Fatti
L’Italia non migliora nella sua battaglia alla corruzione. La conferma del dietrofront (-1) rivela un Paese in difficoltà nel quadro di un’Europa e un mondo che arretrano nella lotta alla corruzione. È quanto certifica Transparency International, che pubblica oggi – martedì 10 febbraio 2026 – l’edizione 2025 dell’Indice di percezione della corruzione (Cpi), il principale indicatore globale della corruzione nel settore pubblico, elaborato annualmente da Transparency International dal 1995. L’Indice assegna un punteggio e una posizione a 182 Paesi e territori di tutto il mondo in base alla percezione della corruzione nel settore pubblico, utilizzando dati provenienti da 13 fonti esterne. I punteggi riflettono le opinioni di esperti. Il punteggio finale è determinato in base ad una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita). Secondo il Cpi 2025
![]()
la corruzione sta peggiorando a livello globale, con un aumento dei fenomeni corruttivi anche nelle democrazie consolidate.
Il punteggio dell’Italia nel Cpi 2025 è di 53 e segna un nuovo calo (-1) rispetto al 2024 (54), quando il punteggio ha subito la prima inversione di tendenza dal 2012. Ossia dall’anno in cui il Paese ha scelto di puntare sulla prevenzione della corruzione, con leggi e strumenti per anticipare i rischi e rafforzare la trasparenza. Il Cpi 2025 conferma la 52ª posizione dell’Italia nella classifica globale di 182 Paesi e territori. Secondo Transparency International,
“il sistema di prevenzione della corruzione italiano risente delle ripercussioni dell’indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso di ufficio”.
Nel 2025 l’Italia, insieme alla Germania, ricorda Transparency International , “ha contrastato l’inserimento dell’abuso d’ufficio tra i reati perseguiti in tutta l’Unione europea attraverso la Direttiva anticorruzione, proposta dalla Commissione europea nel 2023 e approvata in via provvisoria a dicembre 2025”. Secondo Transparency International Italia, tra le carenze del sistema nazionale di prevenzione della corruzione “vi è anche la mancanza di una legge organica sul lobbying. La proposta di legge sul tema, incompleta, è stata approvata alla Camera a gennaio e passerà all’esame del Senato”. Non meno importanti sono “la mancanza di una regolamentazione complessiva sul conflitto di interessi, nonché la sospensione del Registro dei titolari effettivi, che impattano sul quadro dell’integrità pubblica e delle misure antiriciclaggio”.
I dati globali del Cpi 2025 mostrano che le democrazie, solitamente più forti nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o alle democrazie imperfette, stanno registrando un preoccupante calo delle prestazioni.
Questa tendenza riguarda Paesi come gli Stati Uniti (64), il Canada (75) e la Nuova Zelanda (81), nonché varie parti d’Europa, come il Regno Unito (70), la Francia (66) e la Svezia (80).
![]()
La maggioranza dei Paesi non riesce a tenere sotto controllo la corruzione: oltre due terzi – 122 su 182 – hanno un punteggio inferiore a 50.
In molti Paesi europei, negli ultimi dieci anni, gli sforzi anticorruzione hanno subito una battuta d’arresto. Dal 2012, 13 Paesi dell’Europa occidentale e dell’Unione europea hanno registrato un significativo peggioramento, mentre solo sette hanno ottenuto miglioramenti. Un altro fenomeno preoccupante è l’aumento delle restrizioni da parte di molti Stati alla libertà di espressione, di associazione e di riunione. Dal 2012, 36 dei 50 Paesi con un calo significativo dei punteggi Cpi hanno anche registrato una riduzione dello spazio civico. Secondo la ricerca di Transparency International, “la corruzione non è inevitabile. I Paesi che hanno registrato miglioramenti a lungo termine nei punteggi Cpi hanno visto in gran parte uno sforzo sostenuto da parte dei leader politici e delle autorità di regolamentazione per attuare ampie riforme legali e istituzionali”. Maíra Martini, ceo di Transparency International, sottolinea:
“In un momento di crisi climatica, instabilità e polarizzazione, il mondo ha bisogno di leader responsabili e istituzioni indipendenti per proteggere l’interesse pubblico più che mai; eppure, troppo spesso, questi non riescono a farcela. Chiediamo a governi e leader di agire con integrità e di assumere le proprie responsabilità per garantire un futuro migliore ai propri cittadini”.
Secondo l’organizzazione, infatti, “punteggi Cpi persistentemente bassi o in calo vanno di solito di pari passo con gli sistemi di checks and balances (controlli ed equilibri) democratici limitati o in erosione, la politicizzazione dei sistemi di giustizia, un’influenza indebita sui processi politici e l’incapacità di salvaguardare lo spazio civico”. Nella maggior parte delle autocrazie piene del mondo, come il Venezuela (10) e l’Azerbaigian (30), “la corruzione è sistemica e si manifesta a tutti i livelli”.
Quest’anno il Paese che si attesta con un punteggio più alto, a livello mondiale, e quindi dove viene percepita di meno la corruzione è la Danimarca con 89, ma anche in questo caso c’è il calo di un punto rispetto all’Indice di percezione della corruzione dello scorso anno, quando la Danimarca totalizzava 90 punti. Al secondo posto come Paese percepito come meno corretto si conferma la Finlandia, anche con lo stesso punteggio rispetto al Cpi 2024, 88. Stesso discorso per Singapore che si conferma al terzo posto con lo stesso punteggio, 84. Resta al quarto posto la Nuova Zelanda, ma perde due punti, passando da 83 a 81, e andando a pari merito con la Norvegia, che conserva lo stesso punteggio dello scorso anno. La Svizzera perde un punto, arrivando a 80, raggiungendo la Svezia. Agli ultimi posti della classifica, cioè quelli nei quali si percepisce maggiormente la corruzione, sono la Somalia e il Sud Sudan, con un punteggio di 9; solo un punto in più per il Venezuela con 10.
“In un contesto mondiale nel quale i principi dello Stato di diritto e i rapporti internazionali stanno progressivamente mutando è fondamentale, per ciascuno di noi, riaffermare con decisione che valori quali l’integrità, la trasparenza e la responsabilità sociale sono ineludibili. Per questo dobbiamo impegnarci nella realizzazione di un modello di società e di rapporti umani che trovi più conveniente ed etica l’integrità rispetto alla corruzione, la trasparenza rispetto al clientelismo e la responsabilità rispetto all’omertà sociale”, dichiara Michele Calleri, presidente di Transparency International Italia.