Chiesa
“Ostia è bellissima. Se ne parla male sempre nei giornali, in televisione, perché si parla sempre della criminalità, ma c’è tanta gente di buona volontà”. Padre Giovanni Vincenzo Patané, parroco di Regina Pacis a Ostia, non nasconde l’orgoglio e l’emozione per essere il destinatario, insieme all’intera comunità parrocchiale, della prima visita pastorale di Papa Leone XIV alla sua diocesi, in programma il 15 febbraio. “In un quadro bianco, quello che risalta è la macchia nera, e a Ostia è così: è una zona veramente bella dove poi quella piccola macchia nera è solo quella che fa notizia. E mi dispiace tanto, perché non se lo merita questo territorio”. “Quando c’ è stata comunicata la visita – racconta al Sir – da una parte ci ha stupito, ma dall’altra ci ha riempito di gioia. Il fatto che il Santo Padre iniziasse a visitare le sue parrocchie proprio da Ostia, da noi, l’abbiamo visto come un dono. Dal primo momento in cui si è affacciato dalla loggia centrale dopo la sua elezione, ha subito invocato il dono della pace, parlando di pace disarmante. E questa chiesa nasce proprio durante la prima guerra mondiale, per scongiurare ulteriori guerre e il prolungarsi di quella guerra.
Benedetto XV, nel 1916, ha pensato alla nascita di questa chiesa rivolta al mare proprio per invocare il dono della pace, dedicandola alla Regina della Pace. Il fatto che il Papa inizi a visitare la sua diocesi da questa parrocchia è per noi è un motivo di responsabilità e di ulteriore impegno per la pace”.
Il timing della visita. “Il Santo Padre dovrebbe arrivare qui il 15 febbraio intorno alle 16 per incontrare subito i bambini e i giovani, con cui si fermerà un po’ di tempo”, rivela padre Giovanni: “Subito dopo incontrerà gli anziani, gli ammalati, i poveri, e anche lì ci sarà un po’ di tempo a disposizione per poterli anche salutare personalmente. Alle 17 inizierà la celebrazione eucaristica, dopo la quale il Papa incontrerà brevemente il Consiglio pastorale. Infine, se il tempo ce lo concede, ci sarà la possibilità di uscire fuori per salutare quanti non potranno entrare in chiesa”. “Per ognuna delle realtà che il Papa incontrerà, qualcuno farà un breve discorso di benvenuto al Santo Padre”, spiega il parroco, che ha chiesto ai giovani e ai poveri di essere loro a scegliere il dono da offrirgli in ricordo di questa mezza giornata vissuta insieme.
Due papi. Leone XIV è il secondo Papa a visitare Regina pacis , dopo Papa Francesco nel 2015, e padre Giovanni era in questa stessa parrocchia già dieci anni fa, come viceparroco. “La visita di Papa Francesco per me era la prima visita di un papa”, ci racconta: “ero ordinato da pochissimo tempo, per cui fu un’emozione grandissima. Alla comunità parrocchiale ha dato un input in più di vivere la fede, perché da quella visita poi si è registrato un maggior coinvolgimento nella vita della comunità della parrocchia. Io sono parroco qui da sei anni e mezzo circa ed ero stato viceparroco per due anni. In questi anni ho visto il cammino che la comunità parrocchiale ha fatto nell’andare avanti con questo spirito sinodale. Abbiamo riformato il Consiglio pastorale secondo lo statuto che Papa Francesco emanò nel 2023 e ciò ci ha spinto ancora di più a vivere la corresponsabilità sia dentro la parrocchia, ma anche in quella chiesa in uscita auspicata da Papa Francesco e oggi rilanciata da Papa Leone”.
Come una sposa. Per descrivere la sua parrocchia, padre Gianni utilizza l’immagine della sposa, e definisce quella di cui è a capo “una parrocchia viva”, con tante realtà parrocchiali – dall’oratorio agli scout, dal Cammino neocatecumenale al Rinnovamento nello Spirito, all’Azione Cattolica – in cui i sacerdoti e i laici vivono il loro rispettivo servizio “con un coinvolgimento enorme”. Un ambito importante della vita della comunità è quello della carità, grazie a una mensa Caritas che ospita 120 persone al giorno per il pranzo tutti i giorni, in collaborazione con Caritas Roma.
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“Abbiamo una novantina di volontari che si alternano tutti i giorni, compresi i festivi”,
spiega padre Giovanni illustrando le attività della parrocchia, che conta 26mila abitanti. “Durante l’anno facciamo circa un centinaio di battesimi e circa 300 funerali. Ci sono intorno a 160 Prime Comunioni l’anno e una cinquantina di Cresime. I matrimoni sono pochi, 10 o 15 l’anno: facciamo molte pratiche di matrimonio, ma poiché siamo vicino Roma molti preferiscono poi sposarsi nelle chiese del centro”. Nutrito anche l’impegno per la pastorale giovanile, con incontri organizzati insieme ai giovani della Prefettura oltre l’itinerario di preparazione ai sacramenti, per “fare rete” tra le varie parrocchie e uscire dai propri confini: “Quando siamo andati dal Papa, il 10 di gennaio scorso, per l’incontro coi giovani romani da Ostia eravamo 350”.
Le povertà più grandi. Le parrocchie sono sempre un avamposto che conosce i bisogni della gente, e Regina Pacis non fa certo eccezione. La povertà più grande è quella della emergenza abitativa e quella della droga: in giro per Ostia, tra la pineta, la spiaggia e la strada sono circa 600 le persone senza fissa dimora. “Spero che possa essere un motivo per spronarci ancora di più a vivere meglio la nostra fede”, l’auspicio del parroco per la visita del Papa: “Non tanto una fede fatta solo di celebrazioni o di momenti di preghiera, ma quella fede concreta che va trasmessa attraverso il nostro modo di vivere.
Il mondo già è pieno di chiacchiere e anche noi preti spesso ne facciamo tante. Ma se riusciamo a trasmettere qualcosa in più che al di là delle parole parla col nostro modo di essere, sarebbe già un bel risultato.
E siccome, da quello che noto in questi primi mesi, Papa Leone non è uno che chiacchiera tanto, ma dai gesti si capisce che è una persona molto concreta, credo che possa su questo darci qualche linea guida importante”.