Idee
Sono ancora fra le prime notizie dei giornali i gravissimi episodi di violenza fra compagni di scuola che hanno portato alla morte di un ragazzo a La Spezia e al ferimento di altri due a Sora e a Perugia. Sono fatti che fanno pensare e che impressionano tutti. È troppo semplice definirli episodi isolati, sono piuttosto eventi, certo estremi, che però interpellano la scuola e anche le famiglie nel loro compito formativo. Anzitutto si evidenzia ancora una volta l’importanza dell’alleanza educativa tra scuola e famiglia. Una alleanza che ha bisogno non solo di essere auspicata ma più concretamente attuata. Bisogna rimarcare l’importanza che i genitori si facciano presenti nella scuola, non solo per un’attenzione al proprio figlio, ma per dare un contributo di cura educativa a vantaggio di tutta la classe. Quanto sono ancora valorizzati i rappresentanti dei genitori nelle scuole? Quanto è riconosciuto il loro ruolo? È come se insegnanti e genitori siano chiamati a guardare insieme negli zaini dei loro ragazzi. Non può essere considerato normale che un adolescente esca di casa con un coltello. Il fatto che avvenga vuol dire aver già superato una soglia concettuale che considera l’aggressione o l’autodifesa come fenomeni normali quando non lo sono e non lo devono essere. In famiglia si deve avere il coraggio di affrontare questi episodi attraverso un dialogo franco e sincero tra tutti i membri, senza dare nulla per scontato. Non si tratta di alzare tutti il dito contro il colpevole, ma di cercare le cause di quanto avvenuto. Innanzitutto i genitori devono chiedersi come essi stessi riescono a vivere situazioni di possibile tensione con gli altri. L’esempio di genitori che sanno affrontare con mitezza il confronto, ricercando dialogo e riconciliazione, è fondamentale per i figli. Viceversa genitori arrabbiati e violenti sono un pessimo esempio perché è come se iniettassero uno stile di violenza nei figli che poi questi riprodurranno nelle tensioni con i compagni. Non si deve educare a volere imporsi a tutti i costi e tanto meno a “farsi giustizia” da soli; anche se molto più difficile bisogna coltivare negli animi dei ragazzi il coraggio del dialogo. Per fare questo è inevitabile avere sempre disponibilità e tempo per confrontarsi con i figli aiutandoli a stemperare eventuali tensioni con i compagni, analizzando le situazioni, invitandoli alla mitezza e magari avviando un dialogo con i genitori del compagno o dei compagni coi quali il proprio figlio sta vivendo un conflitto. Accompagnare i figli quando vivono queste situazioni è una importantissima azione educativa che li aiuta a diventare adulti con uno spirito aperto, di buona socializzazione. Purtroppo quando si verificano episodi come quelli di questi ultimi giorni siamo tentati di pensare che la scuola e la famiglia abbiano perso irrimediabilmente la loro occasione di dare un orientamento. Non c’è dubbio che si tratti di una sconfitta, ma questo non deve indurci alla rassegnazione. Il cuore dell’uomo è in grado di compiere gesti di efferata violenza, ma è anche capace di amare e di perdonare. Oltre che con norme più severe che siano efficace deterrente, occorre mostrare concretamente che vince chi per primo compie un passo verso la pace.