Mosaico
È nelle librerie il libro Sammy, una vita da abbracciare, edizioni San Paolo, il primo senza la firma del protagonista, quel Sammy, nato a Tezze sul Brenta affetto da progeria, malattia genetica di cui era diventato divulgatore e ricercatore, la cui scomparsa a 28 anni nel 2024 commosse milioni di persone. Una biografia fatta di emozioni, di amici, firmata dai genitori Laura e Amerigo Basso, e dalla giornalista Chiara Pelizzoni.
Sarebbe riduttivo definire le 270 pagine del volume che vede in copertina il volto sorridente di Sammy, con la prefazione del suo amico Jovanotti, come pura biografia. Tra le pagine c’è il figlio, l’amico, il ricercatore, il personaggio, l’attore, lo sportivo, l’uomo di fede, il ragazzo come pure l’adulto. Insomma, quel tutto e tanto che Sammy ha incarnato nei suoi 28 anni di vita. «La proposta del libro – spiega il papà Amerigo – ci venne fatta nella primavera scorsa e dopo un periodo di gestazione mentale, abbiamo sentito che era maturo il tempo per raccontare il Sammy nostro e di tutti. Quei “tutti” che sono stati i suoi compagni, amici, conoscenti che a vario titolo dal giorno della sua scomparsa, sono arrivati a casa nostra offrendoci racconti, aneddoti e pensieri su nostro figlio. Dal libro si capisce che Sammy è stato – mi correggo – è di tutti!».
Un volume aperto in tutti i sensi, con non poche cose inedite: «Possiamo intenderlo così – aggiunge mamma Laura – con ricordi intimi della nostra vita quotidiana, ma soprattutto, dove troviamo parte delle quattordici lettere inedite, custodite per anni dal suo amico del cuore, nonché fisioterapista, Mauro Grande che al tempo dell’operazione al cuore (2019), cosciente dei rischi che correva, gliele aveva consegnate perché le custodisse in caso di morte». C’è la lettera al suo mentore scientifico e di vita, lo spagnolo Carlos Lopez Otin. Quelle alle due compagnie teatrali di Schio e di Dueville. La commovente lettera per i suoi vicini di casa, i kossovari Ibrahimaj con i loro tre figli che Sammy definiva “fratelli”. L’ultima è alla psicologa Daniela Saporiti che l’ha visto crescere e l’ha aiutato ad accettare la grave malattia che a breve speriamo potremmo annunciare di essere stata sconfitta dalla ricerca».