Fatti
Le splendide immagini delle competizioni olimpiche sulla neve e sul ghiaccio continuano a entrare nelle case grazie a una cronaca che racconta di coraggio, di rispetto dell’altro, di medaglie, di esultanze e di amarezze, Nello stesso tempo sul tavolo delle notizie e delle valutazioni sono tornate anche le domande su quello che accadrà dopo i giorni dei giochi: domande sulla destinazione delle opere costruite, domande sul futuro della montagna che continua a mostrare i segni di sofferenza per il cambiamento climatico, domande su un turismo sregolato, e domande sul divario tra la cultura urbana la cultura montana.
Un dato significativo, tra i molti, sui mali della montagna viene dal rapporto Nevediversa 2025 di Legambiente: lo scorso anno sono stati dismessi 625 impianti sportivi mentre sono stati costruiti nello stesso anno 165 bacini idrici ai bordi delle piste da sci per produrre neve artificiale.
Si potrebbe continuare nell’elencazione delle ferite inferte dall’uomo all’ambiente montano ma è possibile cogliere dagli atleti e dalle atlete delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi lo spunto per andare oltre le lamentele, le critiche, i pessimismi: non per sottovalutare o ignorare la mancanza di cura di un bene comune ma per non rimarne schiacciati dal pessimismo.
La questione di fondo è innanzitutto culturale. Scrive in proposito il giornalista e scrittore Enrico Camanni in un servizio di “Aggiornamenti sociali” dello scorso gennaio dedicato alle Olimpiadi e alla montagna: “Non ho alcuna certezza del domani ma credo che la montagna vivrà solo grazie alla circolarità delle idee, in un proficuo e onesto scambio tra l’alto e il basso, attraverso il fondamentale dialogo tra città e terre alte. Altrimenti i boschi se la riprenderanno come sta già succedendo in alcune valli dimenticate e abbandonate a sé stesse”.
Nella direzione che Camanni descrive opera dal 1952 l’Unione nazionale Comuni Comunità ed Enti montani (Uncem), oggi guidata da Marco Bussone, con efficaci iniziative culturali sul territorio e con una presenza attiva a livello politico che ha tra i suoi obiettivi “la stipula di accordi istituzionali tra aree urbane e montane dando ai Comuni la forza di lavorare insieme per definire politiche pubbliche , riorganizzare i servizi, valorizzare i beni naturali e le diseguaglianze”.
Ci sono dunque segni che fanno ben sperare: vengono anche da buone pratiche di rigenerazione della montagna con protagonisti soprattutto giovani che stanno tornando e stanno riportando in vita borghi montani dati per morti. Sono presenze coraggiose, da sostenere con interventi efficaci frutto di un risveglio culturale e di una lungimirante politica del territorio. Non sembri eccessivo cogliere una sintonia tra gli atleti e le atlete delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi e giovani che accettano sfide non meno impegnative di quelle di volare sulla neve e sul ghiaccio. Da loro, come da tutte le persone pensanti, sembra venire la richiesta di una medaglia alla montagna per i valori e gli ideali che racchiude e condivide. Una medaglia a una “terra alta”, non solo geograficamente, che parla di incontro, di bellezza e di infinito.