Chiesa
Nella Mysterium Fidei di papa Paolo VI al paragrafo 2 – brano proposto alla nostra riflessione – il pontefice richiama ogni credente con l’intensità del pastore ad accostarsi alla celebrazione eucaristica nella profonda certezza che il sacrificio offerto in questo “sacrosanto mistero” è “alimento spirituale” e “comunione” – pane di vita e di condivisione direbbe il Vangelo di Giovanni – in forza dell’unione che abbiamo con il Figlio.
Gesù, il Cristo, desidera questa comunione, questa misteriosa intimità. «Gesù vuole prendere la vita di ognuno di noi e unirla alla sua. Lasciamoci afferrare da Lui! Non guardiamo più alle nostre ferite, ma le sue. Non guardiamo più ciò che ancora ci separa da Lui e dagli altri; guardiamo invece all’infinita distanza che Egli ha cancellato nell’assumere la nostra carne, nel salire sulla croce che gli hanno preparato gli uomini e nel lasciarsi mandare a morte per mostrarci il suo amore. Nelle sue ferite ci accoglie e nasconde. Non rifiutiamoci al suo amore» (papa Benedetto XVI, discorso pronunciato al termine della processione eucaristica a Lourdes, 14 settembre 2008).
Nell’Eucaristia, nata dal suo sacrificio, ci viene dato un dono assolutamente gratuito che corrisponde soltanto alle promesse di Dio, compiute oltre ogni misura. La Chiesa, ogni credente, accoglie questo dono e lo adora in fedele obbedienza che si traduce nella necessaria e sempre accresciuta consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con la vita quotidiana. Per questo abbiamo bisogno di coltivare uno spirito di costante conversione, che cerca la presenza di Dio nella vita di tutti i giorni e la pace del cuore in modo che esso possa sentire fame di verità e di libertà e arrivare, come quello dei discepoli, a vedere/contemplare l’amore di Dio in Gesù: lui che ci ama per primo senza nulla attendere in cambio e in ogni istante come se fosse l’ultimo. Questo è l’amore a cui l’Eucaristia ci chiama. L’unico alimento per la vita eterna.
«Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i vostri padri e morirono. Chi mangia di questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,58).
Il riferimento alla manna ci è molto utile per capire meglio il “concetto di comunione” nel nostro contesto. Dio diede la manna al popolo nell’esodo dall’Egitto per accompagnarlo, nutrendolo anche spiritualmente, fino alla terra promessa; così il figlio di Dio, essendosi fatto carne, ha voluto diventare Pane, ed essere in questo modo nutrimento del suo popolo, di noi che siamo in cammino in questo mondo, verso la terra promessa del Cielo.
Abbiamo bisogno di questo Pane per affrontare le fatiche e le stanchezze del viaggio! Abbiamo bisogno di sperimentare la comunione dei fratelli e delle sorelle in Cristo che è il nostro capo e di cui noi tutti siamo membra per formare un solo corpo. Abbiamo bisogno di camminare assieme. Non possiamo comunicare con il Signore, se non comunichiamo tra noi. Se vogliamo presentarci a Lui, dobbiamo anche muoverci per andare gli uni incontro agli altri. Accostandosi alla comunione veniamo uniti organicamente a qualsiasi altro fratello, simpatico o meno, vicino o all’altro capo del mondo. Diventando un tutt’uno con Lui, s’impara ad aprirsi in quella direzione e a mettersi in gioco in quella situazione: questa è la prova dell’autenticità del nostro amore per Cristo. Se sono unito a Cristo lo sono assieme all’altro e questa unità non si limita al momento della comunione, anzi quello è solo l’inizio di quella crescita che può diventare pienezza nella vita quotidiana del mio essere vicino, con e per l’altro. Siamo un solo corpo che nasce dall’unico pane. Comunicare al corpo e al sangue di Cristo è di conseguenza comunicare gli uni con gli altri e in Cristo diventare membra gli uni degli altri «osso delle mie ossa e carne della mia carne» (cfr Gen 2,23). La comunione con Gesù, infine, è comunione con Dio stesso, comunione con la luce e con l’amore: la via giusta, che ci unisce nella verità.
Preghiamo che il Signore ci aiuti ad accogliere questa trasformazione, anche se può fare male al nostro egoismo, ricordandoci sempre delle parole di san Pietro che usava l’immagine delle pietre che devono essere scolpite per poter poi formare la grande casa di Dio, quella Chiesa dove offrire il sacrificio, la preghiera, l’adorazione al Padre del Figlio e, trasformati in lui, di tutti noi.
Intenzione di preghiera del papa
Preghiamo perché i bambini affetti da malattie incurabili e le loro famiglie possano ricevere l’assistenza medica e il sostegno necessari, senza mai perdere la forza e la speranza.
Intenzione dei vescovi
Ti preghiamo, Signore, affinché la Chiesa si lasci guidare dal Buon Pastore, cooperando lealmente con il successore di Pietro, fondamento visibile dell’unità ecclesiale.
Intenzione per il clero
Cuore di Gesù, rendi i ministri della Chiesa partecipi del tuo amore e della tua predilezione per gli ammalati e i piccoli, perché siano considerati le membra più preziose della comunità cristiana.