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Ricercando l’amore in rete. Siti specializzati per far incontrare le persone, anche di fede cattolica
Sono decine i siti e le app pensate per far incontrare persone sole, per incontri fugaci o per costruire relazioni.
IdeeSono decine i siti e le app pensate per far incontrare persone sole, per incontri fugaci o per costruire relazioni.
Sono strumenti che hanno cambiato il modo di avvicinare gli altri, a volte sono diventati l’occasione per costruire rapporti duraturi, più spesso hanno creato problemi a relazioni già esistenti. Pensati con l’idea di avvicinare persone che condividono affinità e gusti – fare match tra chi difficilmente si incontrerebbe nella vita lontana dalla rete – siti e app sono cresciuti molto durante la pandemia. E negli ultimi due decenni si sono affinati: ne esistono per uomini, per donne, per persone di mezza età e per giovani. Ci sono anche, e sono attivi almeno da venticinque anni, siti specializzati per far incontrare persone sole che esplicitano la loro fede cattolica. Persone che, a volte, sono passate da un approccio virtuale a una relazione reale e duratura, come conferma don Francesco Pesce docente di Teologia pastorale familiare alla Facoltà teologica del Triveneto, direttore del Centro della Famiglia di Treviso. «Sono diverse le coppie che incontro che mi dicono che si sono avvicinate sui social o su siti specializzati. Facebook per i più adulti, Instagram per i più giovani, app specializzate per persone sole o separate. Dicono “ci siamo incontrati su”, nessuno dice di essersi innamorato via social. Il mondo digitale è diventato occasione per fare conoscenza e con la pandemia la ricerca di incontri è aumentata molto. Sui social si mette in mostra ciò che si vuole e mi sembra che l’idea di seduzione sia sempre presente. Anche al bar ci si mostra in un certo modo, ma l’altro può scorgere anche aspetti diversi. Sui social si seduce rimanendo un po’ nascosti, come in “trincea”, ci si espone un po’ e poi si aspetta per vedere che effetto fa, “ci si mette a nudo”, anche in senso letterale, ma non ci si espone davvero. Queste relazioni giocano molto sul tipo di legami che abbiamo in mente». Sono relazioni che nascono nel mondo virtuale, riuscendo poi a passare a esperienze nel mondo reale. «Oggi non si può più chiamare “virtuale” un’esperienza che si fa in rete perché è reale anche quella. È il mondo che abitiamo, vi si vivono crisi e gelosie che, per l’impatto che hanno, non sono secondarie a quelle che si vivono fuori dalla rete». Internet ha però rimescolato le carte, anche nella costruzione di relazioni affettive. «Internet ci ha trasmesso l’idea delle connessioni, che sono istantanee, temporanee, stabilite – prosegue Pesce – Non sono veri legami, posso decidere in ogni momento di tagliarle. Sta diventando un modo di fare anche fuori dalla rete. Se voglio, internet mi permette di avere più relazioni “consistenti” in contemporanea, con il telefono sempre sottomano coltivo relazioni senza muovermi, posso decidere quanto mettermi in gioco. Ma in questo tipo di relazioni, quanto ci fidiamo dell’altro? Cammini fragili, evanescenti, ma anche che possono essere plurimi. Le app di incontro, che mettono in relazione tramite algoritmi, cercano per affinità, gusti, in qualche modo sono relazioni “combinate”, con meno spazio per il mistero». Anche per chi crede esistono opportunità e rischi nuovi. Come ci si rapporta, come la Chiesa accompagna queste svolte epocali? «Sono molti gli interrogativi che la Chiesa e le singole comunità possono porsi. La comunità cristiana non è un raggruppamento di individui. È fatta di linguaggio e relazioni, l’esperienza ecclesiale significativa è fatta di vicinanza: ci si saluta anche tra persone che non si conoscono. Per i cristiani la mediazione del corpo non è un aspetto secondario nei riti. La sfida del digitale potrebbe diventare per le comunità un’opportunità per riscoprire un contesto più famigliare, dove nelle relazioni si esprime l’interesse per l’altro che non è un numero. Anche nel cammino delle coppie il digitale apre nuove sfide: mi piacerebbe raccontare la vita di coppie come “sono” davvero e non come “dovrebbero” essere, dove si gioca la felicità della salvezza insieme al Signore. Ho l’impressione che a volte idealizzando il matrimonio rischiamo di allontanare molti giovani dal matrimonio stesso».
Se per don Francesco Pesce (docente alla Facoltà teologica del Triveneto) le relazioni cercate in internet o sulle app di incontri, rappresentano cammini fragili ed evanescenti, in cui non riusciamo a fidarci completamente di chi “incontriamo”, Luca Pezzullo (presidente Ordine Veneto degli psicologi) non demonizza del tutto questi strumenti: aumentano la possibilità di incontrare qualcuno che risponda a un progetto di vita simmetricamente soddisfacente e significativo per entrambi. Il prof. Andrea Tomasi (università di Pisa) mette in guardia sulle truffe sentimentali e sulla vendita di pubblicità e servizi a pagamento collegati al mondo digitale. Le ultime tendenze, in ogni caso, sembrano andare verso un minor utilizzo delle app di dating (incontri), soprattutto nelle giovani generazioni rivolte ad altre modalità di incontri digitali e social.
Filippo Magarotto