Skip to content
  • Edizione Digitale
  • Abbonati
logo
  • Ultimi Articoli
  • Sezioni
    • Chiesa
    • Idee
    • Fatti
    • Mosaico
    • Storie
  • REGIONALI 2025
    • Elezioni Regionali 2025
    • Inserto Speciale Elezioni Regionali
  • Speciali & Mappe
  • Rubriche
  • EVENTI
  • Scrivici
  • Edizione Digitale
  • Abbonati
Area riservata

Rubriche
La polvere sotto il tappeto

giovedì 26 Febbraio 2026

È il gioco che fa diventare adulti

Dai primi vagiti ai passi verso il mondo: il gioco non è solo svago, ma lo strumento innato con cui ogni bambino impara a diventare umano
Matteo Pasqual

Foto di Vitaly Gariev su Unsplash.

Quando nasce un bambino la sua capacità relazionale è in divenire e i suoi codici comunicativi sono differenti rispetto agli adulti che lo accolgono. La sua capacità di reazione agli stimoli è incontrollata, il suo corpo non gli appartiene, nel senso che non lo governa, è ancora una parte di un altro, la madre che lo ha partorito. Questo è vero in tutto tranne per la bocca che è l’unica dimensione che soddisfa due bisogni indispensabili: quello primario esistenziale della nutrizione e quello primario sociale del gioco.
Attraverso la suzione il bambino scopre ben presto queste due dinamiche e riesce a separarle in base alle sue esigenze. Questa sua, nostra, capacità ci permette fin da piccolissimi di incontrare l’altro non solo nella forma della necessità, ma in quella dell’interazione per un fine diverso.
Crescendo il gioco continua a essere lo strumento privilegiato per la sperimentazione e la conoscenza dell’uomo, di sé e degli altri.
Il linguaggio ci consente di abbracciare un’idea, di comunicare i nostri sentimenti, di fare commenti sul mondo e di comprendere le ragioni degli altri, ma i genitori non insegnano esplicitamente il linguaggio, eppure tutti i bambini imparano il linguaggio più o meno nello stesso modo e all’incirca nello stesso periodo dello sviluppo, anche se provenienti da ambienti radicalmente diversi. Lo strumento innato rimane sempre il gioco, il gioco di imitazione. La vocalizzazione, la lallazione, la proto-conversazione, la segmentazione, fino ad arrivare all’associazione parola/significato/emozione sono tutti stadi nei quali il bambino, ciascuno di noi, ha continuato ad imitare, prendere in giro, fare il verso a questi adulti che si aggirano per casa. Di più.
La capacità di muoversi, di spostarsi nello spazio per prendere oggetti o inseguire i fratellini, il trascinarsi, lo spingersi, il gattonare, l’appendersi e tirarsi in piedi, non sembra tutto un gioco, tutto un imitare chi in casa ha un comportamento diverso dal proprio? Non è forse questo principio che ci ha portati sulla Luna? La scoperta del mio corpo e del mondo che abbiamo accanto? Il desiderio di scoprirsi attraverso un’altra persona da imitare? Quando da piccoli guardiamo in alto questi “giganti” ci abituano ad alzare lo sguardo a scoprire un cielo, a desiderare le stelle, «fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza» (26° canto dell’Inferno), «salimmo sù, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle» (34° canto dell’Inferno).
Lo sviluppo psico sociale cognitivo nei bambini da 0 a 3 anni è il più elevato rispetto a tutto il resto della vita, da Piaget in avanti, tutti i grandi teorici dell’età evolutiva, con le diverse sfumature, hanno teorizzato che il bambino, ciascuno di noi, all’età di 3 anni abbia già percorso il tratto di strada più lungo nella sua evoluzione. E tutto questo non ce l’ha insegnato nessuno. Lo abbiamo appreso attraverso il gioco!
E allora che farne di questa attitudine?
Sta a noi adulti a non confondere il gioco con il giocattolo! Il primo è un’esperienza, l’altro è un oggetto. Il primo serve per liberarci, il secondo per possederlo. Il primo è vita, l’altro è insignificante. Se c’è un dono che possiamo fare ai nostri piccoli per diventare sempre più uomini e donne sia il nostro tempo, un nostro spazio dedicato per giocare assieme. «L’uomo è veramente uomo soltanto quando gioca» (F. Schiller).

Ultimi articoli della categoria

Il confine smarrito dell’educare

giovedì 29 Gennaio 2026

Il confine smarrito dell’educare

Non autostima, ma stima di sé

giovedì 27 Novembre 2025

Non autostima, ma stima di sé

Quando il litigio fa crescere

domenica 2 Novembre 2025

Quando il litigio fa crescere

Condividi su
Link copiato negli appunti
Logo La Difesa del Popolo
  • Chi siamo
  • Privacy
  • Amministrazione trasparente
  • Scrivici

La Difesa srl - P.iva 05125420280
La Difesa del Popolo percepisce i contributi pubblici all'editoria.
La Difesa del Popolo, tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) ha aderito allo IAP (Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
La Difesa del Popolo è una testata registrata presso il Tribunale di Padova decreto del 15 giugno 1950 al n. 37 del registro periodici.