Fatti
Dopo 25 anni di trattative, tra alti e bassi, accelerazioni e lunghe fermate, l’accordo commerciale tra Unione europea e paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) pare finalmente essere arrivato alla firma. Accordo importante, che copre più comparti produttivi, che ha l’obiettivo di aprire mercati fino ad oggi quasi “chiusi” a causa di dazi e vincoli alle esportazioni, quanto raggiunto con i quattro paesi sudamericani è stato ed è in buona parte respinto dal mondo dell’agricoltura europea e italiana. Con, tuttavia, molti distinguo.
L’intesa che viene firmata con il Mercosur sostanzialmente abbatte le barriere tariffarie tra Europa e i Paesi sudamericani per una serie importante di prodotti (non solo agricoli e agroalimentari) ma pone anche una serie di vincoli e clausole a protezione dei prodotti europei (agricoli in particolare) che vengono da tempo ottenuti con più rigore rispetto a quelli d’oltreoceano. Non c’è, tuttavia, una esplicita applicazione della clausola di reciprocità delle regole tanto invocata dai produttori agricoli. E’, comunque, sulla bontà dell’accordo, sui possibili rischi che comporta e sugli altrettanto possibili vantaggi che il mondo agricolo e agroalimentare si è sostanzialmente diviso.
Così, mentre il governo esprime soddisfazione per aver difeso agricoltura e agricoltori, come ha detto Francesco Lollobrigida ministro dell’agricoltura, l’intesa sottoscritta “non soddisfa”, per esempio Coldiretti che in una nota certo ammette: “C’è un miglioramento sulle clausole di salvaguardia ottenuto dal Governo italiano, con il passaggio dal 10% originariamente previsto al 5% della soglia per far scattare la tutela sui prodotti agricoli sensibili”. Ma subito dopo precisa quanto siano “insufficienti, invece, i requisiti di reciprocità che, insieme all’obiettivo di aumentare i controlli, per Coldiretti rimane un punto essenziale più volte ribadito: chi vuole esportare in Europa deve rispettare gli stessi standard produttivi, ambientali e sanitari richiesti alle nostre imprese agricole”. I coltivatori, detto in termini crudi, non si fidano della Commissione Ue che “deve tradurre in regolamenti gli impegni richiesti dall’Italia su un principio di reciprocità valido per tutti gli scambi commerciali e non solo per quelli del Mercosur”. Il sindacato dei coltivatori, quindi, promette non solo alta attenzione ma battaglia nelle istituzioni e per le strade.
Più sfumate, quando non anche assolutamente positive, le valutazioni di altre organizzazioni agricole e agroalimentari. Per Confagricoltura, ad esempio, l’accordo desta “forti perplessità per l’impatto sul comparto agricolo”. Questa organizzazione agricola, poi, sottolinea come rimangano “alcune criticità che non possono essere ignorate”. Dito puntato anche dagli imprenditori agricoli, inoltre, proprio sulla mancanza della piena applicazione del “principio di reciprocità, fondamentale per garantire un commercio internazionale equo e trasparente. L’accordo, nella sua forma attuale, rischia di consolidare un’evidente asimmetria: mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene richiesto il rispetto di standard elevatissimi in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi del Mercosur”. Nuovamente contro, invece, la Cia-Agricoltori italiani che in una nota scrive: “La qualità del nostro Made in Italy agroalimentare non si baratta. Per questo, sebbene soddisfatti per la soglia di salvaguardia scesa al 5% come da noi richiesto, continuiamo a legare il nostro sì all’accordo Ue-Mercosur solo a parità di regole e condizioni, e a controlli serratissimi, davvero all’altezza di standard produttivi e sanitari che i nostri agricoltori e allevatori sostengono con responsabilità e sacrifici e che sono dovuti a tutti i cittadini europei”.
Nettamente favorevole, invece l’Unione italiana vini che dice: Accoglie “con soddisfazione” l’approvazione dell’accordo “che potrebbe contribuire ad ampliare gli sbocchi commerciali del vino italiano e, al tempo stesso, rafforzare il sistema dei controlli per le merci”. Secondo Uiv, per ragioni storiche e culturali l’area sudamericana, che conta oltre 250 milioni di consumatori, rappresenta un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani.
“Sarà fondamentale – dice invece Confcooperative Fedagripesca – proteggere le nostre produzioni vigilando sulla reciprocità e rafforzando il sistema dei controlli sulle merci che entrano in Europa”.
Detto in altre parole, forse per la prima volta dopo decenni, il sistema agricolo e agroalimentare nazionale si ritrova non perfettamente allineano, per non dire diviso, di fronte a decisioni europee che di fatto erano ineludibili e improcrastinabili. Una situazione che deve far pensare e che indica la complessità del sistema economico entro il quale anche l’agricoltura deve muoversi.