Chiesa
Il tempo corre veloce e spesso ci sembra di arrivare con il fiato corto agli appuntamenti del calendario. Anche quest’anno non è da meno e così fra pochi giorni entriamo in Quaresima. A questo tempo liturgico sono legati i termini conversione, penitenza e digiuno. Sono termini che ci toccano personalmente e ci spingono ad una revisione di vita, riportandoci all’essenziale. Sono un’esortazione all’autenticità. Anche la famiglia è chiamata ad una revisione del suo stile di vita e all’essenziale. Ciascuno facendo la sua parte. Non è necessario immaginare grandi gesti, bisogna guardare alla vita quotidiana. La Quaresima va accolta e vissuta come tempo favorevole per mettere ordine anche nella vita familiare. I ritmi dei nostri giorni sono spesso troppo affannosi. Abbiamo bisogno di recuperare il senso del tempo ritagliandoci spazi di silenzio, di preghiera, di incontro con la Parola di Dio. Anche in casa, senza bisogno di andare in parrocchia, si possono creare dei momenti di preghiera e ascolto della Parola. Si sa che in una famiglia anche solo trovare un tempo che vada bene a tutti è un’impresa, ma proprio per questo l’impegno e la buona volontà di tutti i membri della famiglia sono già un buon presupposto. In fondo ad essere sinceri basterebbe dopo cena rinunciare a un po’ di televisione o di social per creare lo spazio opportuno per pregare. Uno spazio in cui mettere da parte la fretta e dedicarsi gli uni gli altri quell’ascolto paziente di cui tutti, grandi e piccoli, sentiamo la necessità anche quando non abbiamo il coraggio di dirlo. Silenzio, ascolto e preghiera non sono pause vuote nel cammino, ma al contrario nutrimento che aiuta a leggere la realtà in maniera più pacata e profonda, meno istintiva e certamente meno superficiale. In Quaresima assume un significato particolare anche la parola penitenza, termine ormai quasi in disuso ma che invece è carico di valore se vissuto con generosa sincerità. Pensiamo a tutte quelle mansioni domestiche che molto spesso rimangono sulle spalle della madre di famiglia, come caricare la lavatrice, stendere il bucato, apparecchiare e sparecchiare la tavola, nonché cucinare. Farsi carico senza farlo calare dall’alto di alcuni di questi compiti con il solo scopo di alleviare il peso e la fatica altrui è un bel modo di fare penitenza. Quest’ultima poi si esprime anche nella forma della sobrietà e del digiuno. È un cammino che aiuta a superare tante forme di dipendenza, basterebbe imporsi, per esempio, di non mangiare fuori pasto o di ridurre il numero di sigarette della giornata. Temprare la volontà in questa direzione ha un valore in sé e trova anche un valore spirituale se quella tal rinuncia ci ha avvicinato al Signore, facendoci gustare la libertà alla quale Dio ci ha chiamati. La Quaresima, poi, con il suo invito alla sobrietà, ci spinge a superare lo spreco e ad aprire l’animo alla carità verso i fratelli e le sorelle. Si guarda il bisogno dei poveri, ma con uno spirito di condivisione. La carità quaresimale deve essere concreta, fatta di segni e gesti concreti. C’è una carità per le persone sole che hanno bisogno di vicinanza, di tempo di dialogo. E c’è una carità fatta di doni materiali; in entrambi i casi ci è richiesto di sporcarci le mani, di mettere il nostro sguardo nello sguardo del povero, di comprometterci. Con questa modalità anche il gesto dell’elemosina assume un grande valore e ce lo ha ricordato anche Papa Leone nell’ultimo capitolo della Dilexi te. Il tempo quaresimale è un tempo propizio per crescere nella fede verso la Pasqua di resurrezione, un cammino impegnativo ma non triste perché è da viversi insieme, in famiglia e in comunità, tenendoci per mano e accordando il nostro passo a quello di chi fa più fatica.