Idee
Il nodo più spinoso della vicenda del monte Venda riguarda la correlazione tra radon e patologie polmonari. Ci si chiede se qualcuno avesse saputo della pericolosità del sito quando la base fu costruita. Prima di avventurarci nei processi e sentire le testimonianze, restiamo ancora per un attimo al di fuori della base, cercando notizie sul radon e su chi poteva essere a conoscenza della sua presenza tossica. Sentendo alcuni residenti dell’area, tra cui l’ex sindaco di Teolo, si possono far risalire le prime notizie agli anni Ottanta. Dunque, non al momento della costruzione della base 1° Roc, nel 1955.
Giorgio Pivato doveva ancora nascere quando iniziarono le prime perforazioni, ma era un ragazzino curioso negli anni successivi quando, a Teolo, molti parlavano della base. E lui abitava proprio di fronte al cancello d’ingresso: «Ricordo di aver sentito parlare del radon la prima volta quando ci sono state le prime malattie sospette, credo a metà degli anni Ottanta. Negli anni precedenti non c’erano problemi. Poi penso che l’ambiente non fosse salutare, i militari lavoravano nei tunnel dove, tra l’altro, si fumava e le condutture erano in amianto».
Se il residente può avere ricordi legati perlopiù ad aneddoti e voci di paese, chi ha ben in mente la questione dal punto di vista amministrativo è l’ex consigliere comunale e poi sindaco di Teolo Sandro Beghin: «Sono stato consigliere dal 1970 al 1980 e sindaco dal 1980 al 1990. A Teolo non siamo mai stati interessati dal radon, a livello amministrativo, non si è mai deliberato niente al riguardo. Nessun vincolo, nessuna imposizione, nessuno screening. Solo più tardi sono stati controllati i militari».
Divenuto ormai esperto dell’argomento è l’attuale sindaco di Vo’, Mauro Delluniversità, che né per età, né per residenza (abitava a Padova fino a pochi anni fa) è stato interessato dalla storia della base, ma il forte impatto del radon sulla salute dei suoi concittadini lo ha portato ad approfondire la questione, cercando di risalirne al principio. «Dalle ricerche che ho condotto ho compreso che il tema della pericolosità del gasradon l’abbiamo recepita da approfondimenti inizialmente effettuati negli Stati Uniti dove la natura e gli effetti di questo gas sono stati affrontati con programmi federali e militari già dagli anni Ottanta, ma – allora – senza obblighi nazionali vincolanti. Documenti ufficiali del DoD (Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti) e della Navy (Marina) mostravano criticità persistenti. In Italia ed Europa, le basi Nato (come il monte Venda o quella di Napoli) hanno registrato livelli elevati di radon, con conseguenze giudiziarie e sanitarie, e le informazioni ricevute da alcune fonti negli Usa consentono di supporre che gli studi fossero più avanzati e dettagliati di quanto sapessimo in Italia».
Un recente rapporto del Department of Defense Office of Inspector General, documenta Delluniversità, ha rivelato che il radon negli alloggi militari – che costituisce il rischio ambientale più significativo per la salute – è stato gestito in modo inadeguato: «Il 14 ottobre 1987 è stato, infatti, varato un memorandum del Deputy Assistant Secretary of Defense for Environment che ordinava a tutti i rami militari di avviare programmi di valutazione e mitigazione del radon. Il radon è stato riconosciuto come rischio sanitario negli Stati Uniti con l’Indoor Radon Abatement Act nel 1988. Secondo l’Us Environmental Protection Agency (Epa), “la Indoor Radon Abatement Act del 1988 ha istituito il quadro federale per la gestione del radon negli Stati Uniti, autorizzando 45 milioni di dollari nell’arco di tre anni per attività legate al radon e incaricando l’Epa di creare programmi di qualificazione per le aziende che offrono servizi relativi al radon, inclusi test e mitigazione”. Non esiste un obbligo federale, ma la certificazione rimane volontaria e delegata alle leggi statali».
Oltre 20, 30 Stati degli Usa impongono da più anni licenze o certificazioni per le abilitazioni a carico di professionisti specializzati che possano determinare – prima delle compravendite – presenza o mitigazione della presenza di gas radon: «Le prime indagini nazionali risalgono invece alla fine degli anni Ottanta, coordinate dall’Istituto Superiore di Sanità – prosegue il primo cittadino in carica dal 2024 – Per il Veneto, questo è scaturito dalla delibera della Giunta regionale del Veneto 5.000 del 1996 con l’avvio della mappatura regionale. In seguito, sono arrivati il decreto legislativo 241/2000 che recepisce la direttiva Euratom 96/29 e il decreto legislativo 101/2020 che ha fissato il limite a 300 Bq/m³ (Becquerel per metro cubo, ndg) e gli obblighi di monitoraggio».
Sulla base di questi elementi sembra quindi confermato che di radon e di implicazioni per la salute umana si è iniziato a parlare effettivamente negli anni Ottanta. Questo potrebbe sembrare un’attenuante per chi costruì la base trent’anni prima, tuttavia, va considerato che dagli anni Ottanta alla fine degli anni Novanta la base è rimasta attiva e decine, se non centinaia, di militari hanno continuato a lavorare, ignari del pericolo.
«Da quanto ho potuto vedere, nel Comune di Vo’ le prime rilevazioni sul radon risalgono alla metà degli anni Ottanta, fatte e trasmesse alla Regione, così come quelle del vicino Comune di Cinto Euganeo – continua nel suo commento Mauro Delluniversità – Da allora sono passati molti anni, ci sono state delle sentenze che hanno accertato la pericolosità dell’inalazione di questo gas, ma non si è fatto abbastanza per tutelare la salute di chi vive e lavora in questa zona. Adesso finalmente qualcosa si muove ma dobbiamo tenere monitorato il rapporto tra ambienti di lavoro e chi deve garantirne la salubrità. È su questo che è mancato un controllo negli anni di attività della base e oltre alle responsabilità militari credo che anche negli enti pubblici preposti alla gestione della sanità vi sia la necessità di campagne informative incisive più diffuse».
Gli approfondimenti e le iniziative del primo cittadino di Vo’, in realtà, sono solo all’inizio. Non solo perché si è insediato da appena 18 mesi, ma perché i monitoraggi sui livelli di radon in case e imprese sono cominciati da poco e più si andrà avanti, più sarà diffusa una nuova sensibilizzazione sul tema. Senza dimenticare quanto è avvenuto nella base e le responsabilità. Ma su questo, sul fronte giudiziario, più di qualcosa si sta muovendo.
“Il respiro del Venda” è un’inchiesta a più puntate (iniziata il 23 novembre, ogni due settimane) realizzata dalla Difesa del popolo attraverso la quale si proverà a riaccendere i riflettori sulla storia della base Nato 1° Roc e sugli effetti su chi, per anni, è stato a contatto con il radon. Dal tema ambientale a quello della salute dei cittadini passando per le responsabilità politiche, attraverso la voce di esperti metteremo assieme diversi tasselli per restituire un puzzle quanto più completo e aggiornato. Terza puntata domenica 21 dicembre su carta e online.
In quegli anni, in Italia, erano operativi tre Roc (Regional operation command): oltre a quello all’interno del monte Venda, c’era il 2° Roc Monte Cavo (Roma), attivo dal 1976 al 1998 e il 3° Roc Martina Franca (Taranto), attivo dal 1964 al 2000