Fatti
Il costo crescente dei materiali dovuto alla situazione geopolitica internazionale, e non solo, potrebbe far chiudere ben 935 cantieri in Veneto. è il grido d’allarme che da giorni Ance Veneto lancia alla politica. Un grido che si unisce a quello delle omologhe associazioni regionali di costruttori, in un appello corale alle istituzioni.
«Se non avremo risorse adeguate, non potremo garantire la continuità dei lavori: i costi di esecuzione delle opere pubbliche rimangono significativamente più alti rispetto a quelli previsti nei prezzari vigenti al momento delle gare; nel contempo, il “Decreto aiuti” sta esaurendo la propria efficacia e serve, pertanto, una proroga della misura sul caro materiali». A dar voce a queste preoccupazioni e richieste è direttamente il presidente di Ance Veneto, Alessandro Gerotto. Dietro le sue dichiarazioni, ci sono i dati di Cnce_Edilconnect elaborati da Ance stessa: i 935 cantieri attualmente in corso e a rischio di rallentamenti o interruzioni hanno un valore di 8 miliardi e 751 milioni di euro. Tra questi stessi cantieri, se ne contano 322 per un valore di 5 miliardi e 620 milioni di euro legati a progetti Pnrr. Gli esempi non mancano nelle nostre zone. Su tutti, la realizzazione e l’ampliamento del tram a Padova. Ma contano anche gli interventi su scala più piccola in termini di fondi e complessità, come la ristrutturazione dei plessi scolastici o la realizzazione di rotatorie. Soprattutto se pensiamo che per anni sono stati trascurati».
I tanti disavanzi nel budget delle ditte partono da previsioni di gara rimaste ferme al periodo pre-Covid. Mentre i rincari dei materiali da costruzione, nel frattempo, sono aumentati a velocità folle. «Solo per citare i materiali più importanti per la filiera edile, l’acciaio è cresciuto del 30 per cento, bitume del 49, rame del 65» continua Gerotto. Le cause sono molteplici e si intrecciano tra loro. «La guerra in Ucraina e le sanzioni hanno avuto un peso determinante, peraltro in una situazione aggravata nei primi tempi dalla speculazione. Ma in generale soffriamo per l’impennata del costo dell’energia, che ricade sui materiali lavorati». Senza dimenticare, in tanti enti pubblici, la carenza di personale specializzato atto a portare avanti i progetti.
«Ci vorrebbero tante professionalità tecniche. Purtroppo, lavorare negli uffici pubblici è sempre meno attrattivo per i giovani e viene a mancare il dovuto ricambio generazionale. Aggiungiamo poi che hanno già dovuto impiegare risorse del Pnrr e non solo per la digitalizzazione, attesa da tempo…». Le conseguenze per il settore delle costruzioni, motore da decenni dell’economia italiana (e veneta in particolare), diventano evidenti. «Pensiamo anche all’occupazione, in Veneto esistono circa 10 mila imprese edili che danno lavoro a più di 70 mila persone» conclude Gerotto. La palla, intanto, è stata lanciata. Ora la sua associazione e i suoi colleghi sperano che Governo e Parlamento la raccolgano, mettendo mano alla manovra di bilancio.