Idee
Le bombe in Ucraina e Russia e il dramma umanitario di Gaza; la tragedia di Crans Montana e la violenza per le strade americane, il suicidio dei genitori dell’uxoricida a sua volta di Anguillara e la frana che si mangia la cittadina di Niscemi sotto lo sguardo impotente dei suoi abitanti. Le notizie di male sembrano sempre prevalere e farci soccombere. Entrano in casa con la forza dirompente dei notiziari e noi ci chiediamo addirittura se tenere accese le televisioni davanti ai bambini. A volte ci pare meglio che almeno loro non vedano e non sentano, ma poi ci accorgiamo che è impossibile alzare un muro e che sono loro che, invece di chiederci di non vedere, ci chiedono un’alternativa al silenzio, ci chiedono segni alternativi di speranza. È allora che capiamo quanto sia grande la nostra responsabilità perché essa non ci chiede di celare o nascondere la sofferenza quanto di dimostrare con parole e gesti concreti che essa non è destinata a prevalere. Di fronte alle tragedie i bambini e i ragazzi ci guardano e se vedono in noi affiorare lo sgomento e il pessimismo non possono che lasciarsi invadere dalla paura. Lo sforzo è allora quello di scovare e mettere in risalto ogni più piccola testimonianza di bellezza e di vita buona, positiva ci è dato di incontrare. Farle spazio come un seme sotto la terra affinché germogli e dimostri che i segni di amore e gli esempi di dedizione sono presenti e rendono possibile un mondo migliore. La bellezza è qualcosa di artigianale, che si costruisce anche dal niente, con le proprie mani. Lo stesso calore di un abbraccio mentre si apprende una brutta notizia può scaldare il cuore e attutire il dolore. Sono i genitori chiamati in causa, sta a loro mostrare le tracce nascoste della Provvidenza nelle pieghe della vita famigliare. È bene, per esempio, ringraziare costantemente per la salute, il cibo e prima ancora la concordia. Paradossalmente si potrà essere più preparati qualora uno di questi doni venisse meno. Di fronte ad una calamità o una disgrazia, pregando per le vittime nella consapevolezza che non hanno colpa e poteva accadere a noi, i grandi di casa sono invitati a giustapporre alla tragedia un esempio di pace. Se questo si può fare anche solo equilibrando l’ingresso in casa delle notizie, in modo ancor più efficace si può fare attorniandosi di protagonisti del bene e del bello. Sono tante le persone che si prodigano per un mondo più giusto, sono persone così che vanno invitate a casa perché rendano la loro testimonianza. Se il male ci sembra dilagare, è un vero e proprio combattimento quello che dobbiamo ingaggiare, perché il bene, anche quando è fragile, è contagioso e ha la forza di prevalere. Ricevere dei buoni esempi in casa non solo dai parenti ma da tanti amici di famiglia rende quest’ultima una cellula esplosiva di positività. E magari, incontrando e ascoltando testimoni di bene, i figli stessi possono diventare comunicatori di questo bene presso i loro amici e i loro compagni di scuola. La famiglia cristiana ha proprio la vocazione di concimare di bene il terreno sociale e dove i suoi membri si trovano, a scuola, sul lavoro, per le strade, contrastare il pessimismo e la rassegnazione donando a tutti uno sguardo luminoso di speranza.