Chiesa
La parabola del buon samaritano (Lc 10,25-37) è al centro del messaggio proposto da papa Leone XIV per la 34a Giornata mondiale del malato, che si celebra l’11 febbraio. Un testo, quello del samaritano, sempre attuale per riscoprire la bellezza della carità e la dimensione sociale della compassione, per porre l’attenzione su bisognosi e sofferenti. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla digitalizzazione, le parole del papa aiutano a toccare con mano la fragilità che contraddistingue l’uomo, come fece il samaritano che, vedendo il ferito, non passò oltre ma ebbe per lui uno sguardo aperto e attento, «lo sguardo di Gesù».
«“Essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare”: è questa una delle affermazioni che più mi colpisce del messaggio di papa Leone – sottolinea padre Francesco Bazzan, cappellano all’ospedale di Camposampiero – Mi risuonano le parole di Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13). Cos’è che fa la differenza? La “decisione”. Finché siamo obbligati ad amare qualcuno, non funziona. Noi possiamo e dobbiamo – se lo vogliamo – scegliere di amare; per questo Gesù parla di amicizia, che non è un dovere, perché lui non è obbligato ad amarci, ma liberamente lo sceglie. Così, ogni mattina c’è una scelta da fare come avviene per le cose più importanti della nostra vita: valgono la pena solo se siamo liberi e le scegliamo, proprio come andare a incontrare le persone che sono nella sofferenza. Non facciamo niente di straordinario, noi cappellani e ministri della comunione, anzi spesso portiamo solo un saluto, qualche volta un “alzare insieme gli occhi al Cielo”: confidando, chiedendo e affidandoci a chi liberamente ci ha scelti. È una decisione in risposta a chi “mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20)».
L’atteggiamento di prossimità, secondo il pontefice, non è un optional per chi crede, ma un vero e proprio stile del credente che si fa prossimo di chi soffre, donandogli il proprio tempo: la cura dei malati ci coinvolge tutti, come membra di un unico corpo. «La parabola del samaritano è la storia di incontri mancati che si trasformano poi in un incontro compiuto. Questo paradosso ci spinge a guardare oltre l’indifferenza – evidenzia don Massenzio Lazzari, in servizio all’ospedale Sant’Antonio di Padova – Il papa ci invita a ritrovare la compassione, il “patire con”, portando il dolore dell’altro; considerando, però, anche
la libertà dell’uomo davanti al dolore. In san Francesco, di cui ricorrono quest’anno gli ottocento anni dalla morte, abbiamo l’esempio massimo di quell’amore e di quella compassione, l’incontro con il lebbroso è stato per lui determinante. Nel servizio in ospedale l’incontro non è mai scontato: contano l’ascolto, la capacità di empatia e il non essere mai sbrigativi. Quando ci accostiamo a un malato, suggerisce il messaggio per la Giornata mondiale di quest’anno, dobbiamo farlo soprattutto con tenerezza e con misericordia».
A Padova la Giornata del malato si celebra al Carmine l’11 febbraio alle 16, con la messa presieduta dal vescovo. «La compassione del samaritano non è un mero sentimento, bensì una decisione concreta, un amore attivo: quello testimoniato da tante persone che ogni anno partecipano a questo momento collettivo di preghiera» commenta padre Adriano Moro, responsabile dell’ufficio per la Pastorale
della salute.