima dei dogi Mocenigo e Corner, un secolo di lento, ma sostanziale declino politico che porterà nel 1797 alla resa veneziana davanti alle truppe napoleoniche. Come si legge nel Catalogo della mostra (introdotto da una lettera personale del vescovo Claudio e realizzato da Paolo Carnovalini e da Peruzzo Industrie Grafiche), «il 18° secolo veneto, era un tempo non facile: doveva avere a che fare con sfide quotidiane che noi ben conosciamo e molte che noi non conosciamo più. Quel mondo precedente alla rivoluzione industriale, alla rivoluzione medica e dell’igiene, alla rivoluzione delle comunicazioni e dei trasporti dell’Ottocento era un mondo più lento, molto meno affollato e meno interconnesso non solo del nostro, ma anche di quello a cui arriva la memoria familiare. Era un mondo dove le nascite erano sempre numerose, insieme alle possibilità di morte del bambino prima dei cinque anni, prima della grande transizione demografica che porterà l’Europa a quadruplicare l’aspettativa di vita alla nascita». In un’epoca con queste caratteristiche non era facile vivere e testimoniare il cristianesimo. Nel 1726 Domenico viene ordinato prete, diviene cappellano a Montagnana, viceparroco e poi parroco. Sottolinea sempre il Catalogo della mostra che Leonati «quando giunge a Ponte di Brenta come parroco il 3 marzo 1737, trova una popolazione che, ancora costituita in gran parte da barcaioli, locandieri, fittavoli, non è dissimile da quella della natia Battaglia. Subito individua la carenza principale di cui soffre la comunità parrocchiale: la mancanza dell’annuncio della parola di Dio. Scrive: le anime si trovavano senza pascolo della parola di Dio, con quelle conseguenze funeste che nascono dall’ignoranza». Qui don Domenico si fa in quattro: rilancia la presenza della chiesa parrocchiale, la amplia e la rinnova; poi si occupa delle famiglie più povere, delle bambine e adolescenti e crea per loro una struttura – il Conservatorio – un’opera nella quale potessero essere educate e cresciute. In mille modi anima per circa quindici anni il tessuto sociale di Ponte di Brenta, diventando quasi un anticipatore della dottrina sociale della Chiesa (la Rerum novarum di Leone XIII arriverà circa un secolo dopo). Poi, rientrato in Padova, don Leonati prosegue l’intuizione del Conservatorio – con l’opera che verrà conosciuta come “le vergini di Vanzo” – che punta ad accogliere bimbe e fanciulle e toglierle «dall’ignoranza circa la nostra santa Religione e dall’ozio». Da qui l’Opera diviene nel tempo congregazione delle suore Salesie, una presenza missionaria padovana che si espande in varie parti del mondo. Gli ultimi anni don Domenico li vive da confessore e padre spirituale del Seminario diocesano fino alla morte, avvenuta nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 1793.
La mostra e non solo… A fronte di tutte queste attività e di una personalità così ricca e dinamica, lo scorso anno la parrocchia di San Marco a Ponte di Brenta, nella figura del suo parroco don Matteo Ragazzo e di alcuni parrocchiani legati al Consiglio pastorale, si è fatta una domanda: «ma davvero conosciamo la figura di don Domenico? Nel nostro territorio abitano quasi cinquemila persone: chi di loro ha sentito parlare delle sue opere e della sua predicazione, oppure ne conosce l’importanza?». E così don Matteo con l’aiuto di Renzo Sartori (componente del Consiglio pastorale e principale promotore della manifestazione) hanno iniziato ad assemblare un gruppo di lavoro – di cui fanno parte don Leonardo Scandellari, postulatore della causa di beatificazione di don Leonati, insieme a Marco Valisa, Emanuela Centis, Tommaso Simionato e le rappresentanti delle suore Salesie – per creare una mostra dedicata a don Domenico, al suo tempo, alle sue opere e alla vita attuale delle Salesie. Un percorso in grado di condurre le persone all’interno di un tempo in cui vivere nella campagna veneta non era così facile e agevole come oggi. Il titolo dato alla mostra è un’immagine perfetta per suggerire che le azioni e il cuore di don Leonati hanno sostenuto la comunità di Ponte di Brenta nel Settecento, ma proseguono anche oggi, gettando quindi semi di speranza e di accoglienza nel nostro presente.
La mostra – che si inaugura giovedì 24 aprile alle 18 – è un segnale importante di strettissima collaborazione tra parroco e parrocchiani. È un gesto realizzato all’interno di quella nuova prospettiva indicata dal vescovo e dal Sinodo diocesano che parla di “responsabilità della comunità cristiana”. In questi giorni la mostra dedicata a Don Leonati si apre negli spazi del Patronato di Ponte di Brenta. Contemporaneamente la comunità si unisce nella festa patronale di San Marco, che è uno dei momenti ricchi e forti di questo territorio. La mostra e le altre attività connesse rappresentano un modo di vivere la Chiesa oggi, in profonda connessione con il suo territorio e con il contributo di tutti. L’azione di don Domenico Leonati continua anche così.