Fatti
Quando i soldati ucraini abbattono un drone o s’impossessano di uno strumento di morte usato dai nemici russi, vanno a controllare il suo “pedigree”. Ed è amaro – per loro e per noi – scoprire, alla fine del quarto anno di un’assurda guerra d’invasione, che quelle armi contengono componenti fabbricate o derivate da aziende europee. Anche italiane.
Quell’Europa che, insomma, fiancheggia la resistenza ucraina e che sanziona formalmente l’aggressore russo, non riesce a controllare le proprie multinazionali degli armamenti, che indirettamente alimentano quell’aggressione violenta. Con i microchip, ad esempio, che permettono il funzionamento di micidiali droni. Il fatto che siano assemblati materialmente in fabbriche asiatiche di quelle multinazionali, vendute a intermediari cinesi che poi le rivendono allo Stato russo, avviene a loro insaputa (se crediamo alla buona fede). O con la cieca complicità di chi antepone i propri fatturati a tutto: perché riteniamo sia difficile paragonare una fornitura di preziosi microchip alla distratta vendita di sacchetti di nespole nei mercati rionali.
Così droni, missili “intelligenti” e mezzi corazzati vengono sfornati dalle fabbriche di armamenti russi grazie alla componentistica made in Germany, Holland, France, Uk, Italy. Più difficilmente di origine americana, che su queste cose non scherzano né fingono di non vedere.
D’altronde il cattivo esempio lo danno i “genitori”, quegli Stati europei che non si sono fatti grandi riguardi, in questi anni, a continuare ad acquistare petrolio e gas di origine russa. Lasciamo pure stare la Serbia, storico alleato di Mosca che vorrebbe tanto entrare nell’Unione Europea; lasciamo stare Ungheria e Slovacchia, i cui attuali governi sono molto filo-putiniani: tutti buoni clienti non pentiti.
Ma le forniture di idrocarburi ad altri Paesi Ue non sono cessate all’indomani dell’aggressione russa all’Ucraina, nel febbraio 2022. Abbiamo anteposto i nostri interessi ad avere carburante e calore a buon prezzo, per non sottoporre le pubbliche opinioni europee a “sacrifici” considerati indigeribili da società che da tempo privilegiano l’aria condizionata a valori più alti, pure alla propria libertà.
Ancor oggi i Paesi Ue acquistano quasi 20 milioni di tonnellate di petrolio russo e l’Italia riceve ancora metano siberiano: è stato deciso di stoppare tutto non domani, ma per il 2027. Tutto denaro che alimenta un’economia di guerra, una guerra. Ed è giusto sottolineare che Putin viene sostenuto dagli acquisti di petrolio da parte della Cina, mentre l’India (finora maggior acquirente al mondo) li sta drasticamente riducendo dopo che qualcuno ha fatto grosse pressioni in tal senso.
Noi europei? No, l’America di Trump. E fa ancora più male…