Chiesa
“Presidi di Vangelo nei contesti più vari e impegnativi, anche in mezzo ai conflitti”. Così il Papa ha definito le comunità delle religiose e dei religiosi, che “non se ne vanno; non scappano: rimangono, spoglie di tutto, per essere richiamo, più eloquente di mille parole, alla sacralità inviolabile della vita nella sua più nuda essenzialità, anche là dove tuonano le armi e dove sembrano prevalere la prepotenza, l’interesse e la violenza”. “La vita religiosa, col suo distacco sereno da tutto ciò che passa – ha detto Leone XIV nell’omelia della messa presieduta nella basilica di San Pietro per la Giornata mondiale della vita consacrata – insegna l’inseparabilità tra la cura più autentica per le realtà terrene e la speranza amorosa in quelle eterne, scelte già in questa vita come fine ultimo ed esclusivo, capace di illuminare tutto il resto”. “Il Concilio Vaticano II – ha proseguito il Pontefice – ci ricorda che la Chiesa non avrà il suo compimento se non nella gloria celeste, quando verrà il tempo in cui col genere umano anche tutto l’universo troverà nel Cristo la sua definitiva perfezione”. “Anche questa profezia è affidata a voi, uomini e donne dai piedi ben piantati a terra, ma al tempo stesso costantemente rivolti ai beni eterni”, ha osservato il Papa: “potete mostrare al mondo, nella libertà di chi ama e perdona senza misura, la via per superare i conflitti e seminare fraternità”. “La Chiesa oggi ringrazia il Signore e voi per la vostra presenza, e vi incoraggia ad essere, là dove la Provvidenza vi invia, fermento di pace e segno di speranza”, l’omaggio finale ai presenti.