Idee
Promuovere una cultura sportiva equa, che garantisca parità di trattamento e visibilità tra uomini e donne. Ad accompagnare l’entusiasmo per le vittorie (ben 18 medaglie conquistate finora) sulle nevi dei Giochi di Milano-Cortina c’è un messaggio prorompente che mette d’accordo tutti: è ora di dare la giusta attenzione allo sport, inteso come strumento di crescita, solidarietà e aggregazione per le giovani generazioni. Sono soprattutto le atlete ad aver avuto un ruolo fondamentale: delle 18 medaglie totali, ben 14 vedono la firma (esclusiva o in squadra) delle nostre campionesse. Un risultato considerato strabiliante anche da Claudia Giordani, una delle figure chiave del vertice sportivo italiano, già vice presidente del Coni fino a giugno scorso e delegata per la Città Metropolitana di Milano. Prima di diventare dirigente è stata una delle più grandi sciatrici italiane degli anni ’70 (tre vittorie in Coppa del mondo, una medaglia d’argento vinta esattamente 50 anni fa ai Giochi di Innsbruck), una delle protagoniste della “Valanga Rosa”. Al Sir, Giordani condivide la grande soddisfazione per il periodo vissuto dallo sport italiano e sottolinea il forte apprezzamento per le vittorie di squadra conquistate finora, considerate simboli fondamentali di unità e collaborazione verso obiettivi comuni.
Siamo a metà dei Giochi, l’Italia ha già conquistato 18 medaglie. Se l’aspettava?
Credo non se l’aspettasse davvero nessuno. È un’esplosione di prestazioni, oltre le aspettative. Si conosceva l’ottimo lavoro di preparazione (anche per onorare l’edizione italiana) e si pensava che potesse dare frutti importanti. Ma così, in questa maniera, è sorprendente.
Ed è anche molto femminile.
Soprattutto. Un’affermazione straripante da parte delle nostre atlete, fantastica.
Detto da lei che è stata protagonista della “Valanga Rosa” negli anni 70 vale doppio.
È una gioia pazzesca. Finalmente si mette in luce quanto sia stato lungo e faticoso il percorso delle donne nello sport, ma pure quanto sia stato importante il contributo e il rendimento nel tempo per mettere in risalto tutte le potenzialità e le abilità delle atlete.
Le sue vittorie, 50 anni fa, stupirono e aprirono gli occhi del mondo.
Prima la dimensione dello sport femminile era davvero molto limitata, soprattutto in Italia. Quello che mi fa piacere ed è molto gratificante vedere adesso è che le cose sono ben diverse. L’attenzione, la riconoscenza, il rispetto che vengono dimostrati allo sport femminile sono molto più consistenti. Vorrei ricordare che nella cerimonia di apertura, la presidente del Cio, Kirsty Coventry, da me molto ammirata, nel suo discorso abbia ribadito come al centro dei Giochi Olimpici e del movimento sportivo ci siano gli atleti e le atlete. Allora questa dimensione non era ben delineata. Non c’era questa consapevolezza così marcata. C’è voluto del tempo per giungere alla realtà di oggi.
Anche lei come il presidente Mattarella “ci contava” sull’oro di Federica Brignone?
Certamente, come pure sulla medaglia di Sofia Goggia. Le atlete italiane erano tra le favorite ma il miracolo di Federica ha aggiunto tutta una serie di eccezionalità che non si poteva neanche pretendere. Per lei in particolare mi auguravo potesse far bene, senza mettere a rischio, la sua incolumità. Poi tutto è diventato ancor più straordinario e bello con questa medaglia così preziosa.
Lei è stata compagna nella Valanga Rosa di un’altra campionessa: Ninna Quari, madre di Federica Brignone. Una concatenazione di coincidenze vincenti.
Non solo. Casualmente avevo scelto la gara di Federica per assistere da vicino. Ero quindi a Cortina al traguardo. È stato ancora più emozionante.
In cosa spera oggi, non solo per i Giochi, ma per lo sport italiano?
Ormai da anni cerco di contribuire per far sì che la cultura sportiva in Italia cresca e si diffonda a tutti i livelli, il più possibile, presso più persone. Spero nella crescita della cultura e della pratica sportiva, soprattutto per i giovani e per le giovani generazioni, affinché più persone si avvicinino, più giovani possano avvicinarsi al mondo dello sport.
Per quello che riguarda le donne in particolare, spero che questa euforia olimpica non si dissolva, non si interrompa, che la rappresentazione delle atlete rimanga visibile e ci sia maggiore equità nel mondo dello sport.
Maggiore rispetto?
Sì, rispetto vuol dire attenzione e un racconto delle imprese equilibrato perché i valori in campo sono gli stessi, non ci devono essere differenze tra uomini e donne. I Giochi Olimpici dimostrano che sul campo non ci sono differenze. Bisogna dunque assolutamente incoraggiare una rappresentazione dello sport più equa, giusta, equilibrata. Una cosa inoltre che vorrei sottolineare dell’edizione di Milano-Cortina sono le belle affermazioni di squadra nel nostro medagliere: è bello vedere come non ci siano solamente i singoli, ma come gli atleti siano riusciti a emergere nelle discipline e nelle specialità di squadra. Ciò dà l’idea di quanto lo sport possa insegnare, possa dare esempi per restare insieme, uniti e rivolti verso un obiettivo comune.