Chiesa
È davvero difficile – anzi, impossibile! – raccogliere i frutti dell’anno giubilare. Impossibile perché ogni “pellegrino di speranza” li custodisce nel proprio cuore e, continuando a camminare sulle vie che il Signore gli dona, saprà come farli “sbocciare”. Impossibile anche perché, guardando al Giubileo vissuto dalla Chiesa di Padova – tra appuntamenti in loco, nei luoghi giubilari, e pellegrinaggi a Roma – le persone coinvolte sono state tantissime. Alla messa di chiusura, il 28 dicembre in Cattedrale, il vicario generale ha restituito un po’ di numeri (come aveva già anticipato sulla Difesa del 21 dicembre) per raccontare l’enorme vitalità che si è sprigionata nel 2025.
Alcuni dei frutti giubilari – «non tutti, non esclusivi, certo, ma frutti buoni» ha sottolineato don Giuliano Zatti – sono stati condivisi, il 28 dicembre, da tre pellegrini: Francesca Gambato, parrocchia del Torresino, che ha partecipato al Giubileo dei giovani; Nicola Benvenuti, parrocchia di Conselve, che ha accompagnato adolescenti e giovani agli appuntamenti giubilari (oltre che averli “seguiti” per la Difesa e per un quotidiano locale); Sandra Zerbetto, parrocchia del Duomo di Monselice, volontaria al santuario delle Sette Chiese.
«Ci sono momenti, viaggi, cammini, incontri che ti fanno scoppiare il cuore di gioia. Il Giubileo certamente è stato uno di questi». Francesca Gambato, 25 anni, ha sintetizzato l’esperienza vissuta a Roma dal 28 luglio al 3 agosto. Ha evidenziato, in particolare, che per i giovani padovani è stato «un Giubileo all’insegna della Provvidenza, dato che una settimana prima della partenza ci siamo ritrovati senza un luogo in cui alloggiare, ma anche questa disavventura ci ha insegnato la vera speranza e il nostro campo di tende, allestito in poco tempo presso la parrocchia dell’Olgiata a Roma, è stato una casa ospitale, capace di ricreare un ambiente semplice e familiare».
Francesca ha poi consegnato tre “fotografie” – le sue – della settimana vissuta a Roma a partire dal momento in piazza San Pietro, in cui il Credo è stato «pronunciato da tanti giovani: in modo individuale, ognuno con le domande che portava nel cuore, ognuno con la propria storia, il proprio cammino di fede, ma allo stesso tempo tutti insieme, come segno di sostegno vicendevole, di comunione, di cattolicità; un camminare insieme, come ci ha insegnato il Sinodo in questi anni». Le altre due “fotografie” restituiscono la quotidianità del campo di tende all’Olgiata, fatta soprattutto di relazioni, e la potenza del silenzio durante l’adorazione eucaristica a Tor Vergata. «Ricordo che durante quel momento uno dei giovani si è girato verso il nostro “don” e gli ha detto: “Sono felice!”».
«Ho davvero fatto esperienza concreta di speranza». Ne è convinto Nicola Benvenuti. «Al Giubileo degli adolescenti, in aprile, nel marasma della fiera di Roma dove eravamo alloggiati, ho presente l’attenzione che gli animatori hanno avuto per i ragazzi. Lungo il cammino vissuto con i giovani a fine luglio, tra Fanano e Pistoia sull’Appennino tosco-emiliano, abbiamo percorso un tratto molto impegnativo sotto una pioggia battente che ci ha accompagnato per oltre sei ore. Più di qualcuno era in difficoltà… I più allenati si sono offerti di portare lo zaino di chi era in affanno o hanno sostenuto chi arrancava. Tutto è avvenuto senza che noi educatori lo chiedessimo».
Durante l’Anno santo, oltre ventimila persone hanno fatto tappa al santuario delle Sette Chiese di Monselice, uno dei luoghi giubilari della Diocesi. I pellegrini sono stati accolti dai volontari del gruppo parrocchiale “Gli amici della pieve e del santuario”. «È stata per noi come un’esperienza donativa – ha raccontato Sandra Zerbetto – abbiamo donato attenzione e vicinanza con discrezione e cura. Come volontari, inoltre, abbiamo ricevuto molto dalle storie che abbiamo ascoltato. Da questa esperienza ci portiamo a casa tre considerazioni: la grande protagonista dell’anno giubilare 2025 è stata la preghiera; sono stati numerosi i giovani, italiani e stranieri, che hanno percorso la via del santuario, mostrando una spiritualità vivace e frizzante; il santuario è e resta luogo privilegiato dove poter sentire Dio più vicino a noi e continuare a ottenere la sua grazia».
Alle loro voci si è unita, nell’omelia del 28 dicembre, quella del vescovo Claudio, che ha “rilanciato” così: «La speranza non è solo sentimento, è di più: deve prendere corpo cioè diventare ricerca, esperienza concreta e storica, progetto di vita. Soltanto se cercata e alimentata ogni giorno resta viva e dona vita alla pace, alla giustizia, all’amore. Il dono della speranza diventa anima della nostra vita perché è cammino, viaggio!».
Sfogliando le pagine del sito della Difesa (oppure i cinquanta numeri cartacei stampati nel 2025: li avete conservati?), ma anche il sotto-sito della Diocesi giubileo2025.diocesipadova.it (nella sezione “News”) si può farsi un’idea, leggendo gli articoli, di quanti pellegrini si sono messi in cammino: chi raggiungendo Roma, con qualsiasi mezzo, e chi visitando i luoghi giubilari della Diocesi. Uno molto frequentato è stata l’Opera della Provvidenza, la cui chiesa – a fine 2024 – è diventata santuario; nella struttura di Sarmeola si sono svolti numerosi Giubilei di categoria. Un altro luogo molto vissuto sono state le Cucine popolari, che hanno proposto percorsi ad hoc.
Il 20 gennaio, dalle 9.30 alle 11.30 in Seminario maggiore, i responsabili dei luoghi giubilari presenti in Diocesi si incontrano per un momento di restituzione di quanto vissuto durante l’anno.

Papa Leone ha chiuso la Porta santa di San Pietro il 6 gennaio, solennità dell’Epifania. Le altre Porte sante, tutte nelle basiliche romane, sono state chiuse nelle seguenti date: 25 dicembre, Santa Maria Maggiore; 27 dicembre, San Giovanni in Laterano; 28 dicembre, San Paolo fuori le mura. La Porta santa nel carcere di Rebibbia, voluta da papa Francesco, è stata chiusa il 20 dicembre.