Chiesa
Proclamato santo da Giovanni XXII nel 1323, san Tommaso d’Aquino è uno dei protagonisti della fede e della cultura, non solo nel medioevo. Nato a Roccasecca, in provincia di Frosinone, – siamo ancora incerti sulla data, che oscilla tra il 1224 e il ’25 (alcune fonti parlano del 1226) – e morto nell’abbazia di Fossanova nel 1274, ha influenzato fortemente la filosofia, l’arte e la letteratura. Non è un caso che nel Paradiso, Dante faccia parlare di una figura a lui molto cara, san Francesco, proprio al grande rappresentante dell’altro ordine mendicante, i Domenicani. Con parole tra le più alte, commosse e celebri dell’intera Commedia: la nascita del Poverello viene ricordata con le celebri parole “nacque al mondo un sole”.
Dante, che pure non lesinava rimbrotti alle eresie materialistiche, fa dell’aquinate un protagonista del suo Paradiso, segno evidente che non è possibile semplificare il suo pensiero unicamente come sequela di Aristotele in una contrapposizione, che diverrà proverbiale, tra agostiniani e tomisti, tra fautori della priorità dello spirito e assertori della necessità di fare i conti con la realtà, perché è Dio che l’ha creata, e non una divinità malefica come asseriva il dualismo.
Di qui la contrapposizione con l’eresia catara che vedeva nella materia il male. Dante riesce nella coraggiosa opera di evitare contrapposizioni e di permettere al rappresentante di un ipotetico “materialismo” aristotelico di cantare la stupenda e commovente lode di un uomo che aveva scelto lo spirito contro le lusinghe proprio di quella materia.
Il fascino di questa complessa concezione dell’esistenza arriva anche nella letteratura: Chesterton, grande avversario di un materialismo mascherato con le filosofie del suo tempo, soprattutto quel Bertrand Russel che aveva ironizzato sull’aquinate, scrive un intero libro su san Tommaso, celebrato come colui che è riuscito ad armonizzare realtà e idea di realtà, spirito, intelletto e mondo. Se Cristo si è incarnato, allora vuol dire che in questo mondo si nascondono le tracce di una Creazione che ci porta fino al suo Senso ultimo.
Questa falsa contrapposizione un Sant’Agostino unicamente platonico e un Tommaso schiacciato su Aristotele (che invece veniva interpretato dal santo con la coscienza dei limiti dettati dalla distanza temporale e culturale) è stata anche la tentazione di alcuni quando uscì il celebre romanzo di Umberto Eco, “Il nome della rosa”: il protagonista, il francescano Guglielmo di Baskerville, è stato visto da alcuni come portatore di un pensiero (ritenuto scettico) aristotelico, mentre il “cattivo” e reazionario Jorge da Burgos sarebbe stato il campione di un platonismo reazionario. Senza tener conto dei trucchi narrativi e della volontaria semplificazione delle parti presente nel romanzo.
Anche Maritain fu profondamente influenzato dal pensiero di san Tommaso, attraverso l’ascolto delle parole di un altro grande pensatore, Bergson, protagonista del superamento del materialismo e del determinismo della seconda metà dell’Ottocento, attraverso il riconoscimento della presenza dello spirito in una realtà che non va condannata.
Anzi, anche quell’arte vista negativamente da Platone, perché copia di una copia (la natura sarebbe una lontana eco della vera Realtà) e riabilitata dal tomismo, fa di san Tommaso un vero e proprio protagonista senza tempo, da Botticelli a Velasquez, ma anche Il Guercino, Benozzo Gozzoli e Francisco de Zurbaràn.
A conferma del fascino perenne di un pensiero che armonizza spirito e realtà, idea e mondo in una visione del creato come dono divino, a patto che gli uomini riescano a riconoscerlo come tale.