Chiesa
La comunità di San Bellino in Padova entra nel vivo delle celebrazioni per i cinquant’anni dalla costruzione della sua chiesa: un anniversario che non è solo memoria storica, ma un laboratorio di comunità attivo dallo scorso novembre. L’edificio, inaugurato nel 1975, è figlio di una scelta architettonica ispirata ai frutti del Concilio Vaticano II, una struttura pensata per connettere profondamente il momento celebrativo con la vita quotidiana e il territorio.
Nata su impulso del vescovo Girolamo Bordignon e dell’allora parroco don Luigi Kalb, la chiesa fu il frutto di un percorso sinodale ante litteram. Furono le assemblee parrocchiali dell’epoca a chiedere un edificio che fosse centro di aggregazione e non solo luogo di culto. Il risultato è una costruzione sollevata su otto pilastri che trasforma il piano terra in un sagrato coperto, un’agorà sempre fruibile. «La chiesa rispecchia l’idea della comunità – spiega il vicario parrocchiale, don Loris Bizzotto – Le rampe d’accesso la rendono un crocevia vero e proprio: si sale dal quartiere e si scende verso il quartiere. È l’immagine di una “casa tra le case”, dove le vie della città entrano in chiesa e da essa ripartono. È una metafora della Chiesa in uscita».
Anche la scelta dei materiali parla questo linguaggio: se l’intonaco bianco esterno richiama la purezza, l’interno in mattoni faccia a vista scalda l’ambiente. «Il laterizio rende l’immagine dei tanti mattoni con i quali è composta la comunità: si vede che la Chiesa è fatta da tante persone e storie diverse che si riassumono in un unico corpo».
Dopo gli incontri nelle scorse settimane con il vescovo Ivo Scapolo (che a San Bellino fu cappellano) e con l’architetto Brentel sulle vetrate, il calendario vede in domenica 8 febbraio la giornata dedicata ai volti: dopo il pranzo comunitario delle 12.45, alle 15 si tiene l’incontro “50 anni e non sentirli” per ripercorrere i profili di chi ha fatto la storia della parrocchia. «Siamo passati da un punto di vista spirituale e strutturale a quello umano – sottolinea don Bizzotto – Andiamo a dare un nome a chi ha fatto sì che la fede venisse tramandata fino a oggi».
Sabato 21 febbraio, alle 9, sarà invece la volta della camminata meditativa nel quartiere. «Faremo strada meditando su temi evangelici, toccando anche i luoghi di chi ci ha preceduto, come il cimitero di Altichiero». Il cammino giubilare si concluderà a giugno con la festa della comunità. Mentre il Sinodo diocesano richiama l’importanza dei ministeri, la festa servirà a ricordare come una struttura di cemento abbia senso solo se capace di farsi grembo per le relazioni. «Questo percorso ha lo scopo di indicarci come la comunità sia viva: un popolo che si sostiene, cammina insieme e prega».