Fatti
Il sistema degli ingressi per lavoro in Italia sembra essersi trasformato in un imbuto che, passaggio dopo passaggio, smarrisce la forza lavoro che pure il mercato richiede con urgenza. A scattare l’istantanea di questo corto circuito è il IV rapporto annuale della campagna “Ero straniero”, basato su dati inediti ottenuti tramite accessi civici ai ministeri competenti e alla Presidenza del Consiglio, aggiornati a dicembre 2025.
I numeri raccontano una realtà in cui la regolarità resta, per molti, un miraggio. Se si guarda ai dati del 2024, a fronte di 146.850 ingressi programmati, i permessi di soggiorno effettivamente richiesti sono stati solo 24.858. In termini percentuali, il tasso di successo è appena del 16,9%. Come sottolineano i promotori della campagna — tra cui A Buon Diritto, ActionAid, ASGI, Federazione Chiese Evangeliche, Oxfam e Arci — si tratta di una quota esigua: «Solo 17 persone circa su 100 riescono a entrare in Italia e risultano avere un lavoro e un regolare titolo di soggiorno». Il quadro peggiora ulteriormente per il 2025, dove a fine anno la finalizzazione della procedura riguardava appena l’8% dei casi previsti.
L’analisi mette in luce come il meccanismo si inceppi drasticamente nella fase del rilascio dei visti. Per i flussi 2024, i visti concessi sono stati poco meno della metà rispetto ai nulla osta emessi. Secondo gli analisti di “Ero straniero”, pesano in modo determinante le recenti decisioni del governo di intensificare le verifiche verso quattro paesi considerati prioritari per il contrasto a truffe e illeciti: Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka e Marocco.
Questa stretta ha prodotto un rallentamento vistoso: gli esiti negativi per i cittadini originari di queste aree rappresentano il 34% del totale, mentre le domande pendenti sono la quasi totalità del monte complessivo. Il rapporto evidenzia come i nuovi filtri abbiano semplicemente spostato il blocco all’inizio della procedura. «Il sistema oggi appare più “pulito” solo sulla carta», osservano i curatori del dossier, spiegando che in realtà i nuovi controlli hanno allungato i tempi e ristretto l’accesso ai canali regolari, con il «rischio concreto di spingere lavoratori e lavoratrici verso canali irregolari».
Uno dei punti più critici toccati dal monitoraggio riguarda chi è già giunto sul suolo italiano ma si ritrova senza contratto. Molti sono vittime di datori di lavoro fittizi o intermediari senza scrupoli a cui sono state pagate migliaia di euro in cambio di una promessa di assunzione svanita nel nulla.
La stima di “Ero straniero” è allarmante: per i flussi del 2025, su circa 26.000 persone entrate in Italia, sono «11.686 le persone a rischio irregolarità, circa la metà». Si tratta di uomini e donne che hanno un visto regolare ma che non riescono a ottenere il permesso di soggiorno per cause a loro non imputabili. Per uscire dall’impasse, la campagna suggerisce di rendere automatico il ricorso a una soluzione già esistente nelle circolari ministeriali: il permesso di soggiorno per attesa occupazione, che consentirebbe a chi è stato truffato di cercare legalmente un altro impiego invece di finire nel limbo dell’illegalità.
Il sistema sembra soffrire di un’inefficienza strutturale: anche quando le pratiche vengono rigettate, le quote inutilizzate non vengono quasi mai ridistribuite, lasciando migliaia di posti scoperti nonostante il fabbisogno di manodopera dichiarato dalle imprese.
Non mancano, tuttavia, alcuni segnali positivi. Il rapporto segnala come le modifiche introdotte per dare maggiore flessibilità — come il coinvolgimento diretto delle associazioni datoriali e gli ingressi “fuori quota” per chi ha svolto formazione professionale all’estero — stiano portando risultati migliori. Per “Ero straniero”, questa è la direzione da seguire: superare la rigidità dei “click day” per approdare a una «riforma del sistema di ingresso disegnata per far effettivamente incontrare domanda e offerta», tenendo conto non solo dei bisogni del mercato, ma anche delle aspettative di chi cerca in Italia un’opportunità di vita dignitosa, sottraendoli così al ricatto dei trafficanti.