Idee
La questione giovanile può essere vista attraverso una prospettiva diversa da quella dominante che generalmente considera i giovani per i problemi che attraversano durante l’adolescenza (salute mentale, dipendenza dal digitale, disorientamento, ecc.) o l’ingresso nel mondo del lavoro (disoccupazione giovanile). Viene posta in generale non solo come un obiettivo fine a se stesso, bensì come una condizione necessaria sulla quale far leva per affrontare il tema più ampio della crescita e del benessere del Paese.
La crescita e il benessere dell’Italia non sono realisticamente pensabili fuori dalla contestualizzazione culturale europea che certamente è in crisi, ma costituisce, una àncora non prescindibile. L’ancoraggio all’Europa rappresenta infatti un valore e una condizione sul quale investire anche tramite politiche educative che vanno ripensate per ricostruire coesione e benessere: un cambio di paradigma culturale.
Si tratta di una linea rossa che attraversa quattro pilastri della sua riflessione: crescita del Paese – Italia in Europa – ruolo dei giovani – quali politiche e da dove partire.
Un Paese in decrescita demografica e con fortissime diseguaglianze soprattutto, ma non solo, proprio nell’ambito delle opportunità offerte al mondo giovanile, è un Paese che parte svantaggiato e incontra difficoltà a decollare, ma che può innescare una rotta innovativa che dovrebbe guardare al medio-lungo termine.
Serve costruire la consapevolezza della ricchezza europea delle differenze culturali, ma soprattutto la presa di coscienza valoriale del significato di vivere nel benessere di uno Stato democratico, occidentale, a matrice cristiana, che deve affrontare, come tutti attualmente, i flussi della disinformazione, per contrastare il radicamento degli stereotipi e dei falsi miti e, dare delle risposte alla crisi odierna del disorientamento del mondo giovanile, spesso strumentalizzata.
È una sfida di lunga gittata non rinviabile, che ha dei buoni presupposti per essere assunta perché in Italia non si parte da zero e il potenziale non espresso. Sono diversi i casi di successo a livello anche territoriale che possono aiutare questo cambiamento.
Queste riflessioni si collocano all’interno del dibattito sulle politiche giovanili di cui si parlerà il 4 febbraio nell’ambito dei “Mercoledì in dialogo” della Fondazione Zancan, con la presenza di Serena Angioli, dirigente della Pubblica amministrazione italiana, con lunghi anni di esperienza di lavoro in Italia e all’estero, impegnata a Bruxelles nelle politiche che riguardano i giovani e i processi decisionali complessi. Nel suo volume L’Italia può diventare un Paese per giovani, edito dal Mulino, propone una personale ricostruzione del valore e del significato della, seppur circoscritta come campo d’azione, politica europea sui giovani. Questo tema, ancora poco conosciuto ai non addetti ai lavori, viene trattato attraverso due direttrici che, secondo l’autrice, dovrebbero essere tra loro funzionalmente integrate in una spirale virtuosa: la prospettiva europea e quella nazionale e ciò favorirebbe una maggiore consapevolezza dell’identità europea. Può essere l’avvio di un dibattito aperto e di studio, con autorità locali, giovani del territorio ed enti del Terzo settore, con esperti, e con la Commissione europea.